Le giovani donne italiane ridefiniscono il significato del lavoro, spostando il baricentro dalla sola sicurezza economica alla realizzazione personale, all’autonomia e alla qualità della vita: è quanto emerge dall’indagine “Lavoro, Denaro & Libertà”, su un campione di 2.835 donne tra i 14 e i 30 anni dal prof. Furio Camillo (Webboh Lab) per il Fondo Filantropico Bruno Frizzera, in collaborazione con FEduF e il progetto Sei di Più- educazione finanziaria per la parità e l’inclusione.
Passione e identità battono la stabilità economica
Il dato più netto riguarda le priorità professionali: il 52,7% delle giovani donne che hanno risposto all’indagineindica come aspetto più importante un lavoro che piaccia e consenta di esprimere se stesse, a fronte del solo 6,5% che mette al primo posto la stabilità e la sicurezza. Ne emerge un cambio di paradigma che interessa da vicino trasversalmente il mondo dell’informazione, delle imprese e della formazione: per una parte ampia delle nuove generazioni femminili, il lavoro non è solo reddito, ma sempre di più anche identità, coerenza e possibilità di scegliere.
Grandi ambizioni, ma il futuro fa paura
A questa tensione aspirazionale si accompagna però una forte area di incertezza. Solo il 32,1% pensa che riuscirà sicuramente a trovare il lavoro desiderato; mentre il 29,6% ammette di non sapere se riuscirà a raggiungere questo obiettivo e il 17,6% non ha ancora un’idea chiara del proprio percorso professionale.
Sostenere il talento: la sfida di orientamento e competenze
«Questa ricerca racconta giovani donne che hanno aspettative alte, idee molto precise su che cosa vogliono dal lavoro e una forte domanda di autonomia», dichiara Veronica Stefenelli, disponente del Fondo Filantropico Bruno Frizzera che ha finanziato la ricerca nell’ambito del progetto Sei di Più realizzato insieme a FEduF. «Il punto non è abbassare le loro ambizioni, ma creare le condizioni perché possano trasformarle in scelte sostenibili, consapevoli e concrete. È qui che orientamento, educazione finanziaria e accesso alle opportunità diventano decisivi».
Il binomio denaro-ansia e il gap dell’educazione finanziaria
Anche il rapporto con il denaro restituisce un quadro articolato: le giovani donne associano il denaro soprattutto a responsabilità e possibilità (oltre 8 su 10), ma rimane anche una fonte di ansia, legata al timore di non riuscire a mantenersi economicamente in futuro (oltre 5 su 10). Il luogo prevalente in cui avviene l’educazione finanziaria continua ad essere la famiglia: lo indica il 54,6% delle rispondenti, mentre solo il 5,6% cita scuola o università.
Ostacoli di genere e l’importanza del benessere in ufficio
L’indipendenza economica resta un obiettivo concreto e urgente: per il 20,8% è la priorità principale del presente. Allo stesso tempo, il 35,2% ritiene che le donne incontrino ancora molti più ostacoli nel lavoro, mentre appena il 6,4% percepisce una piena uguaglianza di opportunità. Conta molto anche la qualità delle relazioni. Il 34,7% considera il clima di lavoro l’aspetto prioritario in assoluto e un altro 34,6% lo giudica quasi importante quanto lo stipendio, segno che il benessere professionale viene misurato sempre più anche in termini di contesto, rispetto e possibilità di essere sé stesse.
Strumenti concreti per trasformare i desideri in autonomia
«L’educazione finanziaria è oggi una leva fondamentale per trasformare aspirazioni e talento in autonomia reale», sottolinea Giovanna Boggio Robutti, Direttrice Generale di FEduF. «Questa ricerca mostra chiaramente che le giovani donne hanno consapevolezza, desiderio di indipendenza e visione. Il passo decisivo è accompagnarle con strumenti concreti, competenze e opportunità, per permettere loro di costruire il proprio futuro con maggiore sicurezza e libertà».
I quattro profili: dall’idealismo puro al pragmatismo disincantato
La ricerca individua, infine, quattro modi ricorrenti di vivere il rapporto con il lavoro e con il denaro. Il gruppo più ampio è composto da coloro che vengono definite “idealiste identitarie” (33,5%): giovani donne per cui il lavoro è centrale, deve avere un’anima e riflettere valori e passioni personali, senza ridursi a semplice strumento economico. Seguono coloro che vengono definite “pragmatiche fredde” (29,2%), che guardano al lavoro in chiave razionale e strumentale, come mezzo per ottenere sicurezza e risultato; coloro che vengono definite “identitarie performative” (19,7%), che intrecciano autorealizzazione, performance e indipendenza economica; e infine coloro che vengono ricondotte all’equilibrio disincantato” (17,6%), per cui il lavoro è soprattutto un mezzo da tenere in equilibrio con tempi, libertà personale e qualità della vita.
Colmare lo scarto tra sogni e realtà: il ruolo delle istituzioni
Nel loro insieme, questi quattro profili delineano altrettante “grammatiche” dell’indipendenza femminile: assente, funzionale, programmatica e aspirazionale-incompiuta. Proprio quest’ultima – la più numerosa – mette in luce un idealismo forte ma spesso privo di strumenti adeguati: un terzo delle giovani donne chiede un lavoro coerente con i propri valori, ma non sempre dispone di competenze finanziarie e supporti sufficienti per trasformare questa spinta in autonomia concreta. È nello scarto tra aspirazioni e possibilità reali che orientamento, educazione finanziaria e accompagnamento possono fare la differenza, dando continuità alla missione del Fondo Filantropico Bruno Frizzera e dei partner della ricerca.

