Carmelo Cinturrino respinge l’accusa di omicidio volontario e continua a dichiararsi innocente per la morte di Abderrahim Mansouri, il 28enne marocchino ucciso il 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo durante un’operazione antidroga. A ribadirlo sono gli avvocati Marco Bianucci e Davide Giuseppe Giugno, difensori dell’assistente capo delle Volanti del commissariato Mecenate, che in una nota spiegano come il loro assistito “respinga fermamente l’accusa di omicidio volontario” e “continui a protestarsi innocente, non avendo mai avuto l’intenzione di uccidere la sventurata vittima”.
“Dai pusher dichiarazioni forse vendicative”
I legali affermano inoltre che Cinturrino “respinge ogni addebito” anche rispetto alle nuove accuse emerse negli ultimi giorni nell’ambito dell’inchiesta. Secondo la difesa, alcune testimonianze raccolte dagli investigatori potrebbero avere una natura “vendicativa”, legata all’attività svolta dal poliziotto nel contrasto allo spaccio di stupefacenti nella zona. Gli avvocati spiegano di essere già al lavoro per acquisire “elementi utili a dimostrare l’infondatezza di certe ipotesi di illecito”, precisando che alcune accuse sarebbero al momento deducibili soltanto da informazioni apprese dai media e non ancora formalmente contestate. “Un fatto così grave merita prudenza”, sottolineano i difensori, invitando a evitare “conclusioni affrettate” che rischierebbero di compromettere la serenità di giudizio.
Le accuse raccolte tra pusher e tossicodipendenti
Nel frattempo l’inchiesta della Procura di Milano continua ad allargarsi. Gli investigatori stanno raccogliendo testimonianze tra pusher e tossicodipendenti che gravitano tra Rogoredo e Corvetto, nel tentativo di ricostruire eventuali episodi di violenza e presunte richieste di denaro e droga in cambio di protezione. Si tratta di racconti ancora tutti da verificare, ma che – secondo quanto emerge dagli atti – convergerebbero sulla figura di Cinturrino, 41 anni, soprannominato “Thor” per la sua abitudine a portare con sé un martello.
Il presunto video e le violenze raccontate ai pm
Tra le persone ascoltate in Procura c’è anche un giovane marocchino che avrebbe parlato dell’esistenza di alcuni video che sarebbero stati in possesso della stessa vittima Mansouri. Secondo il racconto, i filmati documenterebbero presunte azioni violente dell’agente. In particolare si fa riferimento all’aggressione a Vasile P., un uomo su sedia a rotelle morto lo scorso 2 gennaio per cause naturali. Nell’ambito dell’indagine condotta dalla Squadra mobile, coordinata dal pm Giovanni Tarzia, è stata acquisita anche la cartella clinica dell’uomo. Di presunti pestaggi, anche con l’uso di un martello, nei confronti del disabile aveva già parlato uno degli altri agenti indagati.
Le accuse di pizzo e droga ai pusher
Tra le testimonianze raccolte dagli inquirenti c’è anche quella di un presunto pusher attualmente detenuto. Secondo il suo racconto, l’agente avrebbe chiesto denaro e droga in cambio della protezione dell’attività di spaccio. Nei primi verbali era stato riferito che le richieste sarebbero state di circa 200 euro e cinque grammi di cocaina al giorno. Un sistema di taglieggiamento che, secondo alcuni testimoni, avrebbe coinvolto anche lo stesso Mansouri. Le audizioni sono proseguite negli uffici della Squadra mobile e continueranno nei prossimi giorni.
Il Riesame il 9 marzo
Le indagini stanno verificando anche l’eventuale presenza di complici. Gli investigatori stanno passando al vaglio i verbali di arresto eseguiti negli ultimi anni da Cinturrino per individuare possibili anomalie. Nel fascicolo potrebbero entrare nuovi reati, tra cui l’estorsione. Alcuni colleghi dell’agente rischierebbero invece accuse di omessa denuncia, perché – secondo gli inquirenti – avrebbero saputo delle presunte richieste di denaro senza segnalarle. Nel frattempo la difesa ha presentato ricorso al Tribunale del Riesame, che discuterà la misura cautelare in carcere il 9 marzo. I legali hanno infine espresso fiducia nel lavoro della Procura di Milano, convinti che verrà valutata “con sommo scrupolo l’attendibilità di tutte le dichiarazioni rese” nel corso delle indagini.

