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C’era una volta la cultura. Quella che se ne fregava del soldo, perché l’arte non guarda il vil denaro. Poi però c’è la realtà, e quella è tutta un’altra storia. Perché per tenere aperti i musei, bisogna pagare la luce, il riscaldamento, la gente che ci lavora, gli uffici, la biglietteria e tutto il resto. E se poi i musei sono deserti, bisognerà farsi una domanda: è lecito spendere tutti quei soldi inutilmente? Ovviamente sì, è lecito. E’ giusto non chiudere i musei. Ed è giusto valorizzare quello che si ha. Però mi fa impressione l’interesse destato da un articolo di un collaboratore di Affaritaliani.it Milano, che ha analizzato le storture del Castello Sforzesco, dove i servizi sono ridottissimi, e il patrimonio valorizzato davvero poco.
Guardate, non è una polemica politica. E’ che la cultura ha bisogno di cultura, ma anche di manager che facciano sì che diventi un valore e non un costo a perdere per il Paese. La cultura è una delle chiavi, per il futuro. Ed è incredibile, se devo dirla tutta, che nelle elezioni politiche e anche nelle elezioni regionali, invece di parlare di cultura, in termini di tagli di sprechi e di valorizzazione di risorse, si finisca sempre per parlare di sicurezza e immigrazione. Che sono temi importanti, indubbiamente. Che sono temi decisivi, sicuramente. Ma che forse non dovrebbero monopolizzare tutta l’attenzione. In fondo, la nostra vita è fatta di tante cose. Anche la politica dovrebbe adeguarsi. Almeno in campagna elettorale.
