Al Centro Storico Fiat la mostra sui 60 anni dell’accordo con l’URSS che portò alla nascita di AutoVAZ e della Lada.
La mostra “Torino-Togliatti 1966-2026. Uno stabilimento grande subito” riporta al centro una delle operazioni industriali più rilevanti della storia dell’automotive europeo: l’accordo con cui Fiat contribuì alla nascita dello stabilimento AutoVAZ sul Volga, trasformando un progetto politico in una fabbrica capace di produrre centinaia di migliaia di auto l’anno. Non è soltanto una ricorrenza storica. È un caso ancora attuale per capire quanto l’industria dell’auto dipenda da tecnologia, organizzazione produttiva, filiere internazionali e rapporti geopolitici.
Allestita al Centro Storico Fiat, proprio nel luogo in cui nel maggio 1966 venne firmato il protocollo tra la casa torinese e l’Unione Sovietica, l’esposizione ricostruisce il passaggio che portò la Fiat 124 a diventare la base industriale della Žigulì, commercializzata poi in molti mercati con il marchio Lada. A firmare l’intesa fu Vittorio Valletta, allora presidente della Fiat. L’accordo venne perfezionato pochi mesi dopo a Mosca, alla presenza del primo ministro sovietico Aleksej Kosygin e del ministro dell’Industria automobilistica Aleksandr Tarasov. Da quel momento prese forma un progetto di dimensioni eccezionali: costruire in pochi anni una fabbrica automobilistica moderna in una città che stava cambiando identità insieme al proprio apparato produttivo.
Il peso dell’operazione si misura nei numeri. Lo stabilimento AutoVAZ nacque come impianto verticale, cioè in grado di produrre internamente quasi tutte le componenti principali dell’auto, con l’esclusione di pneumatici, parti elettriche e vetri. L’investimento viene stimato in circa dieci miliardi di euro attuali, considerando anche il coinvolgimento della componentistica italiana, da Pirelli a Riv e Innocenti. La capacità prevista superava le 600 mila vetture all’anno, con un organico di circa 48 mila addetti tra operai, tecnici e dirigenti. Per l’Unione Sovietica significava accelerare la motorizzazione privata; per l’industria italiana voleva dire esportare know-how, metodi produttivi e competenze di filiera su scala internazionale.
La vicenda va letta anche come un’operazione di diplomazia industriale nel pieno della Guerra fredda. L’auto, bene di consumo per eccellenza, entrava in un contesto economico e politico distante dal mercato occidentale. Eppure la collaborazione tra Torino e Mosca dimostrò che la tecnologia automobilistica poteva diventare terreno di dialogo, anche tra sistemi contrapposti. Il progetto coinvolse tecnici e operai italiani, chiamati a trasferire competenze in un ambiente complesso, tra difficoltà logistiche, clima rigido, standard produttivi da costruire e una città in rapida espansione.
La crescita di Togliatti, ribattezzata così nel 1964 dopo la morte di Palmiro Togliatti, fu parallela a quella della fabbrica. La città passò da circa 60 mila abitanti a oltre 300 mila nel 1979, attirando giovani lavoratori da molte regioni dell’Unione Sovietica. Nel 1970, nel giorno del centenario della nascita di Lenin, uscì dalla linea la prima Žigulì. Nel 1976 la produzione aveva già raggiunto i tre milioni di esemplari, contribuendo in modo decisivo alla motorizzazione del blocco sovietico. La Lada divenne così non solo un prodotto industriale, ma un simbolo di accesso all’automobile per milioni di famiglie.
La mostra non si limita però alla cronologia dell’accordo. Attraverso fotografie, telegrammi, disegni tecnici, relazioni amministrative e corrispondenze conservate negli archivi del Centro Storico Fiat, racconta il lavoro quotidiano dietro la nascita dello stabilimento. Accanto ai documenti storici, il percorso presenta il lavoro di Giovanna Silva e Claudio Giunta, tornati a Togliatti nel 2019 per osservare cosa resta oggi della fabbrica, della città e della memoria di quell’esperienza. Le fotografie degli edifici, le interviste a ex operai ed ex dirigenti e la rilettura dei materiali d’archivio costruiscono un ponte tra industria, paesaggio urbano e memoria sociale.
È proprio questo intreccio a rendere il progetto interessante per il settore auto contemporaneo. La storia di Torino-Togliatti mostra come una piattaforma tecnica, una rete di fornitori e una strategia industriale possano ridisegnare un territorio. In anni in cui l’industria automobilistica torna a confrontarsi con localizzazione produttiva, alleanze internazionali, costi della transizione e controllo delle filiere, l’esperienza Fiat-AutoVAZ conserva un valore concreto: ricorda che l’auto non è mai soltanto un prodotto, ma un sistema economico che coinvolge città, lavoro, tecnologia e politica industriale.
Scheda
Mostra: Torino-Togliatti 1966-2026. Uno stabilimento grande subito
Luogo: Centro Storico Fiat, Torino
Tema: accordo Fiat-URSS per la nascita dello stabilimento AutoVAZ
Data chiave: 4 maggio 1966, firma del protocollo a Torino
Protagonisti: Fiat, AutoVAZ, Vittorio Valletta, Giovanna Silva, Claudio Giunta
Auto simbolo: Fiat 124 / Žigulì / Lada
Capacità produttiva: oltre 600 mila auto l’anno
Occupazione: circa 48 mila addetti
Produzione: tre milioni di vetture raggiunte nel 1976
Valore industriale: trasferimento tecnologico, filiera italiana, motorizzazione sovietica

