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Definire un magistrato “toga rossa”? Non è reato. Anzi, può essere un elogio

Definire un magistrato una “toga rossa” non è diffamazione, ma anzi, in alcuni contesti, può rappresentare un elogio. Lo si evince da una sentenza con cui la terza sezione penale della Cassazione ha rigettato il ricorso di un pm, il quale aveva chiesto di essere risarcito perchè definito “toga rossa” in un libro dedicato alla storia della lotta armata in Italia

Definire un magistrato una “toga rossa” non e’ diffamazione, ma anzi, in alcuni contesti, puo’ rappresentare un elogio. Lo si evince da una sentenza con cui la terza sezione penale della Cassazione ha rigettato il ricorso di un pm, il quale aveva chiesto di essere risarcito perche’ definito “toga rossa” in un libro dedicato alla storia della lotta armata in Italia. Il tribunale di Milano aveva accolto la sua istanza e stabilito un risarcimento di 5mila euro in favore del magistrato, ma la Corte d’appello del capoluogo lombardo, nel 2010, aveva ribaltato il verdetto, sostenendo che “la censurata espressione di ‘toga rossa’, presa nel contesto di un’ampia trattazione sul periodo dei cosiddetti anni di piombo, non risultava usata in tono denigratorio o dispregiativo, bensi’ piuttosto in senso positivo, ossia per indicare l’atteggiamento di un magistrato inquirente che non si ferma alle apparenze e che gode di una ‘coscienza tranquillamente fiera’”