Arriva da Milano la presa di posizione di Matteo Salvini sul caso dei candidati islamici nelle liste della Lega a Vigevano. Il vicepremier, durante un punto stampa in occasione di un sopralluogo alle case Aler di piazzale Selinunte, è netto: “I due candidati islamici per le comunali a Vigevano non rappresentano la Lega” e “chi li ha candidati ha sbagliato”. Parole che arrivano dopo giorni di tensioni interne al partito e che segnano una linea chiara della segreteria nazionale rispetto a una scelta maturata a livello locale.
“Nessun problema con religione o etnia, ma non si possono fare volantini inneggiando ad Allah”
Salvini prova a distinguere il piano politico da quello identitario: “Il problema non è l’etnia o la religione, abbiamo candidato e abbiamo rappresentanti nei Comuni di tante etnie diverse, di tante nazionalità e di tante religioni”. Ma il punto, secondo il leader leghista, è un altro: “Non puoi fare un volantino in arabo inneggiando ad Allah o fare un volantino col velo, quella è un’altra storia”. Una precisazione che delimita il perimetro della polemica e che punta a riportare il tema sul terreno della comunicazione politica e dei simboli utilizzati in campagna elettorale.
La candidatura di Ibrahim e Haggag a Vigevano
Il caso era esploso nei giorni scorsi a Vigevano, nel Pavese, dove la sezione locale della Lega aveva inserito in lista due esponenti della comunità musulmana: Hussein Ibrahim, portavoce locale, e Hagar Haggag. Una scelta definita “prettamente locale” dal coordinatore lombardo degli amministratori della Lega, Andrea Monti, che aveva però subito preso le distanze: “La posizione del Carroccio sull’islam è chiara e la scelta territoriale rimane in antitesi rispetto ai nostri valori e alla linea del nostro movimento”.
La polemica si inserisce nel contesto delle elezioni comunali, dove il centrodestra sostiene il candidato Riccardo Ghia. Sullo sfondo anche le diverse posizioni nella coalizione, con Forza Italia che appoggia invece Paolo Previde Massara. Sulla vicenda era intervenuto anche il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, sottolineando come si tratti di questioni interne al partito e rimesse alla segreteria.
La replica di Ibrahim: “Sono un esempio di integrazione”
Nel frattempo, uno dei candidati finiti al centro della bufera ha rivendicato la propria scelta. “Ho deciso di candidarmi perché mi sento un vero esempio di integrazione: lavoro qui da anni e ho cresciuto la mia famiglia rispettando le regole dello Stato”, ha spiegato Ibrahim sui social. E ancora: “Nel rispetto delle regole chi sbaglia è giusto che paghi, ma chi opera bene va premiato”.
