Nuove regole sugli autovelox: 712 dispositivi disattivati su 3.305 censiti, ma per le vecchie multe non scatta un annullamento automatico.
La nuova disciplina sugli autovelox ridisegna la rete italiana dei controlli di velocità: su 3.305 dispositivi censiti a livello nazionale, 2.593 risultano omologati e 712 sono stati disattivati perché non conformi al nuovo quadro regolatorio. È la fotografia riportata dall’Osservatorio Coyote sulla base della ricognizione ministeriale del 18 luglio 2026, dopo l’entrata in vigore del D.M. 8 giugno 2026, n. 125.
Il provvedimento, pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’11 luglio ed efficace dal 12 luglio 2026, interviene su omologazione, taratura e verifiche di funzionalità degli apparecchi utilizzati per accertare gli eccessi di velocità. Ma il nuovo quadro non chiude automaticamente il contenzioso sulle multe: secondo la ricostruzione dell’Osservatorio, per valutare un singolo verbale continuano a essere determinanti il tipo di apparecchio, la data dell’accertamento, la documentazione tecnica e lo status del dispositivo.
Il punto è rilevante soprattutto per gli automobilisti che hanno ricevuto una sanzione prima dell’entrata in vigore delle nuove regole. Un autovelox successivamente disattivato non rende infatti automaticamente nullo ogni verbale emesso in precedenza: l’eventuale illegittimità deve essere valutata nel singolo procedimento.
Autovelox, perché omologazione e approvazione restano decisive
Una parte consistente delle controversie degli ultimi anni ruota attorno alla differenza tra approvazione e omologazionedegli apparecchi.
Il tema è stato affrontato dalla Cassazione, tra l’altro, con le ordinanze n. 10505/2024 e n. 12924/2025. Nel quadro ricostruito dall’Osservatorio, nel 2026 si è aggiunta l’ordinanza n. 7374/2026, che attribuisce rilievo anche alla documentazione relativa a omologazione, conformità, funzionalità e taratura del dispositivo.
Nel Nord Italia sono emersi orientamenti non sempre uniformi. In Lombardia, secondo l’analisi, il Tribunale e il Giudice di Pace di Milano hanno annullato accertamenti nei quali non era stata dimostrata l’omologazione. Decisioni sulla stessa linea vengono segnalate anche in Piemonte e Veneto.
Più articolato il caso di Bologna, dove Tribunale e Giudice di Pace avrebbero adottato interpretazioni differenti sulla validità delle sanzioni rilevate attraverso apparecchi approvati ma non omologati.
La conseguenza pratica è che il 12 luglio 2026 diventa una data spartiacque. Gli accertamenti precedenti e quelli successivi all’entrata in vigore del decreto devono essere valutati alla luce del regime applicabile nel momento in cui è stata rilevata l’infrazione.
Toscana prima per incidenza delle disattivazioni
La distribuzione dei dispositivi non conformi cambia sensibilmente da regione a regione.
Tra i territori del Centro, la Toscana presenta, nei dati riportati dall’Osservatorio, una delle incidenze più elevate: 69 autovelox disattivati su 301 censiti, pari al 22,9%. Nel Lazio i dispositivi censiti sono 194 e quelli disattivati 34, cioè il 17,5%, con 28 casi nella sola Città metropolitana di Roma.
Nelle Marche le disattivazioni sono 15 su 91 apparecchi, pari al 16,5%, mentre l’Umbria presenta una situazione più stabile, con 3 dispositivi disattivati su 66, circa il 4,5%.
Anche questi numeri devono però essere interpretati correttamente. La percentuale di apparecchi disattivati indica l’impatto amministrativo della nuova disciplina sul territorio, ma non misura direttamente il numero di multe contestabili o destinate a essere annullate.
Dal Sud alle Isole, impatto più contenuto
Nel Mezzogiorno l’incidenza delle disattivazioni riportata dall’Osservatorio appare generalmente inferiore. La Pugliaconta 60 dispositivi censiti e 7 disattivati, la Sicilia 79 e 8, la Sardegna 31 e 6, mentre in Calabria gli apparecchi sarebbero 56, con quattro disattivazioni.
L’Abruzzo registra invece 97 dispositivi e 12 disattivati ed è una regione particolarmente significativa sul fronte giudiziario perché, secondo la ricostruzione, da un procedimento originato a Pescara deriva l’ordinanza della Cassazione n. 7374/2026.
Più limitato l’impatto in Basilicata e Molise, indicate tra le regioni meno interessate dalle disattivazioni.
Il quadro nazionale resta quindi fortemente differenziato e rende difficile ricondurre tutte le controversie sugli autovelox a una regola unica applicabile automaticamente.
Multe autovelox: cosa cambia dopo il decreto 2026
La conseguenza più importante della riforma è probabilmente lo spostamento dell’attenzione dal semplice status formale del dispositivo a una verifica più ampia delle condizioni nelle quali è stata effettuata la rilevazione.
Nel contenzioso possono assumere rilievo omologazione, taratura, verifiche periodiche di funzionalità, collocazione e segnalazione della postazione, oltre alla capacità dell’amministrazione di produrre la relativa documentazione.
Per Comuni ed enti proprietari delle strade questo significa una maggiore necessità di mantenere tracciabile la regolarità tecnica e amministrativa degli apparecchi. Per gli automobilisti, invece, diventa ancora più importante evitare automatismi: né la presenza di un dispositivo nell’elenco dei disattivati né una controversia giudiziaria relativa a un modello analogo determina da sola l’annullamento della sanzione.
La fotografia dei 712 dispositivi disattivati su 3.305 censiti mostra comunque l’impatto concreto della nuova disciplina sulla rete italiana dei controlli elettronici. Ma il passaggio dal riordino amministrativo alle conseguenze sulle singole multe continuerà a essere deciso caso per caso, anche alla luce dell’evoluzione della giurisprudenza.
Scheda
Normativa: D.M. 8 giugno 2026, n. 125
Entrata in vigore: 12 luglio 2026
Autovelox censiti: 3.305
Dispositivi indicati come omologati: 2.593
Dispositivi disattivati: 712
Toscana: 69 su 301, 22,9%
Lazio: 34 su 194, 17,5%
Marche: 15 su 91, 16,5%
Principali temi giuridici: omologazione, taratura, funzionalità e documentazione
Punto chiave: la disattivazione non comporta automaticamente l’annullamento dei verbali già emessi


