Non una semplice assenza al momento del voto, ma un’uscita compatta e politicamente significativa. Durante la seduta di lunedì 13 luglio della giunta regionale lombarda, tutti gli assessori di Fratelli d’Italia hanno lasciato la riunione quando è iniziato l’esame delle delibere presentate dall’assessore al Welfare Guido Bertolaso, rientrando soltanto dopo la conclusione della discussione. A dare l’indicazione sarebbe stato Romano La Russa, assessore alla Sicurezza e capo delegazione di FdI nell’esecutivo guidato da Attilio Fontana. Con lui sono usciti il vicepresidente Marco Alparone e gli assessori Francesca Caruso, Alessandro Beduschi e Franco Lucente. Debora Massari e Paolo Franco, collegati da remoto, hanno invece interrotto temporaneamente il collegamento. Uno strappo che fa emergere in modo plateale le tensioni ormai aperte tra Fratelli d’Italia e Bertolaso, soprattutto sul futuro dei vertici della sanità lombarda.
La versione ufficiale: documenti inviati in ritardo
La spiegazione fornita dai rappresentanti di FdI riguarda la trasmissione tardiva di alcuni documenti relativi alla programmazione trimestrale della sanità regionale. Materiale che, secondo i meloniani, non sarebbe stato messo a disposizione nei tempi necessari per consentire una valutazione adeguata. Bertolaso avrebbe però contestato questa ricostruzione mostrando dal proprio telefono che i documenti erano stati inviati già giovedì, nei termini previsti, seppure forse con uno scarto di poche ore. La precisazione non è bastata a ricomporre il caso: gli assessori di Fratelli d’Italia hanno comunque deciso di non partecipare né alla discussione né al voto. Le delibere al centro della seduta riguardavano, tra l’altro, la riapertura degli albi dai quali saranno scelti i futuri direttori amministrativi, sanitari e sociosanitari delle aziende sanitarie lombarde. In altre parole, una parte decisiva della partita sulle nomine dei manager.
La vera partita sui direttori della sanità
È proprio il dossier delle nomine a spiegare la portata politica dello scontro. Molti degli attuali direttori generali di Asst e Ats, nominati due anni e mezzo fa secondo gli equilibri interni al centrodestra, arriveranno alla scadenza dell’incarico alla fine del 2026. La tensione è esplosa dopo la riunione convocata la scorsa settimana da Bertolaso con circa 150 tra direttori generali, direttori sanitari e responsabili dei pronto soccorso. Un incontro organizzato dopo i casi di pazienti rimasti per molte ore sulle barelle, con particolare riferimento ai disagi registrati al San Gerardo di Monza. L’assessore avrebbe criticato duramente la capacità organizzativa dei vertici ospedalieri, avvertendo che i risultati ottenuti saranno determinanti al momento dei rinnovi. Il messaggio sarebbe stato esplicito: chi non riuscirà a migliorare la gestione dei pronto soccorso potrebbe non essere confermato, indipendentemente dagli appoggi politici.
Parole che avrebbero irritato Fratelli d’Italia, partito al quale fanno riferimento diversi degli attuali manager sanitari. Romano La Russa ha provato a ridimensionare la frattura, parlando di una «normale dialettica, anche se vivace» e assicurando che l’esecutivo regionale resterà in carica fino al 2028. Ma l’uscita compatta degli assessori meloniani conferma che il rapporto con Bertolaso attraversa una fase particolarmente delicata.
Majorino (Pd): “Scontro su poltrone e potere”
Dall’opposizione, il capogruppo del Pd in Consiglio regionale Pierfrancesco Majorino ha attaccato la maggioranza, definendo quanto accaduto «l’ennesimo scontro di potere». «È tutto quello che interessa alla destra, occupare potere e proteggere i propri uomini a prescindere dal merito», ha dichiarato Majorino, chiedendo a Fontana e Bertolaso di modificare il sistema di nomina dei direttori generali per superare «spartizione e lottizzazione». Il dem ha inoltre sollecitato maggiore trasparenza sui tempi di realizzazione del centro unico di prenotazione e delle Case di comunità, sostenendo che le difficoltà della sanità lombarda siano il risultato delle scelte di chi governa il sistema.
Fontana continua a difendere Bertolaso
Non è la prima volta che Fratelli d’Italia abbandona una seduta di giunta per contestare una proposta dell’assessore al Welfare. Un precedente risale alla decisione di avviare in Lombardia la vaccinazione contro il virus respiratorio sinciziale per i neonati, quando anche allora i rappresentanti meloniani non parteciparono al voto. Questa volta, però, la posta in gioco è più ampia. Sul tavolo ci sono la gestione dei pronto soccorso, la valutazione dei direttori e soprattutto le nomine di fine anno, uno dei passaggi più sensibili negli equilibri della maggioranza. Fontana ha più volte fatto capire di considerare Bertolaso un punto fermo dell’esecutivo fino alla conclusione della legislatura. Resta da vedere se lo strappo di lunedì resterà confinato a una protesta simbolica o rappresenterà l’inizio di un confronto ancora più duro sul controllo della sanità lombarda.

