Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Milano » Ucciso a Rozzano per delle cuffiette da pochi euro, confermati 27 anni di carcere a Daniele Rezza

Ucciso a Rozzano per delle cuffiette da pochi euro, confermati 27 anni di carcere a Daniele Rezza

La Corte d’Assise d’appello di Milano ha ribadito la condanna per il 21enne che uccise Manuel Mastrapasqua per sottrargli un paio di cuffiette da 14 euro. Esclusa soltanto l’aggravante dei futili motivi

Ucciso a Rozzano per delle cuffiette da pochi euro, confermati 27 anni di carcere a Daniele Rezza
Manuel Mastrapasqua: l’ultimo selfie

Resta ferma a 27 anni di reclusione la condanna per Daniele Rezza, il giovane accusato di aver ucciso Manuel Mastrapasqua nella notte dell’11 ottobre 2024 a Rozzano, nel Milanese. La Corte d’Assise d’appello di Milano ha confermato la pena inflitta in primo grado, modificando la sentenza soltanto nella parte relativa all’aggravante dei futili motivi, che è stata esclusa. Mastrapasqua, 31 anni, stava tornando a casa dopo il turno di lavoro in un supermercato di via Farini, a Milano. Era appena sceso dal tram quando venne avvicinato e colpito con una coltellata vicino al cuore. Il bottino della rapina fu un paio di cuffiette wireless del valore di circa 14 euro.

Confermate le accuse di omicidio e rapina

I giudici di secondo grado, Ivana Caputo e Franca Anelli, hanno riconosciuto la responsabilità di Rezza per omicidio volontario aggravato dalla minorata difesa e per rapina aggravata. Le attenuanti generiche sono state considerate equivalenti alle aggravanti. La pena resta dunque quella decisa il 2 luglio 2025 e chiesta anche dalla sostituta procuratrice generale Olimpia Bossi. Confermati inoltre i risarcimenti in favore delle parti civili: la madre e i due fratelli della vittima, assistiti dall’avvocata Roberta Minotti. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro il 20 settembre.

Dopo essere stato fermato, Rezza aveva ammesso di aver avvicinato Mastrapasqua con l’intenzione di rapinarlo. “Quando l’ho visto volevo prendergli tutto: soldi, cellulare, qualsiasi cosa potessi rivendere”, aveva messo a verbale. Dopo l’omicidio, il giovane consegnò le cuffiette al padre, che le gettò, e fu accompagnato alla stazione di Pieve Emanuele. Da lì prese un treno per Pavia e successivamente un autobus diretto ad Alessandria, dove venne bloccato il 13 ottobre 2024.

La perizia: era capace di intendere e di volere

Il processo d’appello era stato riaperto dopo l’accoglimento della richiesta della difesa di disporre una perizia psichiatrica sull’imputato. L’accertamento ha però stabilito che Rezza era pienamente capace di intendere e di volere al momento dei fatti. Secondo la perizia della psichiatra Mara Bertini, il giovane presentava alterazioni nella regolazione delle emozioni e forme di aggressività sia reattiva sia proattiva, considerate clinicamente significative ma non tali da integrare una condizione di infermità mentale sul piano giuridico.

La Corte si è riservata di decidere su una nuova richiesta di accesso alla giustizia riparativa avanzata dalla difesa di Rezza. Una precedente istanza era già stata respinta nel corso del processo di primo grado. Anche questa volta i familiari di Manuel Mastrapasqua si sono opposti alla richiesta. Per loro, il verdetto d’appello conferma il nucleo della sentenza: il trentunenne fu ucciso mentre tornava dal lavoro per una rapina dal valore irrisorio, in un’aggressione che ha segnato profondamente Rozzano e l’intera area milanese.