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Vannacci agita il centrodestra. E Legnano diventa un laboratorio verso Milano 2027

Nel ballottaggio del Comune del Milanese la lista sostenuta da Futuro Nazionale appoggia il candidato del centrodestra contro il sindaco uscente Lorenzo Radice. Uno schema che potrebbe anticipare il dilemma sotto la Madonnina, dove il generale ribadisce la volontà di presentare un proprio candidato

Vannacci agita il centrodestra. E Legnano diventa un laboratorio verso Milano 2027

A prima vista è “solo” il ballottaggio dell’unico Comune del Milanese chiamato di nuovo alle urne domenica 7 e lunedì 8 giugno. In realtà Legnano può diventare molto di più: un piccolo laboratorio politico per il centrodestra in vista della partita più grande, quella delle comunali di Milano del 2027. Il punto non è soltanto la sfida tra il sindaco uscente di centrosinistra Lorenzo Radice e il candidato del centrodestra Mario Almici. Il vero elemento politico è l’apparentamento ufficiale tra Almici e Carolina Toia, candidata al primo turno con una lista civica sostenuta da Futuro Nazionale, la formazione del generale Roberto Vannacci.

Toia, già consigliera regionale e volto conosciuto in città, si era autosospesa dalla Lega e aveva scelto una corsa autonoma. Al primo turno ha raccolto il 10,28% dei voti: più della lista della Lega, rimasta poco sopra il 6%. Un risultato che ha trasformato il suo pacchetto di consensi in un possibile fattore decisivo per il secondo turno. La fotografia di partenza è chiara. Radice, sostenuto dal centrosinistra, arriva al ballottaggio dal 43,10%. Almici parte invece dal 39,86%, ma prova a colmare il divario grazie all’accordo con Toia e con l’area vannacciana.

Sul fronte opposto, invece, non si è chiuso l’apparentamento tra Radice e Federico Amadei, candidato sostenuto al primo turno da Osservatorio Civico, Movimento 5 Stelle, Avs e Rifondazione comunista, fermatosi al 6,75%. Un dettaglio non secondario: mentre il centrodestra prova a compattare anche l’area più radicale alla propria destra, il centrosinistra si presenta al secondo turno senza un’intesa formale con il suo concorrente progressista. È qui che la sfida legnanese acquisisce un interesse particolare. Se l’alleanza tra centrodestra e Futuro Nazionale dovesse funzionare, lo schema potrebbe essere letto come un precedente. Se invece dovesse rivelarsi indigesto per una parte dell’elettorato moderato, diventerebbe un avvertimento.

Vannacci e Milano: il nodo che il centrodestra non può più rinviare

Il caso Legnano esplode proprio nei giorni in cui Roberto Vannacci ha riaperto il dossier Milano. Il generale ha ribadito l’intenzione di presentare Futuro Nazionale alle comunali del 2027 “come partito, come squadra” e con “un autorevole candidato sindaco”. La linea è chiara: esserci, pesare, non limitarsi a una presenza simbolica. Il messaggio ha messo in fibrillazione il centrodestra milanese. Perché Milano è già una partita complicata. Il centrosinistra, dopo le vittorie iniziate nel 2011, parte ancora da una posizione di vantaggio politico e amministrativo. Per il centrodestra ogni divisione rischia di diventare un regalo all’avversario. E una candidatura autonoma di Vannacci potrebbe drenare voti proprio nell’area più identitaria, in particolare alla Lega e a Fratelli d’Italia, rendendo più difficile arrivare competitivi al ballottaggio.

Il problema, però, è speculare: imbarcare Vannacci dentro la coalizione può aiutare a non disperdere voti a destra, ma può anche rendere più difficile l’operazione opposta, cioè allargare il campo verso il centro e verso l’elettorato civico moderato, considerato decisivo per provare a vincere a Milano.

Centrodestra diviso tra inclusione e allargamento al centro

Le reazioni dei partiti milanesi raccontano bene il dilemma. In Fratelli d’Italia prevale una posizione di prudente apertura. Come spiega il Corriere, Riccardo Truppo, capogruppo in Consiglio comunale, ha spiegato che il centrodestra non deve “snaturarsi” e deve restare saldo attorno al proprio Dna, ma ha anche aggiunto che, di fronte alla competizione elettorale, non si dovrebbe escludere nessuno se su alcuni punti del programma dovesse esserci una convergenza. Ancora più esplicito il ragionamento della Lega. Alessandro Verri considera Futuro Nazionale già “di fatto nel centrodestra”, perché una corsa autonoma alle comunali di Milano “farebbe soltanto un favore alla sinistra”. È il ragionamento più pragmatico: meglio un’alleanza scomoda che un’altra sconfitta. Anche perché, nel recinto leghista, la concorrenza di Vannacci è percepita come reale.

Molto diversa la linea di Forza Italia. Il coordinatore Alessandro Sorte ha risposto con un netto “no” all’ipotesi di imbarcare Vannacci nella coalizione, rivendicando da tempo la proposta di una candidatura civica capace di allargare il perimetro verso il centro. L’obiettivo è parlare a quell’elettorato moderato che a Milano può fare la differenza e che difficilmente verrebbe attratto da una coalizione troppo schiacciata su parole d’ordine identitarie. Sulla stessa lunghezza d’onda, pur senza nominare direttamente il generale, Noi Moderati ha preso le distanze da “populismi” e “slogan inutili”, sostenendo che non siano la risposta alle esigenze di una città complessa come Milano.

Il Pd attacca: “A Legnano usano i cittadini come cavie per il 2027”

L’apparentamento di Legnano ha offerto al centrosinistra un argomento politico immediato. Alessandro Capelli, segretario metropolitano del Pd, ha accusato il centrodestra di doppiezza: “L’altro giorno leggevamo dichiarazioni di Lupi, Fontana e dirigenti di Forza Italia per prendere le distanze dalle posizioni estreme di Vannacci. Questi giochini di dire una cosa e fare l’opposto sono stucchevoli”. Poi l’affondo sul significato del voto legnanese: “Zitti zitti, hanno deciso di usare i legnanesi come cavie per gli accordi elettorali in vista del 2027. Se a Legnano il centrodestra dovesse vincere al ballottaggio, Vannacci avrà un ruolo fondamentale nel futuro governo della città. Altro che centrodestra moderato, al primo momento utile corre col cappello in mano da Vannacci”.

La polemica è evidentemente costruita anche in chiave milanese. Il Pd prova a inchiodare il centrodestra a una contraddizione: presentarsi come coalizione moderata e civica a Milano, ma accettare l’appoggio vannacciano quando serve a vincere. Una linea d’attacco che, se il tema dovesse riproporsi nel 2027, potrebbe diventare centrale nella campagna elettorale.