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Sala e l’ex “partito della Nazione”: leader del “fronte repubblicano”?

Il sindaco di Milano Beppe Sala ha sempre più una dimensione nazionale ed è tentato di accreditarsi come leader di un possibile “fronte repubblicano”. Ma…

Sala e l’ex “partito della Nazione”: leader del “fronte repubblicano”?
Beppe Sala

Di Vincenzo Sofo

Nel 2016 Renzi candidava come sindaco di Milano per il centrosinistra Beppe Sala, ex direttore generale della giunta di centrodestra. E Berlusconi candidava per il centrodestra Stefano Parisi, altro ex direttore generale con l’animo socialista. Su Il Talebano spiegammo che questo strano intreccio di candidature era in realtà una mossa nascosta di Renzi e Berlusconi per la costruzione del famoso “Partito della Nazione”, ovvero di una riedizione della balena bianca democristiana.

Subito dopo il 4 marzo 2018 spiegammo poi che il clamoroso risultato elettorale avrebbe condotto verso la formazione di un sistema tripolare, poichè una volta certificata la leadership di Salvini, questa sarebbe via via cresciuta sempre più raccogliendo anche i voti degli storici orfani di “destra” che si erano rifugiati nel 5 Stelle, portando quest’ultima a spostarsi verso sinistra (sempre più in corrispondenza del ritorno di Di Battista). e che le forze legate all’establishment europeo avrebbero cercato di ricostruirsi una forza centrista aggregando pezzi di FI e pezzi di PD, usando come apripista uno come Calenda.

Ora, negli ultimi mesi ha iniziato Calenda invocando la costruzione di un “Fronte repubblicano”. E ha proseguito Renzi teorizzando la necessità di superare il PD e di riconciliarsi con Berlusconi. Ma Calenda non è riuscito a impressionare, Renzi è bruciato e Berlusconi non ha più la forza per lanciarsi in prima persona in scombussolamenti politici.

E dunque ora tocca a Beppe Sala, che nel mentre ha iniziato a stare sempre meno nella città di Milano e a girare sempre più per il Nord Italia. E a fare opposizione frontale al Governo. E a programmare visite ai democratici negli Stati Uniti. E a premere l’acceleratore su ambientalismo e battaglie Lgbt. E a invocare olimpiadi e infrastrutture per farsi notare come uomo del Pil. Ed entrare così nell’olimpo dei sindaci più amati dall’establishment progressista internazionale, per mettersi accanto ad Anne Hidalgo di Parigi e a Sadiq Khan di Londra.

Sala però, forse forse, non è che sogni di starci per un altro mandato in quell’olimpo ma di utilizzarlo come trampolino per lanciarsi in un altro sogno: che è quello di fare l’Obama d’Italia, in un momento in cui però – chi si avventura in quel campo politico – rischia più di finire per esser Macron.