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Milano
Telecom, la vicenda Sea "punge" Gamberale. L'interrogatorio al pm

di Fabio Massa

Vito Gamberale ormai gioca tutta la sua partita fuori da F2i. Ma sarà proprio F2i, e in particolare la vicenda Sea, a influire pesantemente sul suo futuro sul fronte Telecom. Gamberale è infatti candidato alla presidenza della società telefonica in quota alla lista Fossati contro il favorito Recchi di Telco. Nell'ambiente, già infuocato per la corsa, stanno però per arrivare anche le procure. Il Fatto Quotidiano ha rivelato che i pm stanno proseguendo con forza sulla via tracciata dall'esposto presentato ai tempi da Giuseppe Bonomi, ex numero uno di Sea, sul ritiro della quotazione della società aeroportuale oggi guidata da Pietro Modiano. Fonti di Affaritaliani.it interne all'azionariato di F2i raccontano che ci si aspetta da un momento all'alto il redde rationem. Alcuni soci avrebbero preso una linea molto netta nei confronti di Vito Gamberale. Una posizione che mette a repentaglio il presente del manager, che ha ammesso senza mezze misure di essere pronto a lasciare il fondo infrastrutturale. Ma che potrebbe influire anche sul suo futuro in Telecom, visto che parte degli attori sono gli stessi: le banche che partecipano di qui ad F2i e di là all'azionariato Telecom.

In particolare, secondo quanto può riferire Affaritaliani.it, la tensione sull'ad si sta alzando per un interrogatorio che ha reso il 12 marzo 2012 a Milano, davanti al procuratore aggiunto Alfredo Robledo, che indaga sul famoso caso "dimenticato in cassaforte" da Bruti Liberati, inerente l'acquisto tramite bando della prima tranche di azioni dal Comune di Milano. Vito Alfonso Gamberale, assistito da Angelo Giarda, al quale adesso si è aggiunta anche l'ex ministro Paola Severino, viene chiamato a spiegare come andarono le cose al momento dell'acquisto delle quote. Il prezzo minimo valutato da F2i, secondo la manifestazione di interesse è 825 milioni. Secondo il prezzo minimo del bando del Comune la Sea varrebbe invece 1133 milioni (e quindi il 29,75 per cento della società 340 milioni). L'earn out varia i numeri, ma il divario resta ampio. Anche perché Gamberale, ai soci, ha prospettato un acquisto molto più conveniente. Lo racconta lui stesso: "Il Comune aveva indicato, come base d'asta per le quote SEA, dei valori sensibilmente superiori alla nostra offerta e, per giunta, un valore della quota del 30 per cento superiore al valore aziendale conneso alla quota del 20 per cento. Tenuto conto del prezzo base e delle maggiorazioni per il contratto di programma, le maggiorazioni erano rispettivamente del 43% e del 54%, aspetto questo che ci spiazzò totalmente, in quanto si trattava di valori che andavano a comprimere sensibilmente i ritorni attesi per il fondo".

Gamberale racconta, e lo fa cercando presumibilmente di spiegare che F2i non poteva essersi "messa d'accordo" per addomesticare il bando proprio perché pagò molto la Sea. Una buona linea difensiva, ma che motiva il risentimento dei soci (per i quali aver pagato troppo rimane un danno non da poco). "Giudicammo questa decisione del Comune (di alzare il prezzo, ndr) un po' temeraria perché non rispondente al valore da noi offerto e quindi non più in linea con l'impegno morale preso con l'offerta non vincolante. Abbiamo ritenuto che il Comune così facendo avesse voluto massimizzare i propri introiti fidando comunque nella sensibilità e responsabilità istituzionale del fondo che non si sarebbe preso la responsabilità di far fallire il Comune di Milano". E ancora: "Il nostro Cda riunitosi il 14 dicembre per valutare l'operazione, commentò come estremamente oneroso l'investimento, lasciando a me la fissazione del prezzo. Decisi un euro in più per essere più rigorosamente fedele alle valutazioni del Cda".

La cosa è così chiara da motivare anche una mail allegata agli atti dell'inchiesta, di un dirigente di F2i a un amico, che Affaritaliani.it ha potuto visionare, che spiega: "Quel 30 per cento di Sea che F2i ha comprato a fine 2011 lo sta inguaiando parecchio (a Gamberale, ndr): inchiesta in corso per turbativa d'asta e, soprattutto, perché la decisione del Comune di Milano di optare per l'IPO di Sea metterà in evidenza che il Fondo ha pagato salato quel 30 per cento (circa 70-80 milioni di euro in più). E gli azionisti di F2i non saranno molto contenti". In effetti alla fine i milioni in più saranno 90. E proprio quei 90 milioni e il racconto di Gamberale di come andò la vicenda aggiungono benzina al fuoco di un gruppo di soci che non capiscono come mai F2i si sia imbarcata in un'operazione costata moltissimo (e che ha reso moltissimo al Comune di Milano, per converso), con ritorni giudiziari pesanti (a brevissimo ci sarà la notizia sull'eventuale rinvio a giudizio) e con nessuna capacità decisionale (dato che F2i non possiede la maggioranza).

@FabioAMassa

Tags:
telecomseagamberale







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