di Fabio Massa
A un certo punto, non si è capito più niente: preferenze completamente sballate, nomi di big assoluti in bilico. Il Corriere della Sera, oggi, pubblica un elenco di recordmen delle preferenze che – per colpa del Ministero – danno in difficoltà candidati che invece stavano spiccando. Nottata complicata, per i comitati elettorali. Come in quello di Gianmarco Senna, capolista della Lega a Milano. Lui, imprenditore nel campo della ristorazione, è uno che non se la prende mai. Ma vedere Curzio Trezzani là, al primo posto, con ottomila preferenze, l’ha indotto a prendere tutti i ragazzi e ad andare a mangiarsi una bella pizza. Al ritorno, i dati erano là a confermare quello che sapeva: 3612 preferenze e primo posto. Trezzani più giù, a 1994. Pure in Forza Italia, grande exploit di Giulio Gallera, il quale – al suo comitato – di fianco a un tavolo con una bella torta farcita, non prende a festeggiare quando vede schizzare i propri valori da seimila a 14mila in un nanosecondo. Perché il candidato sapeva di performare bene, ma era anomalo. Aspetta, e infatti chiuderà primo sfondando quota 10mila, a 11722. Dietro a una incollatura Silvia Sardone: per lei 11312 preferenze. E nel Partito Democratico? Anche peggio, a livello di cardiopalma. Si parte con le previsioni rispettate: Pietro Bussolati primo e giù a scendere gli altri del quartetto di testa: Carlo Borghetti, Fabio Pizzul Carmela Rozza. Ma a un certo punto Borghetti viene accreditato di oltre 10mila voti, e Rozza finisce in fondo alla classifica. Poi è Bussolati a volare oltre le 12mila preferenze. Alla fine l’ordine di arrivo è Bussolati 8284, Borghetti 7602, Pizzul 6614, Rozza 4282. Insomma, una nottata complicata, con i candidati sul filo del rasoio. C’è chi la prende bene, chi la prende male. Ma alla fine i dati, a tarda notte, arrivano corretti.
