L’inchiesta sull’omicidio di Abderrahim Mansouri potrebbe non fermarsi alla posizione di Carmelo Cinturrino. Mentre il 41enne resta in carcere su disposizione del gip Domenico Santoro, emergono elementi che potrebbero spingere gli inquirenti ad ampliare il perimetro degli accertamenti.
Secondo quanto riportato da Il Giornale, la Questura di Milano avrebbe dichiarato di non essere stata a conoscenza di un fascicolo a carico dell’agente per fatti risalenti al 2024: «Non eravamo a conoscenza di un fascicolo a carico di Cinturrino per fatti del 2024. Non sapevamo nulla né dell’accusa di falso né del video spuntato sul web in questi giorni. Altrimenti […] avremmo preso provvedimenti disciplinari».
Il riferimento è all’arresto, nel dicembre 2024, di un ventenne tunisino poi assolto. In quel procedimento il Tribunale aveva disposto la trasmissione degli atti in Procura per una possibile imputazione di falso, ipotizzando un verbale non veritiero. La vicenda è tornata alla luce solo di recente, anche alla luce di un video che mostrerebbe l’agente intascare una banconota da 20 euro. Che fine abbia fatto quell’imputazione “tra fine 2024 e oggi resta un mistero”, scrive Il Giornale.
Il carcere, i “metodi intimidatori” e le accuse dei colleghi
Intanto il gip ha confermato la custodia cautelare in carcere per Cinturrino, accusato di omicidio volontario per la morte di Mansouri. Nell’ordinanza si parla di gravi indizi di colpevolezza e del rischio che possa inquinare le prove o reiterare condotte violente. Il giudice richiama la ricostruzione dei pm secondo cui l’agente avrebbe sparato al pusher e poi, per sostenere la tesi della legittima difesa, avrebbe collocato accanto al corpo la replica di una pistola. Nell’interrogatorio, il 41enne avrebbe ammesso solo «aspetti che risultavano» già dagli atti, come l’aver «alterato la scena del delitto».
Le testimonianze raccolte parlano anche di «metodi intimidatori» nelle operazioni antidroga, circostanza che l’indagato ha respinto. Quattro colleghi risultano indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso. Le loro dichiarazioni – secondo il gip – troverebbero riscontro in quelle di un frequentatore del boschetto di Rogoredo. Cinturrino ha replicato durante l’interrogatorio: «Smentisco ogni infamità che hanno tirato fuori», riferendosi alle accuse di richieste di denaro e abusi.
Approfondimenti sulla catena di comando al Commissariato Mecenate
È proprio su questo punto che l’inchiesta potrebbe estendersi. Non si escludono procedimenti disciplinari anche nei confronti degli altri quattro agenti indagati. Il capo della Polizia Vittorio Pisani avrebbe già ipotizzato l’avvio di verifiche.
Secondo Il Domani, dai verbali emergerebbe che “tutti sapevano” dei presunti abusi ai danni dei frequentatori del boschetto di Rogoredo, ma nessuno avrebbe denunciato. Da qui la volontà degli inquirenti di fare luce sul contesto lavorativo del Commissariato Mecenate: chi era a conoscenza del modus operandi dell’assistente capo? Godeva di coperture? Fino a quali livelli? L’attenzione potrebbe dunque spostarsi lungo la linea gerarchica interna, per verificare eventuali omissioni di controllo o responsabilità di comando. Anche il Viminale sarebbe orientato ad “andare fino in fondo”, con possibili provvedimenti su eventuali carenze nei controlli che potrebbero coinvolgere i vertici.
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Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha parlato di “impegno rigoroso per capire il prima possibile cosa fosse accaduto”, incontrando i dirigenti della Questura di Milano e ribadendo la “gratitudine per il lavoro che svolgono anche in contesti difficili”.
Il provvedimento del gip sottolinea che “solo il corso delle indagini consentirà di individuare se possano essere ravvisabili circostanze aggravanti”. Una formula che lascia intendere come il quadro sia tutt’altro che definitivo. Tra il fascicolo del 2024 rimasto nell’ombra, le accuse di abusi sistematici nel boschetto e le possibili omissioni interne, l’inchiesta su Cinturrino potrebbe dunque allargarsi oltre la responsabilità individuale, toccando dinamiche organizzative e catena di comando. Un passaggio che, se confermato, trasformerebbe il caso da episodio isolato a verifica strutturale dentro la macchina dei controlli.

