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Milano

di Alessandro Sidoli,
Presidente di Assobiotec-Federchimica

Stupore e indignazione. È questa la nostra reazione - come Associazione di imprese biotecnologiche impegnate anche sul fronte della ricerca e sviluppo di nuovi vaccini innovativi - di fronte alla sentenza del Tribunale del Lavoro di Milano che ha riconosciuto per un bambino affetto da autismo un nesso causale fra la sua malattia e un vaccino esavalente iniettatogli nel 2006 e, per questo, ha concesso un vitalizio da parte del Ministero della Salute. Il nostro pensiero è subito andato al caso Stamina: anche in quel caso sono stati i giudici ad autorizzare trattamenti che non avevano alcun fondamento scientifico.

La sentenza del giudice del lavoro di Milano ha infatti alla base una motivazione priva di evidenze scientifiche, e rischia di seminare tra l'opinione pubblica dubbi e incertezze, gettando fango sui vaccini e innescando pericolosi allarmismi. Diciamolo molto chiaramente: la comunità scientifica e i dati di farmacovigilanza escludono ogni connessione tra vaccinazioni e autismo. I vaccini sono prodotti biologici e biotecnologici frutto di una ricerca lunga e complessa di almeno 12 anni prima di essere somministrati a soggetti sani con lo scopo di potenziare il sistema immunitario ed evitare le malattie

I dati del Ministero della Salute dello scorso settembre parlano di una preoccupante flessione delle coperture medie nazionali riguardanti quasi tutte le vaccinazioni, con valori che hanno raggiunto il livello più basso degli ultimi 10 anni e ogni anno in media 5mila genitori in più decidono, nonostante l'obbligo, di non far vaccinare i propri bambini.

Questo andamento, conseguenza, per larga parte, delle campagne anti-vaccinazioni, non può essere ignorato, e non possono passare inosservati i timori espressi dai pediatri e dagli esperti delle principali società scientifiche del settore igiene e prevenzione.

Mi preme ricordare il monito lanciato più volte dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, in particolare lo scorso marzo in relazione al caso della procura di Trani sul presunto nesso causale tra la somministrazione dei vaccini e lo sviluppo della sindrome autistica. "Finché non sussistono evidenze scientifiche", aveva affermato il ministro, "dobbiamo preservare la sicurezza dei bambini e la salute collettiva. E le evidenze scientifiche non le fanno i tribunali ma gli scienziati con ricerche e approfondimenti, e noi ci atteniamo a queste evidenze scientifiche". Le "sentenze contro la scienza", che inducono le persone a non vaccinarsi, generano così un impatto gravissimo sulla salute pubblica e non vi è "alcuna evidenza certa ed unanimemente riconosciuta dalla comunità scientifica internazionale attestante la pericolosità di vaccini somministrati a carico del Servizio Sanitario Nazionale".

Gli esperti igienisti della Società di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI) hanno poi instancabilmente parlato di "teorie infondate" e ricordato come anche l'OMS sia intervenuta a difesa delle vaccinazioni, pubblicando sul suo sito internet un vademecum sull'assenza di correlazione tra il vaccino contro morbillo-parotite-rosolia (MPR) e gli altri vaccini dell'infanzia e i disordini dello spettro autistico.

È bene ricordare soprattutto che la vicenda della presunta correlazione tra autismo e vaccini trae origine da una frode, ovvero lo studio del medico inglese Andrew Wakefield, poi radiato dall'albo dei medici britannico  con la motivazione di essere "viziato da pregiudizi ideologici, interessi economici e realizzato con pazienti reclutati attraverso gruppi di anti vaccinatori".

In situazioni come questa, è fondamentale ribadire le evidenze e le conquiste in campo medico e di salute collettiva che i vaccini hanno permesso di raggiungere e quanto i vaccini hanno contribuito a combattere le malattie infettive, con risultati assolutamente straordinari.

Infatti, nulla ha permesso di migliorare la salute generale delle popolazioni più di quanto abbiano fatto i vaccini, secondi solo alla potabilizzazione delle acque in termini di riduzione della mortalità umana.

Le vaccinazioni hanno fornito un contributo fondamentale alla riduzione dell'incidenza di numerose malattie e della mortalità ad esse associata. Hanno permesso di eradicare il vaiolo nel mondo e di eliminare la polio in Europa, e offrono protezione per circa 30 patologie prevenibili. I vaccini assicurano protezione per il singolo e al contempo per la comunità: vaccinando una parte di una popolazione si fornisce una protezione indiretta anche per i soggetti non vaccinati grazie all'“effetto gregge”. Il valore della vaccinazione non è poi soltanto sociale, ma anche economico. La vaccinazione è uno strumento chiave di cui i governi potrebbero usufruire per vincere alcune delle loro sfide più grandi. Investire nei vaccini consente, infatti, di liberare risorse da reinvestire in cure, ricerca ed innovazione, dunque si tratta di un "investimento" -  e non un costo – a tutto vantaggio della salute, della crescita e dell’efficienza del Sistema Sanitario.

Secondo le stime dell’Oms la mortalità nel mondo per il morbillo è scesa da oltre 560mila casi nel 2000 a 122mila nel 2012, con almeno 13,8 milioni di morti prevenute dai vaccini in questo arco di tempo. “Nonostante il miglioramento sia impressionante – spiegano gli esperti dell’Oms – i progressi verso la totale eliminazione della malattia non sono omogenei nel mondo, e il morbillo continua a essere una minaccia globale. Cinque delle sei regioni dell’Oms hanno ancora epidemie, e Africa, Mediterraneo orientale ed Europa non riusciranno a raggiungere gli obiettivi di eliminazione previsti entro il 2015”.

Nel 2013 in Europa i casi di morbillo sono stati 10.271 concentrati in Germania, Italia, Paesi Bassi, Romania e Regno Unito, i morti sono stati tre e otto i casi di encefalite acuta.

Non solo: l'Italia vanta un posizionamento assai competitivo nel campo della ricerca e produzione di vaccini, come dimostrato recentemente anche nel caso del vaccino anti-Ebola in fase di sperimentazione negli Stati Uniti, che è stato sviluppato dall'impresa biotech Okairos nei propri laboratori di ricerca a Pomezia.

Non possiamo consentire che teorie infondate e prive di qualsiasi presupposto scientifico e clinico possano esporre la popolazione a rischi seri e concreti, distraendoci da quel che rischiamo davvero. Dobbiamo ripristinare un contesto di normalità, nel quale la sicurezza e l’efficacia di ogni presidio preventivo o terapeutico devono essere valutate in ambito scientifico e clinico, all’interno di un corretto quadro regolatorio, e non dai Tribunali. Questi ultimi, quando chiamati a giudicare casi di specie, si affidino a riferimenti scientifici e accertati a livello internazionale e non a leggende metropolitane. Nell'interesse di tutti.

Assobiotec è l'Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie

Tags:
vaccini







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