Fino a pochi mesi fa coordinava le indagini che hanno messo sotto pressione Palazzo Marino. Oggi si prepara a concorrere per amministrare la stessa città che per anni ha osservato dalle stanze della Procura. È questo il passaggio che ha trasformato la candidatura di Tiziana Siciliano in uno dei primi temi politici destinati a segnare la corsa alle Comunali di Milano del 2027. L’ex procuratrice aggiunta della Procura di Milano sarà infatti candidata vicesindaco e assessora alla Trasparenza nella lista civica “Milano Libera”, promossa da Massimiliano Lisa, imprenditore culturale e fondatore del museo Leonardo3.
La notizia ha immediatamente acceso il dibattito pubblico. Non tanto perché un magistrato scelga la politica dopo il pensionamento, fenomeno tutt’altro che raro nella storia italiana, quanto per il particolare contesto milanese. Siciliano ha infatti lasciato la magistratura soltanto nel dicembre 2025, dopo aver coordinato proprio il dipartimento che si occupava dei reati contro la pubblica amministrazione e, soprattutto, le inchieste sull’urbanistica che hanno coinvolto dirigenti comunali, imprenditori, professionisti del settore e lo stesso sindaco Giuseppe Sala.
La proposta di Milano Libera e di Massimiliano Lisa
A coinvolgerla è stato Massimiliano Lisa, figura nota a Milano per la lunga vicenda che oppone il suo museo Leonardo3 al Comune. Da anni il rapporto tra l’amministrazione e il museo ospitato negli spazi della Galleria Vittorio Emanuele è segnato da contenziosi amministrativi, contestazioni sulla concessione degli spazi, accuse di morosità, ricorsi al Tar e polemiche pubbliche culminate persino in uno sciopero della fame dello stesso Lisa. Da questa esperienza nasce il progetto politico di Milano Libera. L’obiettivo dichiarato è “entrare nel sistema per cambiarlo”, costruendo una proposta civica fondata sulla trasparenza amministrativa e sulla critica all’attuale modello di sviluppo urbano. In questo schema Siciliano rappresenta il simbolo della legalità e del controllo dell’azione pubblica. Non a caso il ruolo che le è stato assegnato è quello di assessora alla Trasparenza.
“La trasparenza non deve essere uno slogan, ma un metodo permanente di governo”, ha dichiarato presentando la sua candidatura. “Metto la mia esperienza al servizio della città per contribuire a costruire un Comune leggibile, controllabile e vicino ai cittadini”.
Le critiche alla scelta della ex pm
Proprio il legame tra la sua recente attività giudiziaria e il nuovo impegno politico ha generato le maggiori polemiche. Secondo alcuni osservatori, infatti, la candidatura rischia di alimentare il sospetto di una sovrapposizione tra il ruolo esercitato in magistratura e quello che Siciliano intende assumere in politica. Le critiche si concentrano soprattutto sul fatto che l’ex magistrata abbia coordinato le indagini che oggi rappresentano uno dei principali elementi di contestazione politica nei confronti dell’amministrazione Sala.
Il giudice Andrea Mirenda, componente del Consiglio superiore della magistratura, ha definito la scelta “inelegante, anzi sconcertante”. Anche diversi commentatori hanno evidenziato come il passaggio quasi immediato dalla guida delle inchieste urbanistiche alla competizione elettorale rischi di alimentare dubbi sull’opportunità istituzionale dell’operazione.
Siciliano ha però respinto queste contestazioni. In un’intervista a Repubblica ha spiegato di aver riflettuto a lungo sulla decisione e di non voler aderire ad alcun partito politico. “Fare politica dopo quarant’anni in magistratura sarebbe stato inelegante“, ha sostenuto, spiegando invece di voler mettere la propria esperienza al servizio di una buona amministrazione civica. Sulle inchieste urbanistiche ha inoltre precisato: “Le indagini sono su persone che si suppone abbiano sbagliato, l’ente pubblico gode del mio rispetto totale”.
Quarant’anni di magistratura: la carriera di Tiziana Siciliano
La carriera di Tiziana Siciliano attraversa alcune delle vicende giudiziarie più importanti degli ultimi decenni. Entrata in magistratura negli anni Ottanta, ha lavorato a lungo alla Procura di Milano, occupandosi inizialmente di reati comuni e successivamente di procedimenti complessi legati alla pubblica amministrazione, alla sanità e alla criminalità economica. Secondo molti colleghi e osservatori, il tratto distintivo della sua attività è sempre stato un approccio rigorosamente tecnico e poco ideologico. Una caratteristica emersa già nel 1998, quando da pubblico ministero chiese l’assoluzione di un imputato accusato di abusi sessuali sulla figlia, ritenendo che le prove non fossero sufficienti. Una decisione controcorrente che le costò anche un procedimento disciplinare dal quale uscì però completamente assolta.
Le inchieste sulla sanità lombarda
Tra i procedimenti più significativi seguiti da Siciliano vi sono quelli sulla sanità privata lombarda. Le sue indagini portarono alla scoperta di presunte truffe ai danni del sistema sanitario regionale, con contestazioni rivolte a numerose strutture ospedaliere e cliniche private accusate di aver ottenuto rimborsi pubblici per prestazioni inesistenti o eseguite solo parzialmente. Particolarmente nota fu l’inchiesta sulla cosiddetta “clinica degli orrori” Santa Rita, che portò all’arresto e alla successiva condanna del primario Pier Paolo Brega Massone.
Il caso Ruby Ter e lo scontro con Berlusconi
Un altro capitolo rilevante della sua attività è stato il processo Ruby Ter. In quel procedimento Siciliano sostenne una linea giuridica innovativa: impugnare direttamente in Cassazione una sentenza assolutoria nei confronti di Silvio Berlusconi e delle giovani coinvolte nel processo. La Suprema Corte accolse quella impostazione, annullando l’assoluzione e disponendo un nuovo giudizio. Un passaggio che viene spesso ricordato come uno dei momenti più significativi della sua carriera professionale.
L’assoluzione chiesta per Marco Cappato
Ma la vicenda che più di ogni altra ha contribuito a definirne il profilo pubblico è probabilmente quella relativa a Marco Cappato e al caso Dj Fabo. Quando il tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni venne processato per aver accompagnato in Svizzera Fabiano Antoniani, Siciliano assunse una posizione destinata a fare scuola. “Non sono l’avvocato dell’accusa, rappresento lo Stato”, spiegò in aula. Per questo chiese l’assoluzione di Cappato o, in alternativa, la rimessione degli atti alla Corte Costituzionale. La Consulta accolse la questione, aprendo la strada alla storica sentenza che dichiarò parzialmente illegittimo il reato di aiuto al suicidio nelle condizioni previste dal caso Dj Fabo.
L’inchiesta urbanistica che ha cambiato Milano
L’ultimo grande capitolo della sua esperienza professionale coincide con l’inchiesta sull’urbanistica milanese. Da procuratrice aggiunta ha coordinato il gruppo di magistrati che ha ricostruito il sistema delle autorizzazioni edilizie contestate dalla Procura. Secondo l’accusa, per anni alcuni interventi immobiliari sarebbero stati autorizzati attraverso interpretazioni delle norme urbanistiche favorevoli agli operatori privati. Le indagini hanno portato a decine di procedimenti, al blocco di numerosi cantieri e a una profonda revisione delle procedure amministrative comunali. Per i sostenitori della magistrata, questa attività rappresenta la dimostrazione della sua indipendenza e della capacità di affrontare centri di potere consolidati. Per i critici, invece, è proprio il motivo per cui la sua candidatura viene considerata problematica.

