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“Ripartiamo da Milano per cambiare il PD”.

“Più partito di tutti, più partito della gente che lotta e crea, meno autosufficienza”

“Ripartiamo da Milano per cambiare il PD”.
Pd Milano

di Laura Specchio*

E’ un momento difficile.
Il Partito che abbiamo contribuito a creare sta attraversando una crisi profonda e per certi aspetti inedita.
Stiamo raccogliendo disorientamento, rammarico, talvolta anche rabbia, sia da parte di chi milita nel partito, sia da molta parte del nostro elettorato. E allora è arrivato il momento di tirarsi su le maniche e raccogliere la sfida. Certo, qui a Milano le cose sono andate un po’ meglio.
Se però è vero che esiste un “Modello Milano” bisogna allora avere la forza di rinnovarsi continuamente e fare da traino e da riferimento per tutti i contesti che vivono le maggiori difficoltà.
E’ innegabile che Milano sia stata avanguardia e laboratorio di buona politica, in una continua ricerca della sintesi tra civismo e partiti tradizionali, aperto e inclusivo. Per tale motivo ci sentiamo forse chiamati a una maggiore responsabilità. Accanto alla Milano “internazionale”, delle eccellenze, dei grandi eventi, della moda, del design ecc., la presenza delle difficoltà si insidia ovunque e, accanto a queste, c’è la Milano dei quartieri popolari, delle periferie, dove è sempre più difficile trovare un lavoro decente che dia delle prospettive di vita.
C’è il problema della casa, del costo della vita, Milano è una città ricca di opportunità, ma anche di contraddizioni. Se da un lato Milano è capitale dei diritti civili, deve diventare capitale dei diritti sociali in maniera tale da coniugare modernità e innovazione con la protezione di chi è più in difficoltà e con le situazioni di maggiore fragilità.
La lotta alle diseguaglianze deve continuare ad essere il riferimento con cui confrontarci quotidianamente.
Il tema della città metropolitana sarà poi uno dei temi decisivi per il futuro di Milano. Occorrerà allargare gli orizzonti in maniera effettiva, attraverso forme di partecipazione delle periferie.
I Sindaci dei comuni della città metropolitana dovranno costituire la spina dorsale, protagonisti e parte attiva delle scelte del Partito.
Sono loro che gestiscono la complessità e che sono dentro gli stessi processi che la caratterizzano.
Partire dal biglietto unico integrato sarà banale e ripetitivo, ma appare un passaggio concreto e simbolico per restituirci l’idea di un’integrazione effettiva. Bisogna poi raccogliere la sfida delle nuove forme di rappresentanza del mondo del lavoro. Questo non significa soltanto fare proposte normative o rincorrere nuove tecniche giuslavoristiche, ma avere lo sguardo rivolto ai cambiamenti, in un territorio che ha visto il passaggio dall’industria fordista, che assorbiva gran parte degli occupati, a una città del terziario, dei servizi, dei lavoratori dipendenti, ma anche dei professionisti e lavoratori autonomi, imprese individuali, artigiani, ecc. soggetti che costituiscono un tessuto attivo e dinamico con cui interloquire per valorizzare forme di collaborazione e rappresentanza.
Milano è un grande riferimento anche del mondo del volontariato e dell’associazionismo. Realtà che occupano il territorio in maniera capillare colmando spesso i vuoti della politica istituzionale e con cui consolidare un dialogo costante.
Occorrerà poi sperimentare momenti di co-progettazione, immaginare delle cabine di regia ove recuperare il valore dei cd corpi intermedi.
Tornando al PD, occorrerà recuperare l’operosità dei nostri circoli, in cui la voglia di fare e discutere non è mai mancata, attraverso una vera e propria riconquista dei rapporti e delle relazioni sui territori, in maniera coordinata e finalizzata ad obiettivi da condividere, valutare ed attuare insieme.
Occorrerà riscoprire il valore delle Assemblee, che tornino ad essere luoghi di scambio di pratiche e di cooperazione tra le nostre presenze territoriali.
Questo è un passaggio da ricostruire, ma di importanza decisiva.
Non sono rari i casi di piccoli circoli che fanno fatica a sopravvivere e i casi di circoli che si trovano a gestire problematiche in uno stato di isolamento.
Occorre tornare a parlare di unità e inclusione di tutte le realtà che ci compongono. E’ nel pluralismo che si produce identità e che ci si riappropria della dimensione politica. E’ nella dimensione politica che le proposte sui singoli temi prendono corpo. Fare politica non può essere frutto di improvvisazione o una rincorsa alla contingenza. In questa direzione occorre credo ripensare anche alla formazione, nell’obiettivo di restituirci istituzioni in grado di formare una classe dirigente all’altezza della sfide; in grado di cogliere le trasformazioni in atto, di elaborare idee e consentire intuizioni strategiche.
Questo significa anche ripensare completamente a come formiamo i nostri giovani, la classe dirigente, le rappresentanze istituzionali ed in quale direzione vogliamo andare. Ci troviamo in presenza di una grave crisi culturale che precede la crisi della politica; ne è quasi precondizione. Crisi culturale nella quale le donne vengono ancora oggi travolte ed ancora oggi fanno fatica ad affermarsi anche negli ambienti cd “più evoluti”.
Le donne, troppo spesso, rappresentano ancora “quote”, escluse dai luoghi delle decisioni dove la politica è ancora “affare di uomini”.
La parità passa attraverso i fatti e non attraverso dichiarazioni che non si traducono nel concreto.
Un partito che può vantare un’alta presenza femminile di competenze, talenti, capacità e profili politici autorevoli deve esprimere, dare spazio e valorizzare queste potenzialità a tutto tondo.
Il senso della modernità e della discontinuità col passato passa anche attraverso un profondo cambio di rotta.
Ripartire dalla politica significa fare la differenza, significa non farsi dettare l’agenda dai Salvini di turno, significa tenere ben saldo il punto da cui siamo partiti per costruire una prospettiva e una alternativa ormai urgente ed indifferibile. Milano metropolitana ha tutte le potenzialità per guidare questo processo, ma bisogna lavorarci da subito.

*Consigliera comunale – Presidente Commissione Politiche per il Lavoro, Sviluppo Economico, Attività produttive, Commercio, Risorse Umane – Comune di Milano