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Spunta l’ipotesi Selinunte per il Leoncavallo, il centrodestra insorge: “Follia, quel quartiere è già esplosivo”

De Chirico (FI): “Nel quartiere ci sono già i centri Micene e Cantiere”. De Corato (FdI): “Prima paghino”

Spunta l’ipotesi Selinunte per il Leoncavallo, il centrodestra insorge: “Follia, quel quartiere è già esplosivo”
Leoncavallo

L’ex mercato comunale di piazzale Selinunte come possibile nuova casa del Leoncavallo. L’ipotesi l’ha messa sul tavolo Marina Boer, presidente delle Mamme antifasciste del centro sociale, in un’intervista al Corriere della Sera, giudicando “improbabile” il rientro in via Watteau. Una dichiarazione che ha fatto insorgere il centrodestra milanese. “Sarebbe da folli far aprire la nuova sede del Leoncavallo in un quartiere già molto insicuro“, ha replicato Alessandro De Chirico, consigliere comunale di Forza Italia, ricordando che in zona operano già i centri sociali Micene e Cantiere: “Ci manca solo il Leonka a rendere la situazione ancora più esplosiva“. Sulla stessa linea Fratelli d’Italia, con Riccardo De Corato che liquida l’ipotesi come una follia.

Tre centri sociali nello stesso quartiere

Per l’opposizione azzurra spostare il centro sociale in zona San Siro non è praticabile, perché concentrerebbe più realtà antagoniste nello stesso perimetro urbano, già segnato da problemi di sicurezza e occupazioni abusive. E il conflitto, avverte De Chirico, sarebbe anche interno: “Il Leoncavallo andrebbe a pestare i piedi al Cantiere nell’organizzazione di eventi culturali che li hanno portati alla ribalta per il giro d’affari che generano”. Poi l’affondo: “Il loro vero core business, altro che i valori sociali sbandierati ai quattro venti”.

“Spazio troppo piccolo” per il Leonka

Accanto alla contestazione politica arriva un rilievo di misura. “A parte il fatto che lo spazio mi pare troppo piccolo rispetto allo storico Leonka, suggerisco di andarlo a vedere almeno esternamente prima di azzardare interesse”, osserva De Chirico. L’ex mercato non avrebbe la capienza per ospitare concerti, iniziative e attività che il centro sociale svolgeva nel capannone di via Watteau, dove disponeva di migliaia di metri quadrati.

L’avvertimento al Pd: “Rischiate i voti dei moderati”

Il consigliere azzurro si rivolge alla maggioranza di Palazzo Marino, chiamata a decidere sull’assegnazione. “Certo, dalla sinistra tutto può succedere, soprattutto in campagna elettorale, ma mi auguro non fino a quel punto”, afferma De Chirico, che mette in guardia sul costo elettorale dell’operazione: “Va bene fare ‘regali’ e ‘favori’ agli amici, ma perdere i voti dei moderati che votano Pd nel quartiere sarebbe un rischio troppo grosso“.

De Corato: “Vanno puniti, non premiati”

La bocciatura arriva anche da Da Fratelli d’Italia, che insiste sui conti lasciati aperti dall’occupazione di via Watteau. Assegnare oggi uno spazio pubblico al centro sociale significherebbe, per il deputato Riccardo De Corato, riconoscere una posizione a chi ha occupato per trent’anni un immobile altrui, con un risarcimento milionario finito a carico dello Stato. “I leoncavallini vanno puniti, non premiati“, afferma, indicando come precondizione il pagamento di quanto dovuto al ministero dell’Interno e al Comune di Milano, quest’ultimo per la Tari mai versata.