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BMW tratta con l’UE: prezzo minimo per evitare dazi sulle Mini prodotte in Cina

BMW tratta con l’UE: prezzo minimo per evitare dazi sulle Mini prodotte in Cina

BMW negozia con l’UE un prezzo minimo per sostituire i dazi sulle Mini EV.

La prossima “falla controllata” nel muro tariffario europeo sugli elettrici cinesi potrebbe avere un badge tedesco. Secondo Reuters che cita Handelsblatt (25 febbraio 2026), BMW e Commissione europea sarebbero in trattative per un meccanismo di prezzo minimo di importazione destinato alle Mini elettriche “Made in China”: un’alternativa alle tariffe UE che oggi colpiscono quei modelli. 

Il punto economico è semplice: con un dazio addizionale del 20,7% (oltre al 10% “di base” sulle auto importate), la redditività dei modelli rischia di comprimersi, oppure di scaricarsi sui listini proprio mentre l’Europa prova a far decollare la domanda EV senza perdere competitività industriale. 
Da qui l’ipotesi “floor price”: non un via libera indiscriminato, ma un pavimento di prezzo che, nelle intenzioni di Bruxelles, dovrebbe neutralizzare l’effetto dei presunti sussidi e ridurre il rischio di “compensazioni incrociate” (cioè usare margini/aiuti su un modello per finanziare sconti aggressivi su altri). 

La trattativa BMW arriva dopo un precedente che pesa come un macigno, e ancora una volta parla tedesco. A inizio febbraio, la Commissione ha accettato un’“undertaking” (impegno volontario) per la CUPRA Tavascan prodotta in Cina: vendite sopra un prezzo minimoquota annua di volumi e persino impegni di investimento legati ai BEV in Europa. È il primo caso di esenzione “modellistica” dalle controvailing duties, e ha aperto un canale negoziale che ora può diventare prassi. 

Qui entra in scena la forza della Germania in Europa, non come slogan politico ma come leva industriale. Il fatto che i primi dossier di “de-tariffazione controllata” coinvolgano due colossi tedeschi (prima Volkswagen/Cupra, ora BMW/Mini) segnala la capacità di Berlino di trasformare una misura commerciale in un tavolo di politica industriale: proteggere la base produttiva europea senza “auto-sanzionarsi” sulle catene del valore globali, dove i gruppi europei producono anche in Cina e poi vendono nell’Unione. Non a caso, Reuters ha sottolineato che la prima esenzione è andata a un’azienda europea, un dettaglio che racconta molto dell’equilibrio che Bruxelles sta cercando. 

Per BMW la posta in gioco è doppia. Da una parte, l’urgenza di evitare che il fattore tariffario eroda la competitività commerciale di Mini Cooper Electric e Mini Aceman Electric (costruite in Cina) nel momento in cui il mercato europeo EV resta iper-sensibile al prezzo. Dall’altra, la costruzione di un precedente “replicabile” che permetta a un costruttore europeo di difendere volumi e margini senza rinunciare al contenzioso: la casa bavarese, infatti, sta anche contestando i dazi UE sul piano legale insieme ad altri player. 

Sul piano macro, un eventuale accordo rafforzerebbe l’idea che l’Unione stia evolvendo da una logica di dazio “secco” a una logica di regolazione economica dell’import: prezzi minimi, limiti quantitativi e impegni d’investimento come contropartita. È una formula che tutela l’obiettivo politico (contrastare dumping/sussidi) ma lascia spazio a soluzioni negoziate, e potrebbe spingere altri costruttori – cinesi e non – a bussare alla porta di Bruxelles. In parallelo, la Cina avrebbe ammorbidito la propria posizione permettendo ai costruttori di negoziare individualmente con l’UE: ulteriore segnale che la partita è destinata a moltiplicarsi. 

In Breve

  • Notizia: BMW e Commissione UE trattano un modello di prezzo minimo per Mini EV prodotte in Cina. 
  • Fonte primaria: Reuters (che cita Handelsblatt), 25 febbraio 2026
  • Modelli coinvolti: Mini Cooper Electric e Mini Aceman Electric (produzione in Cina). 
  • Dazio addizionale UE su BMW (EV Cina): 20,7% (oltre al 10% standard). 
  • Precedente chiave: esenzione per CUPRA Tavascan con prezzo minimo + quota annua (accordo/undertaking). 
  • Cornice regolatoria: l’UE ha introdotto i dazi extra a fine ottobre 2024 dopo indagine anti-sovvenzioni. 
  • Scenario: Pechino apre a negoziazioni individuali con Bruxelles; possibile effetto “domino”.