di Gianandrea Zagato
Acque agitate dentro Forza Italia. Come sempre, da un po’ troppo tempo. E, stavolta, che il clima sia pesante lo mette nero su bianco Fabrizio Tatarella. Sì, proprio il neocapogruppo azzurro al Comune di Milano che sui social fa sapere di essere vittima di “una campagna mediatica” con “obiettivo” quello “di screditarmi di fronte agli elettori”. Tatarella fa sapere di essere considerato reo per aver “lanciato il patto per Expo al sindaco e alla maggioranza, che non sarebbe “inciucio” bensì “spostare il dibattito sui grandi temi dalle segrete stanze e dai corridoi all’aula di Palazzo Marino”. Che dire? Bene, viva la trasparenza. Applausi alla scelta della chiarezza che si declina politicamente nella condivisione. Ma Tatarella sempre nero su bianco fa alcune affermazioni, diciamo, pesanti e che riportiamo nella loro crudezza: “Appena eletto capogruppo mi è stato detto che il mio predecessore aveva partecipato a un incontro con il delegato del sindaco per la vicenda metropolitana M4 e doveva partecipare a un incontro con il vice-sindaco sul regolamento edilizio (in discussione in questi giorni). Ovviamente il gruppo consiliare (di Forza Italia,ndr) non era informato di questi incontri e così ho deciso di avvisare i colleghi, di chiedere un incontro sulla M4 e di non partecipare all’incontro sul regolamento edilizio se non prima di un confronto con gli altri gruppi di opposizione! Il mio predecessore (Fabrizio Pasquale, ndr) durante l’incontro su M4 ha detto che era d’accordo alla realizzazione della metropolitana, ma che avrebbe chiesto una variante all’opera per spostare uno dei cantieri dal Parco Solari alla zona di Piazza Tirana. Variante che costa circa 60 milioni di euro…ora dico qualcuno ha interpellato il “partito” sulla richiesta della variante? perché nessuno ha urlato all’inciucio? Secondo voi una variante da 60 milioni si ottiene con un gazebo al Parco?”. Avete letto bene: l’ex capogruppo di Forza Italia, secondo Tatarella, diceva sì alla M4 ma con una variante del costo di 60 milioni di euro. Qualche conto non torna, evidentemente. E se bisogna ringraziare, diciamo così, Tatarella per la franchezza non possiamo che chiedere al predecessore, se lo vuole, qualche spiega. Ma chiediamo ad entrambi e a quanti giocano a spargere veleni una preghierina: i veleni, le cattiverie e le malignità non servono a migliorare la qualità del buon governo cittadino, non piacciono ai cittadini e non fanno nemmeno bene all’immagine di un partito che vuole riconquistare la poltrona più alta della città. Quello che serve è anche la trasparenza di cui Tatarella si fa garante e che è elemento indispensabile insieme alla legalità e alla capacità di fare squadra con le opposizioni.
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