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Guerra in Iran, volano le batterie cinesi: +70 miliardi in Borsa

Guerra in Iran, volano le batterie cinesi: +70 miliardi in Borsa
BYD Atto 3EVO

La crisi iraniana spinge i titoli cinesi delle batterie: BYD, CATL e Sungrow guadagnano terreno mentre il mercato scommette su storage e rinnovabili.

La guerra in Iran sta ridisegnando non solo il prezzo dell’energia, ma anche la geografia finanziaria della transizione. Secondo il Financial Times, i tre grandi gruppi cinesi BYD, CATL e Sungrow hanno guadagnato insieme oltre 70 miliardi di dollari di capitalizzazione dall’inizio del conflitto, sovraperformando nello stesso periodo le grandi major petrolifere globali. Il messaggio che arriva dai mercati è netto: in una fase di shock geopolitico, gli investitori tornano a scommettere su batterie cinesi, accumulo energetico e filiere dell’elettrificazione come strumenti di sicurezza economica, non soltanto climatica. 

La logica finanziaria dietro questo movimento è relativamente semplice. Quando una crisi colpisce il cuore del sistema fossile, il mercato premia tutto ciò che può ridurre in prospettiva la dipendenza da petrolio e gas importati. Il protrarsi del conflitto sta mettendo sotto pressione i flussi energetici globali, con forti ripercussioni su petrolio e LNG, mentre l’IEA rileva che in un contesto geopolitico instabile la sicurezza energetica è tornata al centro delle decisioni economiche e che molti Paesi importatori vedono in rinnovabili ed efficienza uno degli strumenti principali per rafforzare la resilienza. 

Il mercato, però, non sta comprando genericamente “green”. Sta premiando un anello preciso della catena: lo storage. Le batterie sono essenziali per rendere più gestibile la produzione intermittente da solare ed eolico e per rafforzare la stabilità delle reti. Le installazioni globali di battery storage sono cresciute del 43% nel 2025 e che il settore è atteso in ulteriore espansione, sostenuto dalla crescita delle rinnovabili, dall’elettrificazione dei consumi e dalla necessità di rendere le reti più affidabili. Nello stesso report si sottolinea anche il dominio cinese nella manifattura, con costi medi globali delle batterie scesi del 90% dal 2010 secondo l’IEA. 

In questo scenario, BYDCATL e Sungrow rappresentano tre facce dello stesso vantaggio competitivo. CATL e BYDsono ormai attori centrali non solo nelle batterie per auto elettriche, ma anche nell’accumulo stazionario, mentre Sungrow presidia l’elettronica di potenza e i sistemi che fanno funzionare in concreto gli impianti di storage e rinnovabili. Era  già  stato evidenziato nel 2024 come i gruppi cinesi delle batterie stessero spostando sempre più capacità industriale verso l’energy storage, un mercato a margini crescenti e sempre più strategico per i sistemi elettrici. 

La componente tecnologica spiega perché il denaro si stia concentrando proprio sui campioni cinesi. BYD, per esempio, ha appena alzato l’asticella della ricarica ultraveloce: secondo Reuters, il nuovo Denza Z9GT per l’Europa può passare dal 10% al 70% in 5 minuti, mentre BYD inizierà a installare i suoi flash chargers in Europa dall’estate. Nel materiale ufficiale dell’azienda si legge inoltre che BYD aveva già installato 4.239 stazioni FLASH Charging in Cina al 5 marzo 2026 e punta ad arrivare a 20.000 entro fine anno. È un salto tecnologico importante, perché abbina velocità di ricarica e sistemi di accumulo integrati per aggirare i vincoli della rete. 

Questo punto è decisivo anche dal lato economico-industriale. Se il mercato teme nuovi shock energetici, allora non bastano più pannelli o turbine: servono infrastrutture capaci di immagazzinare energia, distribuirla meglio e ridurre i colli di bottiglia della rete. E qui la Cina parte in vantaggio. L’IEA osserva che l’energia è ormai un tema di sicurezza nazionale oltre che di competitività, in Europa le utility stanno accelerando sulle rinnovabili proprio per ridurre la dipendenza dalle importazioni. Più il fattore “sicurezza” entra nel conto, più i produttori di batterie e sistemi di accumulo acquistano centralità strategica. 

Va però aggiunta una sfumatura importante. non  viene raccontato un passaggio lineare dal petrolio al pulito. In parallelo al rally borsistico dei titoli legati alle batterie, il segretario esecutivo dell’UN Climate Change, Simon Stiell, vede nella crisi iraniana una lezione sulla vulnerabilità delle economie dipendenti da petrolio e gas, e un motivo per accelerare sulla transizione. Nel  breve termine, alcuni Paesi asiatici stanno persino aumentando il ricorso al carbone per compensare le difficoltà nelle forniture di LNG. In altre parole: il mercato sta premiando una traiettoria di lungo periodo, anche se nel brevissimo il sistema energetico globale continua a reagire in modo disordinato. 

Ed è proprio questo il cuore della partita economica. Il rally di BYD, CATL e Sungrow non significa che la transizione sia già compiuta; significa piuttosto che gli investitori stanno iniziando a prezzare un nuovo paradigma. Non più soltanto decarbonizzazione, ma energia come tema di difesa industriale, autonomia strategica e protezione da shock geopolitici. Se questa lettura prenderà piede, i produttori di batterie cinesi potrebbero trovarsi in una posizione ancora più forte: non solo fornitori della mobilità elettrica, ma infrastruttura essenziale del nuovo ordine energetico. 

In breve

Società al centro del rally: BYD, CATL, Sungrow
Incremento di valore indicato dalla stampa estera: oltre 70 miliardi di dollari di capitalizzazione dall’inizio del conflitto. 
Lettura del mercato: sovraperformance dei titoli legati alle batterie rispetto alle major petrolifere. 
Motore del trend: maggiore attenzione a rinnovabilistorage e sicurezza energetica. 
Dato chiave storage globale: installazioni +43% nel 2025. 
Caso BYD: Denza Z9GT, ricarica 10-70% in 5 minuti; rete flash charging in arrivo in Europa dall’estate. 
Rete BYD in Cina: 4.239 stazioni FLASH Charging installate al 5 marzo 2026; obiettivo 20.000 entro fine anno.