Il bel Reneè voleva rimettersi in attività. Almeno stando all’ordinanza di custodia cautelare del gip di Napoli Maria Vittoria Fischini emessa su richiesta del pm della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea Cesare Sirignano che lunedì ha portato all’arresto di 18 persone, tra cui la moglie dello stesso Vallanzasca, tra la Ciociaria e Caserta. Il progetto era di mettere in piedi il commercio con il gruppo camorristico dei Perfetto, nato dal disciolto clan La Torre di Mondragone.
Dalle intercettazione si evince che Vallanzasca intende aderire al progetto, malgrado il timore per la scadenza, il maggio, del permesso di lavoro. Vallanzasca riesce a trovare anche un locale per la vendita, nella zona Navigli di Milano, e nella conversazione fa intendere di essere fiducioso nel successo del progetto perché la mozzarella è di ottima qualità (“…se è come quella (m

ozzarella) che mi avete fatto magiare giù…”). La circostanza fa comprendere agli inquirenti che Vallanzasca violando le prescrizioni a cui era sottoposto, si era recato a Mondragone.
Il “progetto Mozzarella”, però, alla fine, non si realizza: Italo Zona, a causa di un intervento al ginocchio, è costretto a rallentare e, nel frattempo, sopraggiunge la revoca, il 22 agosto, del permesso di lavoro, perché l’ex bandito violava le regole di utilizzo del beneficio, in particolare per incontrarsi segretamente con una donna. La commercializzazione della mozzarella mondragonese a Milano fu comunque avviata, ma da Giuseppe Perfetto, a capo dell’omonimo gruppo camorristico, con la collaborazione della moglie di Renato Vallanzasca, Antonella D’Agostino. Entrambi sono raggiunti da provvedimenti d’arresto.

