Una nuova guida per la Triennale di Milano, con l’attuale presidente Stefano Boeri, peraltro rinviato a giudizio nell’inchiesta sulla Beic, in scadenza a fine marzo. Un ruolo difficile, delicato, che richiede grande competenza culturale ma anche gestionale ed amministrativa. Visione, in una parola. I nomi che girano sono tanti. Alcuni tramontati. Come quello di Andrèe Ruth Shammah, direttrice artistica del Teatro Parenti, o quello di Carlo Ratti, architetto e ingegnere di livello.
Stefano Zecchi, filosofo, scrittore ed ex professore ordinario di estetica all’Università degli Studi di Milano, è tra i più attenti ed acuti osservatori della vita culturale milanese ed italiana. Frontale gli ha chiesto come vede la partita che si sta giocando in Triennale. Ci ha risposto dimostrando di avere le idee molto chiare. Per il professore veneziano, sarà fondamentale scegliere una linea giovane, che vada a discostarsi dall’operato di Boeri. “Avendo Boeri lavorato come architetto alla Triennale, soffermandosi molto sull’architettura, mi sposterei su un altro profilo – dichiara Zecchi – per sviluppare quest’istituzione in una direzione diversa. La Triennale dovrebbe diventare un luogo in cui si mescolano la tradizione umanistica e quella scientifica”. L’INTERVISTA
Professor Zecchi, lei chi vedrebbe bene per la successione di Boeri alla guida della Triennale?
Avendo Boeri guidato da architetto la Triennale, mi sposterei su un altro tipo di figura per provare a sviluppare la Triennale in una direzione diversa. La Triennale dovrebbe diventare un luogo in cui si mescolano la tradizione umanistica e quella scientifica.
Due i nomi che si sono inseguiti maggiormente in queste settimane. Andreè Ruth Shammah e Carlo Ratti. Cosa ne pensa?
Penso che Shammah abbia già rinunciato all’incarico. Credo che potesse essere un nome interessante, io la conosco bene: è una persona di estrema qualità. Ratti, invece, è un architetto con uno stile molto contemporaneo. Sarebbe bravissimo, ma probabilmente continuerebbe a portare la Triennale nella direzione di Boeri.
Serve quindi un profilo non solo di spessore culturale ma che si sappia occupare anche di architettura e design?
Sarebbe interessante uno sviluppo che tenga più conto del motivo culturale per cui la Triennale era stata pensata e poi costruita. Quest’istituzione dovrebbe rappresentare un incontro tra presente e futuro, con un occhio verso il domani.
Cosa ne pensa delle ultime vicende giudiziarie in cui è coinvolto Boeri? È accusato di reati gravi, come quello di turbativa d’asta.
Mi auguro che Boeri dimostri la sua innocenza, ma desidero non entrare nel merito di vicende giudiziarie ancora aperte.
Per il dopo-Boeri è stato fatto anche il suo nome: si sente di escludere una sua guida della Triennale?
Sì, la escludo. Bisogna nominare una persona più giovane, che abbia freschezza. Se avessi quarant’anni di meno, però, lo farei volentieri.

