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Un lavoro che piace conta più del posto fisso: per il 52,7% delle giovani donne italiane l’attività ideale deve permettere di realizzarsi. L’indagine

I risultati dell’indagine “Lavoro, Denaro & Libertà” condotta da Furio Camillo (Webboh Lab) per Fondo Filantropico Bruno Frizzera, con FEduF e il progetto “Sei di Più – Educazione finanziaria per la Parità e l’Inclusione”

Un lavoro che piace conta più del posto fisso: per il 52,7% delle giovani donne italiane l’attività ideale deve permettere di realizzarsi. L’indagine

Le giovani donne italiane ridefiniscono il significato del lavoro, spostando il baricentro dalla sola sicurezza economica alla realizzazione personale, all’autonomia e alla qualità della vita: è quanto emerge dall’indagine “Lavoro, Denaro & Libertà”, su un campione di 2.835 donne tra i 14 e i 30 anni dal prof. Furio Camillo (Webboh Lab) per il Fondo Filantropico Bruno Frizzera, in collaborazione con FEduF e il progetto Sei di Più- educazione finanziaria per la parità e l’inclusione.

Passione e identità battono la stabilità economica

Il dato più netto riguarda le priorità professionali: il 52,7% delle giovani donne che hanno risposto all’indagineindica come aspetto più importante un lavoro che piaccia e consenta di esprimere se stesse, a fronte del solo 6,5% che mette al primo posto la stabilità e la sicurezza. Ne emerge un cambio di paradigma che interessa da vicino trasversalmente il mondo dell’informazione, delle imprese e della formazione: per una parte ampia delle nuove generazioni femminili, il lavoro non è solo reddito, ma sempre di più anche identità, coerenza e possibilità di scegliere.

Grandi ambizioni, ma il futuro fa paura

A questa tensione aspirazionale si accompagna però una forte area di incertezza. Solo il 32,1% pensa che riuscirà sicuramente a trovare il lavoro desiderato; mentre il 29,6% ammette di non sapere se riuscirà a raggiungere questo obiettivo e il 17,6% non ha ancora un’idea chiara del proprio percorso professionale.

Sostenere il talento: la sfida di orientamento e competenze

«Questa ricerca racconta giovani donne che hanno aspettative alte, idee molto precise su che cosa vogliono dal lavoro e una forte domanda di autonomia», dichiara Veronica Stefenelli, disponente del Fondo Filantropico Bruno Frizzera che ha finanziato la ricerca nell’ambito del progetto Sei di Più realizzato insieme a FEduF. «Il punto non è abbassare le loro ambizioni, ma creare le condizioni perché possano trasformarle in scelte sostenibili, consapevoli e concrete. È qui che orientamento, educazione finanziaria e accesso alle opportunità diventano decisivi».

Il binomio denaro-ansia e il gap dell’educazione finanziaria

Anche il rapporto con il denaro restituisce un quadro articolato: le giovani donne associano il denaro soprattutto a responsabilità e possibilità (oltre 8 su 10), ma rimane anche una fonte di ansia, legata al timore di non riuscire a mantenersi economicamente in futuro (oltre 5 su 10). Il luogo prevalente in cui avviene l’educazione finanziaria continua ad essere la famiglia: lo indica il 54,6% delle rispondenti, mentre solo il 5,6% cita scuola o università.

Ostacoli di genere e l’importanza del benessere in ufficio

L’indipendenza economica resta un obiettivo concreto e urgente: per il 20,8% è la priorità principale del presente. Allo stesso tempo, il 35,2% ritiene che le donne incontrino ancora molti più ostacoli nel lavoro, mentre appena il 6,4% percepisce una piena uguaglianza di opportunità. Conta molto anche la qualità delle relazioni. Il 34,7% considera il clima di lavoro l’aspetto prioritario in assoluto e un altro 34,6% lo giudica quasi importante quanto lo stipendio, segno che il benessere professionale viene misurato sempre più anche in termini di contesto, rispetto e possibilità di essere sé stesse.

Strumenti concreti per trasformare i desideri in autonomia

«L’educazione finanziaria è oggi una leva fondamentale per trasformare aspirazioni e talento in autonomia reale», sottolinea Giovanna Boggio Robutti, Direttrice Generale di FEduF. «Questa ricerca mostra chiaramente che le giovani donne hanno consapevolezza, desiderio di indipendenza e visione. Il passo decisivo è accompagnarle con strumenti concreti, competenze e opportunità, per permettere loro di costruire il proprio futuro con maggiore sicurezza e libertà».

I quattro profili: dall’idealismo puro al pragmatismo disincantato

La ricerca individua, infine, quattro modi ricorrenti di vivere il rapporto con il lavoro e con il denaro. Il gruppo più ampio è composto da coloro che vengono definite “idealiste identitarie” (33,5%): giovani donne per cui il lavoro è centrale, deve avere un’anima e riflettere valori e passioni personali, senza ridursi a semplice strumento economico. Seguono coloro che vengono definite “pragmatiche fredde” (29,2%), che guardano al lavoro in chiave razionale e strumentale, come mezzo per ottenere sicurezza e risultato; coloro che vengono definite “identitarie performative” (19,7%), che intrecciano autorealizzazione, performance e indipendenza economica; e infine coloro che vengono ricondotte all’equilibrio disincantato” (17,6%), per cui il lavoro è soprattutto un mezzo da tenere in equilibrio con tempi, libertà personale e qualità della vita.

Colmare lo scarto tra sogni e realtà: il ruolo delle istituzioni

Nel loro insieme, questi quattro profili delineano altrettante “grammatiche” dell’indipendenza femminile: assente, funzionale, programmatica e aspirazionale-incompiuta. Proprio quest’ultima – la più numerosa – mette in luce un idealismo forte ma spesso privo di strumenti adeguati: un terzo delle giovani donne chiede un lavoro coerente con i propri valori, ma non sempre dispone di competenze finanziarie e supporti sufficienti per trasformare questa spinta in autonomia concreta. È nello scarto tra aspirazioni e possibilità reali che orientamento, educazione finanziaria e accompagnamento possono fare la differenza, dando continuità alla missione del Fondo Filantropico Bruno Frizzera e dei partner della ricerca.