Le rivelazioni sul passato milanese del reclutatore dell’Isis catturato in Libia è solo l’ultimo esempio. Moez Fezzani, l’uomo di Al Qaeda in Italia, gravitava tra il centro islamico di viale Jenner e la zona San Siro. Ma non è certo l’unico jihadista a gravitare nel capoluogo lombardo. Anzi. Pare sempre più acclarato che proprio qui operino diversi elementi legati a cellule terroristiche. A dimostrarlo dati e indagini.
Secondo l’ultimo rapporto di Demoskopica sulle intercettazioni giudiziarie in Italia, ricorda il Giornale, svela che tra il 2009 e il 2014 la Lombardia ha assorbito da sola oltre la metà delle intercettazioni telefoniche e ambientali disposte nelle indagini antiterrorismo. Sono stati ben 1.004 i “bersagli” individuati dalle procure di Milano e Brescia e finiti sotto controllo. Chiaramente non significa che siano tutti terroristi ma il dato fa comunque specie anche perché sembra confermare che Milano e la Lombardia siano al primo posto nella strategia di penetrazione da parte dell’Isis nel nostro Paese.
Un altro dato che preoccupa è quello portato alla luce dall’Italian terrorism infiltration index 2015, un indice che analizza le intercettazioni autorizzate, gli attentati avvenuti e gli stranieri residenti provenienti dai Paesi in testa alla “classifica del terrore” stilata dall’Institute for economics and peace. Su una base di 7364 intercettazioni per terrorismo in Italia negli ultimi quindici anni lo schema rivela che in Lombardia il rischio di potenziale infiltrazione terroristica è il più elevato in Italia.
