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Milano
Tribunale, il giorno dopo la strage: lunghe code ai metal detector

Nove in punto del mattino dopo la strage: sulla scalinata che conduce all'ingresso principale del tribunale di Milano la coda supera gia' le cinquanta persone. Gli addetti alla sicurezza fanno passare ogni visitatore al metal detector ed esaminano borse e giacche, mentre nell'atrio vigilano quattro carabinieri. Per rafforzare le misure di sicurezza dopo la follia metodica di Claudio Giardiello sembra che a palazzo di giustizia abbiano scelto l'understatement: nessuno spiegamento esagerato di uomini o mezzi, ma un'applicazione certosina dei controlli gia' esistenti, e pazienza se per entrare si perdono dieci minuti in piu'. La linea sembra quella descritta ieri dal ministro della Giustizia Andrea Orlando, che nella conferenza stampa dopo la strage aveva definito i sistemi tecnologici "perfettamente funzionanti" e di "errori gravi, ma ancora da accertare" nell'applicazione delle procedure.

Un rafforzamento delle procedure, dunque, invece che un rafforzamento massiccio di uomini e mezzi. L'ingresso "maledetto", quello di via Manara riservato a dipendenti e operatori della giustizia, quello dal quale Claudio Giardiello sarebbe entrato con un tesserino falso, e' presidiato da addetti che controllano a vista ogni documento: anche qui un leggero aumento di personale, ma niente misure straordinarie. Gli avvocati si prestano al rituale senza sbuffare, proprio come visitatori e legali che accedono dagli altri due ingressi. Il palazzo di giustizia di Milano sembra reagire alla follia di Giardiello con praticita' spiccia, tutta meneghina.

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