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Milano
Il Csm ha deciso: Robledo "in esilio" a Torino

Via da Milano e non piu' pm. Questa la decisione della sezione disciplinare del Csm nei confronti del procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo. Il 'tribunale delle toghe' ha accolto la richiesta di misura cautelare nei confronti del magistrato avanzata dal procuratore generale della Cassazione e disposto che Robledo sia trasferito a Torino, con funzioni di giudice.

Robledo era accusato di aver passato informazioni su atti coperti da segreto relativi all'inchiesta sui rimborsi indebiti percepiti da consiglieri regionali della Lombardia all'avvocato del Carroccio, Domenico Aiello, ottenendo in cambio copia di alcuni atti di "natura riservata" che riguardavano l'allora eurodeputato Gabriele Albertini, controparte di Robledo in un processo per calunnia.

La decisione del Csm di trasferirlo al tribunale di Torino con funzione di giudice e' stata accolta con "delusione" dal procuratore aggiunto di Milano, Alfredo Robledo, che ora valutera' se impugnare questo provvedimento davanti alle sezioni unite della Cassazione. "Deluso", si dice anche il suo difensore, il pm della Dna, Antonio Patrono: "a Robledo erano contestati fatti specifici - ricorda Patrono - quelli di aver rivelato atti di un procedimento penale e di avere tratto vantaggio da questo. In udienza avevamo cercato di dimostrare, con documenti, che non c'era nulla di segreto ne' alcun vantaggio. Ora spetta a Robledo decidere, come io credo di ricorrere in Cassazione". La decisione presa oggi dalla disciplinare del Csm, aggiunge il difensore di Robledo, "e' un provvedimento provvisorio, una misura cautelare: spero che nel prosieguo di questo procedimento disciplinare potremo dimostrare meglio l'estraneita' di Robledo rispetto a qualunque illecito disciplinare".

"Tutti gli elementi che caratterizzano le vicende poste a fondamento delle incolpazioni formulate a carico dell'incolpato, appaiono legate da un unico filo conduttore e rendono inequivoca la coincidenza della fonte privilegiata di Aiello con la persona del dottor Robledo, come pure la propalazione da parte di quest'ultimo di atti coperti da segreto in vista di uno scambio di favori con il difensore degli imputati nel procedimento di cui risulta assegnatario". Lo scrive la disciplinare del Csm nell'ordinanza con cui spiega perche' ha deciso di disporre il trasferimento cautelare del procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo dalla sede e dalle funzioni, accogliendo cosi' la richiesta della Procura generale della Cassazione. "La gravita' della condotta - si legge ancora nel documento - la natura e gli specifici profili di rilevanza disciplinare degli addebiti ascritti, nonche' la loro correlazione all'esercizio delle funzioni giudiziarie rendono senza alcun dubbio incompatibile il perdurare della permanenza dell'incolpato nello stesso ufficio. Deve parimenti escludersi che l'incolpato possa continuare a svolgere le funzioni requirenti".

Quanto al trasferimento da Milano a Torino di Robledo, il 'tribunale delle toghe' rileva "il particolare e sensibile ambito territoriale in cui l'incolpato esercita le proprie funzioni e la pubblicita' dei fatti determinata da numerosi articoli di stampa, che ha contribuito ad ampliare la loro notorieta' anche oltre i confini regionali, determinano, oltre che un attuale pregiudizio al buon andamento dell'amministrazione della giustizia nella sede attualmente ricoperta dal magistrato, anche una incisione del necessario coefficiente fiduciario che deve presiedere, in generale, all'esercizio della funzione requirente, nei rapporti con i colleghi, con la polizia giudiziaria e con il personale amministrativo". I giudici della disciplinare di Palazzo dei Marescialli hanno dunque condiviso la tesi della Procura generale della Cassazione secondo cui Robledo avrebbe violato i doveri di imparzialita', riserbo e correttezza propri di un magistrato. Nell'ordinanza depositata stasera, la sezione disciplinare parla di "assoluta opacita'" del rapporto tra Robledo e Aiello. "Il comportamento del dottor Robledo - scrive la disciplinare - che utilizzando la propria qualita' di magistrato si e' rivolto all'avvocato Aiello, difensore dei vertici della Lega indagati nell'ambito di un procedimento di sicura rilevanza mediatica, per richiedere atti attinenti alla richiesta di immunita' dell'on. Albertini, appare gravemente scorretto in quanto riconducibile alla logica del 'do ut des'". Secondo il 'tribunale delle toghe', non e' rilevante che gli atti in questione "non avrebbero natura riservata", perche' "avvisi di seduta pubblica": "che la acquisizione di tali atti abbia, comunque, costituito un sicuro vantaggio per Robledo - si legge nell'ordinanza - e' dimostrato dal fatto che egli ha avvertito la necessita' di rivolgersi all'avvocato difensore di alcuni indagati nel procedimento di cui era assegnatario".

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