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Regione: via libera al consumo di carne e pesce in macellerie e pescherie

Via libera da Regione Lombardia per macellerie e pescherie che potranno vendere i propri prodotti per il consumo immediato, purchè non ci sia servizio ai tavoli. I piccoli esercizi equiparati a gelaterie e pizzerie da asporto. Ma il Fipe: “Legge tecnicamente sbagliata, incoerente e ingiusta”

Via libera al consumo di carne e pesce all’interno dei piccoli esercizi commerciali. Questo è quanto stabilisce una norma voluta dal consigliere regionale della Lega Nord Pietro Foroni contenuta all’interno del Legge di semplificazione votata in aula dal Consiglio Regionale lombardo. “Il provvedimento consentirà a macellerie e pescherie di poter vendere i propri prodotti di gastronomia destinati al consumo immediato presso i locali dell’esercizio – spiega Foroni – come già avviene per altre categorie artigianali come pizzerie da asporto, gelaterie e pasticcerie. Una facoltà che sarà concessa solo ai piccoli esercizi a condizione che siano utilizzate stoviglie e posate a perdere su piani temporanei di appoggio, senza alcun tipo di servizio ai tavoli per i clienti. In questo modo si vuole evitare ogni tipo di concorrenza sleale nei confronti di bar e ristoranti. Si tratta di una disposizione pensata per aiutare alcune categorie in difficoltà e al contempo per promuovere e incentivare la cultura del cibo di qualità, che rimane uno dei capisaldi della nostra tradizione gastronomica. Inoltre è stato approvato anche un Ordine del giorno che impegna la Giunta regionale a prevedere una forte semplificazione in materia di pubblici esercizi al fine di armonizzare i regolamenti in essere e semplificando la normativa”.

STOPPANI (FIPE): “LEGGE INCOERENTE E INGIUSTA” – Lino Stoppani, presidente Fipe (pubblici esercizi), interviene criticando la legge regionale della Lombardia che consente a macellerie e pescherie di cucinare e servire al pubblico i prodotti del negozio: “E’ una legge tecnicamente sbagliata, incoerente e ingiusta. Perché crea un mercato parallelo di concorrenza sleale. La ristorazione non può essere considerata un plus e valorizzata solo nei convegni. Se il modello del turismo italiano deve diventare solo low cost dove tutti possono mangiare senza tener conto della qualità, allora questa legge è perfetta. Così però si dequalifica un mercato”.