di Fabio Massa
Pare proprio essere diventato un giallo il rimpasto in Regione Lombardia. Si fa, non si fa? Quando si fa? Roberto Maroni e Silvio Berlusconi si sono incontrati venerdì sera a cena, insieme alla Gelmini, a Mantovani e alla sempre presente Isabella Votino, la portavoce-stratega del governatore. Di nomi non se ne è parlato, anche se lo schema pareva abbastanza chiaro. Poi però, usciti dalla cena, e lette le ricostruzioni del giorno dopo, Maroni ha deciso di tirare ancora una volta il freno a mano: il rimpasto si farà, ma solo a dicembre-gennaio, quando arriveranno le nuove deleghe delle province. Anzi, secondo quanto può riferire Affaritaliani.it, il governatore della parola “rimpasto” non vuole proprio sentir parlare. Lo chiama “adeguamento”. Adeguamento a nuove deleghe.
Un’altra cosa della quale non vuol sentir parlare è il “cambio di assessori”. Lui – questo il senso della strategia maroniana – non vuol mandare via nessuno. Certo, se poi qualcuno dovesse presentare le dimissioni, sarebbe cosa ben diversa. E quindi, di fatto così mette l’onere di scaricare i pesi morti ai partiti, e segnatamente a Forza Italia. Sarà Forza Italia, e quindi in primis la coordinatrice nazionale Mariastella Gelmini, a dover convincere Paola Bulbarelli, assessore alla casa, a lasciare le deleghe. Secondo rumors di Affari, è Isabella Votino a portare avanti per Maroni questa parte di trattativa. Con un mandato ben preciso, al di là dei proclami ufficiali: arrivare al rimpasto – o adeguamento – entro e non oltre Sant’Ambrogio.
Ma quale potrebbe essere lo schema? Tutte le fonti di Affari danno per certo l’ingresso di Angelo Ciocca, voluto da Salvini, e la promozione da sottosegretario ad assessore di Fabrizio Sala, uomo molto stimato dal presidente, molto operativo sulla partita di Expo. Paiono invece in calo le quotazioni di Alessandro Sorte, che Mariastella Gelmini avrebbe voluto promuovere in giunta. Sempre molto incerti sono i destini dei due “milanesi”: Fabio Altitonante e Giulio Gallera. Per entrambi ci potrebbe essere un posto da sottosegretario se anche Maurizio Del Tenno dovesse lasciare definitivamente la compagine di governo (una volta era assessore alle Infrastrutture, poi sostituito da Cavalli nell’ambito del rimpasto voluto dal Nuovo Centrodestra).
In ogni caso, la giustificazione politica di Roberto Maroni è ormai stata trovata: c’è bisogno di rinforzare la squadra per le deleghe in arrivo dalle province. E sulla bontà della squadra non vuole fare marcia indietro, tant’è vero che ha ideato l’escamotage delle dimissioni dei singoli assessori. Ma che cosa succederebbe se qualcuno di questi dovesse impuntarsi e opporsi alla cacciata che vorrebbero i partiti politici? Si finirebbe in un nuovo pantano. Una prospettiva che a Maroni, pare, non dispiacerebbe affatto.
@FabioAMassa
