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Federauto: neutralità tecnologica per salvare l’auto UE

Federauto: neutralità tecnologica per salvare l’auto UE
Federauto

Federauto chiede di rivedere il Green Deal Automotive: per Artusi il calcolo della CO2 non è coerente con la decarbonizzazione

La revisione del Regolamento europeo sulle emissioni di CO2 per auto e veicoli leggeri diventa un passaggio decisivo per l’intera filiera automotive. Alla vigilia delle nuove attività in sede europea, Federauto chiede un cambio di metodo: secondo il presidente Massimo Artusi, l’attuale impianto normativo derivato dal Green Deal Automotive sarebbe costruito su un criterio di calcolo delle emissioni non coerente con gli stessi obiettivi europei di decarbonizzazione.

Il punto non è secondario, perché riguarda il modo in cui l’Europa misura l’impatto ambientale dei veicoli e, di conseguenza, orienta investimenti industriali, strategie commerciali, tecnologie ammesse sul mercato e scelte dei consumatori. Oggi, per auto e veicoli commerciali leggeri, la normativa europea considera sostanzialmente le emissioni allo scarico, premiando in modo diretto le tecnologie a zero emissioni locali, in particolare l’elettrico. Secondo Federauto, però, questo approccio rischia di fotografare solo una parte del problema, senza valutare l’intero ciclo energetico che porta il veicolo a muoversi.

La posizione espressa da Artusi si inserisce nel dibattito sulle imminenti attività di revisione del Regolamento CO2 per i LDV, cioè i veicoli leggeri, presso l’Europarlamento e il Consiglio Competitività dell’Unione Europea. Per Federauto, il nodo da sciogliere è l’allineamento tra le diverse normative europee che regolano la transizione energetica nei trasporti. L’associazione dei concessionari ritiene infatti che non sia più sostenibile mantenere criteri differenti per settori che concorrono allo stesso obiettivo climatico.

Il riferimento centrale è il nuovo Regolamento Count Emission, che introduce un metodo uniforme e strutturato per calcolare la CO2 prodotta dalle imprese che svolgono servizi di trasporto. La metodologia indicata si basa sullo standard EN ISO 14083:2023 e utilizza il criterio Well-to-Wheel, cioè “dal pozzo alla ruota”. In pratica, non si limita a considerare ciò che esce dal tubo di scarico, ma tiene conto anche dell’origine dell’energia utilizzata: se proviene da fonti rinnovabili o fossili, e quale impatto genera lungo la catena.

È proprio qui che nasce la critica di Federauto. Per le aziende di trasporto, l’Europa sembra orientarsi verso una misurazione più ampia e realistica delle emissioni. Per le auto nuove, invece, resta dominante un criterio che guarda soprattutto alle emissioni dirette allo scarico. Questo, secondo Artusi, crea una distorsione normativa: da un lato si riconosce che l’impatto climatico dipende dall’intera filiera energetica, dall’altro si impone al mercato automotive una lettura più ristretta, che finisce per favorire una sola tecnologia.

Il tema della neutralità tecnologica torna quindi al centro del confronto. Per Federauto, la riduzione della CO2 non dovrebbe essere perseguita indicando a priori una soluzione prevalente, ma valutando tutte le tecnologie in base al loro contributo effettivo alla decarbonizzazione. In questa prospettiva rientrano non solo i veicoli elettrici, ma anche soluzioni ibride, carburanti rinnovabili, biocarburanti, e-fuel e altre opzioni capaci di ridurre le emissioni lungo l’intero ciclo energetico. Il punto industriale è evidente: una regolazione troppo rigida rischia di comprimere gli investimenti alternativi e di rendere più difficile la transizione per imprese, reti commerciali e consumatori.

La questione riguarda anche la competitività dell’industria europea. Il settore automotive è uno dei comparti più esposti alla trasformazione energetica, ma anche uno dei più sensibili agli effetti economici delle norme. Ogni scelta regolatoria incide su progettazione dei modelli, piani produttivi, componentistica, rete dei fornitori, concessionari, occupazione e prezzi finali. Per questo Federauto chiede che la revisione del pacchetto europeo non sia solo formale, ma entri nel merito dei criteri di misurazione della CO2.

Artusi definisce il Regolamento Count Emission un possibile “game changer”, perché introduce un riferimento metodologico che potrebbe diventare la base anche per altre normative del settore trasporti. La sua applicazione al comparto automotive, secondo Federauto, consentirebbe di costruire standard più coerenti e meno penalizzanti per le diverse tecnologie. Non si tratterebbe di rallentare la transizione, ma di renderla più aderente alla realtà industriale ed energetica.

Il messaggio politico è netto: la decarbonizzazione non può dipendere soltanto da ciò che avviene allo scarico, soprattutto in un sistema energetico europeo ancora caratterizzato da mix nazionali molto diversi tra loro. Un’auto elettrica alimentata con energia rinnovabile non ha lo stesso profilo emissivo di una ricaricata con elettricità prodotta da fonti fossili. Allo stesso modo, un motore termico alimentato con carburanti a basse emissioni o rinnovabili può avere un impatto diverso rispetto a uno alimentato con combustibili tradizionali. Il metodo Well-to-Wheel serve proprio a distinguere questi scenari.

Per Federauto, la revisione del Green Deal Automotive dovrebbe quindi partire da un principio di coerenza. Se l’Europa riconosce ufficialmente una metodologia più completa per misurare le emissioni nei servizi di trasporto, la stessa logica dovrebbe essere trasferita anche ai regolamenti sulle nuove immatricolazioni di auto e veicoli commerciali leggeri. In caso contrario, il rischio è quello di costruire politiche industriali su basi parziali, con effetti diretti sulla capacità del settore di investire, competere e accompagnare davvero la transizione.

La richiesta di Artusi si colloca in un momento delicato per il mercato. I costruttori devono rispettare obiettivi ambientali sempre più stringenti, mentre la domanda di veicoli elettrici procede con velocità diverse nei vari Paesi europei. In parallelo, le reti di vendita si confrontano con margini sotto pressione, incertezza normativa e clienti sempre più attenti al costo complessivo di utilizzo. Per questo la battaglia sul calcolo della CO2 non è solo tecnica: è uno snodo economico e industriale che può incidere sul futuro dell’auto europea.

Tema: revisione del Green Deal Automotive e del Regolamento CO2
Associazione: Federauto
Presidente: Massimo Artusi
Data dichiarazione: 11 maggio 2026
Nodo centrale: incoerenza nel calcolo delle emissioni di CO2
Regolamento citato: Count Emission
Metodo indicato: EN ISO 14083:2023
Criterio richiesto: Well-to-Wheel, dal pozzo alla ruota
Obiettivo: allineare le normative europee sulla decarbonizzazione
Principio sostenuto: neutralità tecnologica
Impatto: industria automotive, trasporti, filiera, investimenti e mercato