Sala-5 Stelle continua il “flirt”. Ma la base: “Noi non lo vogliamo”
Lettere aperte e bocche cucite, almeno in pubblico. “Le alleanze le devono decidere i territori” chiacchiera qualcuno. “Speriamo che i vertici lascino carta bianca agli attivisti di Milano per decidere in autonomia”. Milano, domenica 11 ottobre. Plenaria del Movimento Cinque Stelle. Ufficialmente al lavoro sul programma da presentare agli elettori per la corsa a Palazzo Marino del 2021. Parole d’ordine? Quelle classiche della base storica del MoVimento nostalgica dei meet-up: ambiente, legalità e conflitti d’interesse, trasparenza e partecipazione dei cittadini. La giornata è però attraversata dagli echi delle liaisons dangereuses Sala-Cinque Stelle. In settimana il sindaco di Milano li ha apostrofati: “poco competenti”. “Devono fare un salto di qualità” ha aggiunto con il linguaggio calcistico del Mister che sprona il suo giovane talento un po’ ribelle e poco maturo. Ha rincarato la dose Pierfrancesco Maran, assessore all’urbanistica e pezzo da novanta nel Pd metropolitano. Per lui un’alleanza tra dem e pentastellati in stile governo giallorosso a Roma “non serve”. Perché “la politica nazionale è cambiata molto, ma a Milano siamo soddisfatti di ciò che è stato fatto e vogliamo andare avanti con questo modello”. L’eccezione milanese.
Tutto risolto quindi? Inclusa la passeggiata estiva sulla spiaggia dei due “Beppe”, Sala e Grillo? Nient’affatto. Il consigliere regionale Massimo De Rosa, capogruppo in Lombardia, scrive una lettera aperta a Sala. Frase da sottolineare: “Caro sindaco Sala, importante è confrontarsi sulle cose da fare perché sulle competenze abbiamo tutti delle lacune, considerando la vastità delle necessità della nostra Milano”. Lettera con un “piccolo” giallo però. La missiva nasce infatti da una richiesta da parte di The Post Internazionale. Ma non viene condivisa da tutto il gruppo regionale, tanto che alla fine dai pentastellati del Pirellone devono arrivare, sotto traccia, richieste di addebitare l’interlocuzione al solo De Rosa. Insomma, uno vale davvero uno, nel senso che vale solo per se stesso. E a questo punto anche la risposta del sindaco a chi sarebbe rivolta? Al solo De Rosa? Sembrerebbe di sì a giudicare dall’incipit “Caro Massimo – scrive Sala – come sai, ho sempre guardato con rispetto la strada intrapresa dal Movimento 5 Stelle e non è un mistero che già in tempi non sospetti io auspicassi un dialogo virtuoso tra il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle”. Flirt autunnali in un momento a cui – a onor del vero – l’ex manager di Expo non ha ancora ufficializzato la sua ricandidatura a Palazzo Marino.
La base Cinque Stelle a Milano è contraria all’alleanza. Gli ostacoli a una riedizione in salsa meneghina del governo giallorosso? Hanno i nomi di quartieri o di luoghi simbolo di Milano: San Siro per il nuovo stadio di Milan e Inter; Bresso per le vasche di laminazione del Seveso dove i gruppi cittadini che vi si oppongono “attendono da cinque anni di essere ascoltati dall’assessorato alla Partecipazione”. “Bassini” e “Goccia”, per i parchi da tutelare. E ancora: via dei Ciclamini, Piazza d’Armi, Cascina Merlata. “Perché dovremmo andare insieme a chi abbiamo contestato per cinque anni?” è la domanda che circola. Legittima. Da soli quindi? Sì, cercando di evitare sconfitte clamorose nei consensi. E al ballottaggio? “Stendiamo un velo pietoso” dicono. Voteranno per il candidato sindaco del centrosinistra ma “turandosi il naso”, perché spaventati “dall’avanzata delle destre con una visione giurassica del futuro”.
Tutte frasi belle e coerenti ma che rischiano di rimanere buoni intenti sulla carta. L’impressione della base è che ciò che accade a Roma influenzerà direttamente Milano e gli attivisti saranno costretti a ingoiare il rospo. Certo, i vertici del M5S prima accelerano e poi tirano il freno a mano. Luigi Di Maio è andato in televisione da Lucia Annunziata a proporre un tavolo di governo sulle Comunali 2021 visto che oltre a Milano si vota anche a Roma, Torino, Napoli solo per rimanere fra le “big”. Tavolo di governo che è un bel modo di dire: uno a me, uno a te. Qualche osservatore ha tradotto con un termine antico: lottizzazione. Dei sindaci, invece che della Rai o delle aziende controllate dallo Stato.
Sembra un “dialogo fra sordi” dice interpellata da Affaritaliani.it Milano Patrizia Bedori, consigliera comunale a Milano per i Cinque Stelle, anima di sinistra nel movimento cittadino, espressione delle base e nel 2016 per qualche settimana candidata alla poltrona di sindaco. Sulle “poche competenze” Bedori ha risposto a Sala scrivendo che “sarebbe bello che il sindaco frequentasse un po’ di più il consiglio comunale visto l’idea che ha dell’operato del M5S, magari sarebbe stato a conoscenza delle 352 interrogazioni, dei 198 accesso agli atti, delle 64 mozioni e di 30 ordini del giorno depositati in questi anni di sua assenza in Consiglio Comunale. Il gruppo di opposizione più attivo ma soprattutto più propositivo. Senza contare i numerosi emendamenti sulle delibere nefaste presentate dalla sua giunta come il piano del governo del territorio, tutti emendamenti a tutela dell’ambiente e delle aree verdi della città che purtroppo la maggioranza tanto green ha bocciato”. Su potenziali grandi alleanze dice: “Non mi sembra che da ambo le parti ci sia l’intenzione di correre insieme a Milano almeno a giudicare dalle parole di Sala, della segretaria del partito democratico Silvia Roggiani, del capogruppo Pd in consiglio comunale Filippo Barberis che guardano gli ex Pd di Italia Viva e di Calenda come è giusto che sia visto che vengono tutti dalla stessa realtà politica”. Lei invece che pensa? “Lontana anni luce dalla giunta e dall’idea di futuro che hanno di Milano, prima del Covid e anche sotto la lente di questa emergenza, credo che sia inopportuno fare una coalizione”. Cosa farà dunque? “Abbiamo contrastato l’amministrazione per cinque anni sugli scali ferroviari, su San Siro che deve ancora partire e già grida vendetta, sulle nomine nelle partecipate pubbliche. Come faccio ora a entrare in trattativa?”. Quindi? “Questi sono i fatti e come portavoce porterò la voce degli iscritti ma sto facendo un pensiero profondo su che cosa sta diventando il Movimento”.
Francesco Floris/Fabio Massa

