Auto elettrica e occupazione, Motus-E: “La transizione vale migliaia di posti di lavoro” - Affaritaliani.it

Auto e Motori

Ultimo aggiornamento: 17:22

Auto elettrica e occupazione, Motus-E: “La transizione vale migliaia di posti di lavoro”

Al Tavolo Automotive al Mimit, l’Associazione avverte: senza una strategia industriale e politiche attive del lavoro, la transizione può tradursi in un forte impatto occupazionale sulla filiera italiana.

di Giovanni Alessi

La transizione dell’industria automotive verso l’elettrico non è soltanto un passaggio tecnologico, ma una trasformazione strutturale

con effetti diretti su occupazione, investimenti e competitività del sistema industriale italiano. È in questo quadro che si inserisce l’intervento di Motus-E al Tavolo Automotive convocato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, alla presenza del ministro Adolfo Urso.

Secondo il presidente di Motus-E, Fabio Pressi, la mancanza di una pianificazione industriale rischia di avere conseguenze rilevanti sul lavoro. La filiera automotive italiana impiega oltre 250 mila addetti tra occupazione diretta e indotto, con una forte concentrazione in attività legate alle motorizzazioni tradizionali. Il progressivo ridimensionamento di questi segmenti, se non accompagnato da investimenti in nuove tecnologie e riconversione produttiva, potrebbe tradursi in un impatto occupazionale significativo nel medio periodo.

Gli scenari elaborati a livello europeo e richiamati nel dibattito industriale indicano una forbice ampia. In uno scenario prudente, caratterizzato da politiche industriali coordinate, incentivi stabili e programmi di riqualificazione, la quota di occupazione a rischio potrebbe limitarsi a circa il 10-15% della forza lavoro della filiera, pari a 25-40 mila addetti, in gran parte compensabili attraverso pensionamenti, mobilità interna e creazione di nuovi profili professionali legati all’elettrificazione, al software e ai servizi energetici.

In uno scenario critico, al contrario, segnato da una transizione disordinata e da investimenti insufficienti, la percentuale di occupazione esposta potrebbe salire fino al 20-25%, con un potenziale impatto su 50-60 mila lavoratori, soprattutto nelle PMI della componentistica endotermica. Un rischio che, secondo Motus-E, potrebbe tradursi non solo in esuberi, ma anche in una perdita strutturale di competenze industriali difficilmente recuperabile.

Il nodo centrale diventa quindi quello della riqualificazione professionale. I dati dell’Osservatorio TEA, presentati al Mimit, evidenziano come la filiera automotive italiana investa meno dei principali competitor europei in innovazione e competenze. La transizione all’elettrico richiede nuove figure professionali – ingegneri del software, tecnici dell’alta tensione, specialisti della gestione dell’energia e dei dati – che non possono essere reperite senza un piano sistemico di reskilling e upskilling della forza lavoro esistente.

In questo contesto, Motus-E richiama la necessità di un collegamento diretto tra politiche automotive e strumenti di sostegno già disponibili. Il PNRR rappresenta una leva strategica per finanziare investimenti industriali, programmi di formazione e politiche attive del lavoro, mentre i fondi europei per la transizione verde e la competitività potrebbero accompagnare la riconversione delle imprese della filiera, riducendo l’impatto sociale del cambiamento tecnologico.

Accanto alle misure per l’offerta, resta centrale il sostegno alla domanda. Incentivi stabili e una revisione della fiscalità sulle flotte aziendali potrebbero sostenere il mercato interno, favorire il rinnovo dei parchi auto e stimolare investimenti lungo tutta la catena del valore, con effetti positivi sull’occupazione e sulla crescita di un mercato dell’usato elettrico più accessibile.

Resta infine il nodo dei costi energetici. In Italia, gli operatori della ricarica pubblica sostengono costi dell’elettricità superiori rispetto ad altri grandi Paesi europei, con ricadute sulla redditività degli investimenti e sulle prospettive occupazionali di un settore ad alto potenziale. Su questo fronte, il ruolo del regolatore viene indicato come decisivo per ristabilire condizioni di competitività.

Per Motus-E, governare la transizione significa integrare politica industriale, politiche del lavoro e strumenti finanziari, trasformando una fase di rischio in un’opportunità di rilancio industriale e occupazionale per l’automotive italiano.

 

Box – Impatto su lavoro e investimenti

Occupazione filiera automotive (Italia)

  • Addetti diretti e indiretti: oltre 250.000

Scenario prudente (transizione governata)

  • Occupazione a rischio: 10-15%
  • Lavoratori coinvolti: 25.000 – 40.000
  • Mitigazione: investimenti, reskilling, nuove professioni EV

Scenario critico (assenza di strategia)

  • Occupazione a rischio: 20-25%
  • Lavoratori coinvolti: 50.000 – 60.000
  • Effetti: esuberi strutturali, perdita competenze, indebolimento filiera

Leve chiave

  • PNRR e fondi UE per riconversione e formazione
  • Incentivi stabili e fiscalità flotte
  • Riduzione costi energetici per la ricarica
  • Politiche attive del lavoro e riqualificazione