Un confronto ampio, autorevole e partecipato sul presente e sul futuro della sanità lombarda. Il 13 aprile, presso il Centro IRCCS “S. Maria Nascente” della Fondazione Don Gnocchi, oltre 120 persone hanno preso parte all’incontro “Diritto alla salute tra sanità pubblica, privata e privato sociale”, promosso da MI’mpegno con Fondazione don Gnocchi e Ass. Mirasole e diretto da Carmelo Ferraro.
Un appuntamento che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo sanitario, della ricerca, delle professioni e dell’associazionismo, dando vita a un confronto concreto e multidisciplinare sui principi fondanti del Servizio sanitario nazionale: universalità, uguaglianza e centralità della persona.
Carmelo Ferraro: “Dovere della cura: solo lavorando insieme possiamo renderlo concreto”
Ad aprire i lavori è stato Antonio Troisi (Fondazione don Gnocchi), mentre Carmelo Ferraro (MI’mpegno) ha indicato con chiarezza il senso dell’iniziativa: «Oggi vogliamo mettere a confronto la sanità pubblica, privata, il privato sociale e la sanità militare. Non è solo un momento di dialogo, ma un passaggio necessario per costruire un’alleanza vera». E ancora: «Il diritto alla salute si declina in molti modi, ma alla base c’è un principio fondamentale: il dovere della cura. Solo lavorando insieme possiamo renderlo concreto».
Un’impostazione che ha trovato ampia condivisione tra i relatori. Francesco Converti (Fondazione don Gnocchi) ha sottolineato: «La sfida è investire sul Servizio sanitario nazionale per ricondurlo alla sua base democratica: un servizio pubblico, non una somma di prestazioni. Dobbiamo ottimizzare le risorse attraverso un’alleanza che unisca innovazione ed efficienza con la capacità di umanizzare la cura».
Collaborazione Stato-Regioni e rapporto tra ricerca e pratica clinica
Sul piano istituzionale, Emanuele Monti (Regione Lombardia) ha evidenziato il valore della collaborazione tra livelli di governo:
«Il dialogo tra Stato e Regioni è fondamentale per costruire strategie efficaci. Dobbiamo rilanciare un patto sociale sulla salute, basato sulla sussidiarietà e sulla responsabilità condivisa». Un tema ripreso anche daLamberto Bertolè (Comune di Milano), che ha posto l’attenzione sul territorio: «Va superato il dualismo tra sanitario e sociale. È necessario ricomporre l’offerta e restituire un ruolo centrale agli enti locali, che devono essere protagonisti nella costruzione della salute, non solo nella risposta alle emergenze».
Ampio spazio è stato dedicato anche al rapporto tra ricerca e pratica clinica. Maria Cristina Messa (Fondazione don Gnocchi) ha evidenziato: «Le conoscenze scientifiche sono cresciute enormemente rispetto a cinquant’anni fa, ma il problema è la loro applicazione. I risultati della ricerca devono arrivare più rapidamente ai pazienti: oggi la complessità organizzativa rallenta questo processo».
Prospettive diverse ma complementari
Il dibattito si è arricchito grazie ai contributi di Leonardo Salvemini (autore del saggio Diritto alla Salute), Silvano Casazza (ATS Milano) , Matteo Stocco (Policlinico), Generale Federico Lunardi (Centro Ospedaliero Militare), Fabrizio Pregliasco (Galeazzi) e Nadia Rovelli (Ostetriche) , che hanno offerto prospettive diverse ma complementari, tra diritto, governance sanitaria, organizzazione dei servizi, esperienza clinica e ruolo delle professioni.
Dalle loro riflessioni è emersa con forza la necessità di integrare i diversi modelli sanitari, valorizzando le specificità di ciascuno: l’efficienza e la capacità innovativa del privato, la funzione di garanzia del pubblico, la prossimità e l’umanità del privato sociale, in un sistema capace di rispondere in modo più efficace e tempestivo ai bisogni delle persone.
Barbante (Don Gnocchi): “La grandezza di una società si misura dalla sua capacità di prendersi cura dei più fragili”
In chiusura, il presidente don Vincenzo Barbante (Fondazione don Gnocchi) ha riportato il confronto alla sua dimensione più profonda:
«La grandezza di una società si misura dalla sua capacità di prendersi cura dei più fragili». E ha aggiunto: «Oggi ci confrontiamo con sfide nuove e complesse: l’invecchiamento della popolazione, la cronicità, la non autosufficienza. Esiste ancora una distanza significativa tra bisogni reali e risposte del sistema, che va colmata con coraggio e visione». Un passaggio particolarmente significativo ha riguardato il tema della sostenibilità e della giustizia sociale: «Il diritto alla salute non può essere ridotto a una questione assistenziale: è un principio costituzionale che chiama in causa la responsabilità di tutti. Non possiamo rischiare di dare per carità ciò che spetta per giustizia».
Dal confronto è emersa con chiarezza la necessità di rafforzare la sanità territoriale, semplificare i modelli organizzativi e accelerare l’innovazione, senza perdere di vista la dimensione umana della cura. Un appuntamento che ha confermato come il diritto alla salute resti oggi una delle grandi sfide del nostro tempo: una questione sanitaria, ma anche sociale, culturale e civile, che richiede visione, collaborazione e responsabilità condivisa.

