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Belloni, Renault sfida i cinesi con una ricetta molto europea

Belloni, Renault sfida i cinesi con una ricetta molto europea

Arnaud Belloni spiega la strategia Renault: Twingo elettrica, R5, R4, ibrido, cultura di marca e sfida ai nuovi concorrenti.

Una chiacchierata con Arnaud Belloniglobal chief marketing officer di Renault Group, diventa l’occasione per leggere in profondità la nuova fase del marchio francese. Non solo il ritorno di Renault 5Renault 4 e Twingo, ma una strategia più ampia che intreccia elettrificazione, identità europea, cultura di marca e posizionamento commerciale. Per il settore automotive il punto è chiaro: in un mercato affollato da nuovi concorrenti, soprattutto cinesi, la tecnologia non basta più. Servono prodotti riconoscibili, una gamma coerente e una storia credibile da trasformare in valore industriale.

Belloni parte da un dato commerciale: la nuova Twingo elettrica sta partendo meglio del previsto e, in alcuni mercati, addirittura meglio o allo stesso livello della Renault 5, già considerata un successo. L’Italia figura tra i Paesi che stanno contribuendo al buon avvio del modello, un segnale interessante perché il nostro mercato resta più prudente sull’elettrico rispetto al Nord Europa. La Twingo, quindi, non è soltanto una citycar a batteria: è il tassello con cui Renault prova a rendere più accessibile la mobilità elettrica e a rafforzare l’intera famiglia di modelli compatti.

Il dato più rilevante, secondo Belloni, è che Twingo non starebbe sottraendo clienti alla R5. Al contrario, l’arrivo della nuova piccola elettrica avrebbe creato un effetto gamma, dando ulteriore visibilità anche alla Renault 4. È un passaggio importante dal punto di vista industriale: dopo anni di investimenti su piattaforme, batterie, software e immagine elettrica, Renault cerca volumi aggiuntivi senza cannibalizzare i modelli già in listino. In una fase in cui la redditività dell’elettrico resta una sfida per tutti i costruttori europei, la capacità di costruire una gamma complementare può fare la differenza.

La strategia del gruppo francese si muove su due gambe. Da una parte c’è una gamma full electric sempre più ampia, con TwingoRenault 5Renault 4MéganeScénic e Kangoo. Dall’altra restano centrali le motorizzazioni full hybrid e GPL, fondamentali nei mercati dove l’elettrico cresce più lentamente. Belloni distingue nettamente l’Europa del Nord, dove la domanda di auto a batteria è più forte, dal Sud Europa, dove Italia e Spagna continuano a privilegiare soluzioni ibride e più accessibili. È una lettura pragmatica del mercato: la transizione non procede alla stessa velocità ovunque e un costruttore generalista non può permettersi una risposta unica.

Il capitolo delle icone, però, non continuerà all’infinito. Belloni spiega che, con Renault 5Renault 4 e Twingo, Renault considera chiusa la fase delle reinterpretazioni quasi dirette dei modelli storici. Il marchio userà ancora nomi importanti del proprio passato, ma non necessariamente con un approccio neo-retro. Il messaggio è sottile ma rilevante: la nostalgia funziona solo quando è fedele allo spirito originale e quando viene sostenuta da tecnologia e competitività economica. Una R5 deve ricordare la R5, ma deve essere anche un’auto moderna, elettrica, connessa e capace di confrontarsi con le migliori proposte internazionali.

Questo tema diventa ancora più attuale davanti all’avanzata dei costruttori cinesi. Belloni chiarisce che Renault avrebbe comunque realizzato R5R4 e Twingo, indipendentemente dalla pressione asiatica. Tuttavia, ammette che l’arrivo di tanti nuovi marchi con nomi, sigle e design spesso difficili da distinguere rafforza il valore dei brand storici europei. Per un cliente, scegliere una Twingo, una Clio, una Espace o una Renault 5 significa entrare in un universo conosciuto. Ma il vantaggio della memoria non basta: se il prodotto non è tecnologicamente credibile e commercialmente competitivo, il richiamo al passato rischia di diventare un boomerang.

La nuova identità Renault passa anche dalla cultura. Belloni ricorda il legame storico del marchio con l’arte e la fotografia, da Robert Doisneau a Vasarely, autore del celebre logo Renault del 1972. Il gruppo prepara per la fine del 2027 un museo a Flins, dove riunire la collezione storica delle proprie auto e quella di arte contemporanea. Non è solo immagine: in un mercato dove molte vetture rischiano di somigliarsi, la cultura di marca diventa uno strumento di differenziazione. Renault vuole vendere auto, ma anche un’idea di mobilità francese, latina ed europea.

La stessa logica spiega gli investimenti in Roland Garros, nel tennis e nel rugby. Belloni racconta che la scelta è stata fatta sei anni fa, quando Renault sapeva già che avrebbe lanciato modelli più sofisticati, elettrici e ibridi, destinati a un pubblico in parte nuovo, più giovane e con maggiore capacità di spesa. Il tennis e il rugby servono quindi a parlare a clienti coerenti con il nuovo posizionamento del marchio. Allo stesso tempo, Renault rivendica la propria natura di brand popolare, “nel senso nobile del termine”, mantenendo attenzione a inclusione sociale e accessibilità.

Il quadro che emerge è quello di una Renault che non vuole scegliere tra passato e futuro, ma usare entrambi come strumenti industriali. Twingo deve portare l’elettrico verso una fascia più ampia di pubblico, Renault 5 e Renault 4devono consolidare la reputazione del marchio, l’ibrido deve presidiare i mercati più prudenti e la cultura deve dare profondità all’identità del prodotto. La partita, oggi, non si gioca solo sull’autonomia o sul prezzo: si gioca sulla capacità di rendere un’auto desiderabile, comprensibile e credibile in un mercato sempre più complesso.