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Milano
Fermate Sgarbi, voglio scendere

Fermate Sgarbi, voglio scendere. Voglio scendere perchè mi gira la testa, e non solo quella. Oramai per EXPO il Don Quijote della critica italiana propone la qualunque: prima erano i Bronzi di Riace, poi la Venere di Botticelli, poi il cavallo dello pseudo-Leonardo, poi l’allegretto in me minore sulll’ Arcimboldo del quale ci si interroga sulla reale valore artistico fin dai tempi della Milano da bere… ma l’aperitivo continua: ora c’è Guernica di Picasso. Non l’opera esposta al Prado, quella rimane in Spagna, arriva il cartone preparatorio che Victor Victorio immagina esposto in accoppiata con il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo per celebrare degnamente il Primo Maggio nella sala delle Cariatidi del Comune di Milano. Forse. Ma anche no.

Fanno sapere da Palazzo Marino che lo spazio ambito è già occupato da altro evento della massima importanza di cui daranno presto annuncio. Sorge il sospetto che stiano affannosamente cercando la qualunque pure loro, pur di evitare l’incontro-scontro con Vittorio Sgarbi. Del resto che l’hidalgo culturale della Regione di Lega-destra si facesse promotore del Primo Maggio del Comune di Sinistra già appariva complicato… Ma lo spunto anarchico-insurrezionalista di Sgarbi potrebbe superare qualsiasi frontiera politica, e in questo ci piace: riuscirebbe a proporla pure a Pontida la mostra con Guernica, forse anche a Casa Pound.

Se parliamo di EXPO 2015, tuttavia, il tema è quello: NUTRIRE IL PIANETA, ENERGIA PER LA VITA. Già è abbastanza ambiguo così. Che diavolo c’entra Guernica, che diavolo c’entravano i bronzi di Riace? Ma Sgarbi se ne frega: continua a considerare l’ EXPO internazionale come una specie di spazio-box dove tutto ci può stare, l’importante è che si sappia che quella è roba sua. E sarebbe, lui, la punta di lancia dell’ offerta culturale di Regione Lombardia, il rimpiazzo e la stampella di un assessorato alle Culture regionali (plurali, perché ce ne è di buone e di cattive…) evidentemente considerato non all’altezza dell’appuntamento internazionale.

Dov’è finita la Regione che abitava nel grattacielo di Giò Ponti e affidava a Bob Noorda e Bruno Munari il disegno grafico della sua bandiera? E dov’è finito l’esempio funambolico ma solido, convincente, dell’accoppiata Lega/Cultura del duo Formentini/Daverio? Altri tempi, altra gente. Indubbiamente anche  Victor Victorio ha una sua dimensione culturale alta, molto alta. Ma… scade, precipitevolissimevolmente. Visto alla presentazione dell’ultima biografia su Alda Merini, quando consigliò a una ragazza a suo dire troppo magra di farsi prontamente ingravidare, venivano alla mente i dolorosi elettroshock subiti dalla meravigiosa poetessa milanese come ultima spiaggia. O ultima ratio. O penultima, per la verita:  c’ è da dire che Sgarbi è stato il primo a criticare pesantemente l’effetto speciale di quel pacchiano e complicatissimo Albero della vita che ora viene cancellato dalla front-page dell’ Expo (doveva esserne il simbolo) senza che i capoccia dell’ esposizione universale abbiano nemmeno il coraggio di dircelo esplicitamente. In fatto di coraggio, sì, Sgarbi resta un gigante in mezzo ai nani.


Stefano Golfari

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vittorio sgarbiexpomilano






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