Un cappello a tese larghissime per i virus. Le idee dei designer anti-Covid
I designer alla prova del virus. Il Comune di Milano li ha chiamati a raccolta. Con una “call” – si legge sul sito di YesMilano, il brand di promozione della città – “rivolta a creativi, designer e progettisti per ripensare il layout degli spazi del commercio, dell’artigianato e di tutti quei luoghi in cui è necessario tutelare la salute di operatori e clienti”. Una commissione composta da Comune stesso, ADI (Associazione per il Disegno Industriale), Scuola del Design del Politecnico, Triennale di Milano e associazioni di categoria del Commercio e dell’Artigianato, si raduna e valuta le proposte. C’è tempo fino al 31 dicembre 2020.
Così, fra i primi progetti selezionati, l’architetto Fabrizio Bianchetti di Omegna (Verbania) si è visto menzionato con il suo “Movida – dispositivo personale per favorire il distanziamento sociale”. Nei fatti un ingombrante “cappello”, o meglio, un “anello” o un “fresbee da calzare in testa o sopra un cappello per individuare un’area circoscritta attorno all’utente di 50 cm”. Così lo definisce il creativo nella relazione che accompagna la proposta, aggiungendo che “L’anello potrebbe essere distribuito all’ingresso delle aree della movida a tutti gli intervenuti e poi a fine serata essere trattenuto, per successive occasioni” anche perché si tratta di un “semplice oggetto, di facile uso, basso costo di produzione, simpatico ed utilizzabile anche post Covid-19 (come elemento di gioco)”. Lo scopo? Ovviamente “il mantenimento del distanziamento sociale, indicato dalle regole di prudenza per la limitazione della diffusione del contagio” e che “sono obiettivamente difficili da mantenere”. Ma per Bianchetti il ragionamento è di una linearità geometrica: “Se tutti i partecipanti alla festa si incontrano con il proprio perimetro delimitato di 50 centimetri non possono avvicinarsi (sommandosi le due aree) a meno di un metro”.
Il “frisbee” distanziometro che prende il nome di “Movida” sarà realizzato “in polietilene o polipropilene utilizzando fino al 100% di materiale riciclato e può essere realizzato in differenti colori”. “Al suo interno possono inoltre essere inseriti in fase di realizzazione dei pigmenti fotoluminescenti, che durante la movida notturna generano “aureole” di colore” si legge nelle schede illustrative della proposta con tanto di tabella per le “ipotesi di colorazioni” e immagini che mostrano persone che brindano durante un happy hour mantenendo la distanza di sicurezza grazie al dispositivo.
“Movida” è una delle 11 proposte progettuali selezionate dalla Commissione valutatrice all’interno di “Post Covid Design” e pubblicate sul sito di YesMilano. Fra “sistemi modulari componibili in Betulla” che servono a “rendere funzionale la disposizione degli spazi senza necessariamente creare barriere”, passando per il contapersone “Ritornello” utile per “per misurare gli ingressi e le uscite nei luoghi dove la capienza costituisce un requisito per la fruizione in sicurezza degli utenti”, arrivando infine agli “indicatori pedonali” di “segnaletica orizzontale” che servono a regolare il flusso di pedoni su marciapiedi o attraversamenti senza creare ingorghi, c’è anche chi pensa alle persone diversamente abili. È il caso dell’apriporta immaginato per coloro che hanno una funzionalità parziale o compromessa delle mani oppure per chi vuole ridurre le possibilità di contagio batterico e virale causato dal contatto mano-maniglia. L’apriporta consente infatti di girare la maniglia e tirare la porta con l’avambraccio e non con la mano ed è stato realizzato attraverso “Grippos”: si tratta di “un configuratore parametrico online per creare oggetti personalizzati e stampabili in 3D” pensato come servizio “per chi è al centro del processo di acquisizione dell’autonomia personale con diversi livelli di abilità, con bisogni differenti, muovendosi nell’ambito del design for All”.
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