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Milano

Di Riccardo Lo Schiavo per arcipelagomilano.org

Sono un semplice elettore, un cittadino che ascolta le proposte politiche e sulla base di queste si reca alle urne. Un cittadino che tuttavia chiede conto del mandato affidato al proprio rappresentante eletto. Questo cittadino si pone da tempo il problema di come andare a votare alle prossime elezioni politiche che incombono sulla nostra testa sino a quando il panorama politico italiano sarà popolato dalle sagome che ben conosciamo.

Votare alle elezioni è un diritto costituzionale ma anche un dovere civico. Se tuttavia lo scenario si mantiene inalterato diventa veramente arduo prender posizione. Né d’altro canto si può ricorrere a surrogati di partiti come i barbari sognanti o gli esapodi canterini che allietano le vacanze bucoliche estive. Mi sento come nella pubblicità di un noto effervescente: “la cena ti è rimasta sullo stomaco?”, dove l’attore supino sul letto si sveglia per la cena pesante e appare un cinghiale su di lui.

Tra le sagome, molte di cartone pressato, che affollano i meeting e i talk show è apparso da tempo Renzi. Incuriosito, sono andato prima a una riunione di amici che lo supportavano alle primarie e poi ho assistito in prima fila a un suo show: le sensazioni che ne ho tratte sono tutt’oggi fonte di riflessione senza tuttavia giungere a conclusione.

Si presenta bene, ha un buon eloquio, snocciola una serie di proposte che all’apparenza sembrano sensate e foriere di uno sviluppo sostenibile per l’Italia. Svolge da tempo il ruolo di candidato permanente in attesa del momento propizio a dare l’assalto al potere ma non convince.

Non convince per due motivi: manca una base culturale innovativa degna di nota ed è circondato spesso da improbabili ancelle adatte a una rivoluzione. Renzi parla al petto ma non alla testa della gente, suscita le passioni ma non il convincimento profondo e la razionalità che possa essere l’uomo della svolta. Tempo fa su queste colonne Michele Salvati, 21/11/2012 aveva motivato la sua scelta alle primarie a favore di Renzi sulla base delle tracce dei valori della sinistra liberale di cui Salvati stesso si ritiene partecipe.

Già negli Stati Uniti era avvenuto qualcosa di simile con Bill Clinton che tra le altre cose positive è però l’uomo che ha bombardato la Serbia senza mandato ONU e ha firmato il Gramm-Leach-Bliley Act. In Inghilterra si è avuta l’esperienza di Tony Blair, campione della sinistra riformista inglese che ha profondamente rinnovato la politica del Labour portandolo a innumerevoli successi, anche lui, simil-guerrafondaio come Clinton ha spedito le forze armate britanniche in quattro guerre.

Insomma Renzi potrebbe essere il riformista de noartri, e sembrerebbe che la cosa possa funzionare. Pare che finalmente se ne siano accorte anche le vecchie cariatidi che cucinano lo gnocco fritto alla festa del PD. Come per i due anglosassoni sopra citati potrà essere un buon primo ministro ma non sarà un rivoluzionario perché gli manca l’idea di rivoluzione.

Tempo fa in televisione Bisignani, quello iscritto ai circoli politici che cominciano per P, aveva citato Renzi dicendo che doveva iniziare a studiare. È proprio questo il punto, io, a parte le plastiche conversazioni in televisione o nei teatri non ho ancora visto un programma che possa far svoltare il paese. Non mi sembra un rivoluzionario ma piuttosto un borghese volitivo. E i suoi collaboratori sono brave persone ma non gente con il physique du rôle del rivoluzionario: tanti bravi politici di mestiere preparati, per bene, gente che ne ha da perdere. Per non parlare dei consulenti, altissimo livello per carità, gente che sa lavorare e come, ma gente con famiglia imbolsita da un vivere borghese di alto standard.

Oggi la sfida di Renzi è governare il PD per poi andare a prendersi Palazzo Chigi. Governare il corpaccione del partito sarà la sfida di Renzi, quel grumo d’interessi che trovano la base nelle regioni ex rosse. Nugolo d’interessi corporativi e conservativi, non innovativi. Ti dico Renzi, segui il mattone rosso e trovi il potere.

Poi. Chi gestirà il tutto? Le fondazioni ex PCI come si muoveranno? Si faranno governare? Hanno già fatto un patto? Si sono resi conto che con Renzi forse finalmente si potrà vincere ed evitare la solita scena penosa post elettorale: siamo arrivati primi ma non abbiamo vinto. E i Fioroni della situazione faranno l’occhiolino nella migliore tradizione cattolica progressista?

Riuscirà Renzi a svecchiare il partito o quantomeno a mascherarlo da giovane dinamico agglomerato di anime innovative e riformiste? Forse sì, forse no, certo è che sentir dire “saremo una casa di vetro” fa una certa specie. A questo io rispondo con i versi di un poeta della West Cost: “… Non ci sono case di vetro, si tirano le tende e comincia la “vera” vita. Alcune attività sono impossibili all’aperto. E questi segreti accadimenti sono il gioco dei voyeur … “.

Jim Morrison, I Signori.Los Angeles 1970
 

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