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Hyundai, sciopero totale: fabbriche ferme dopo 10 anni lo scontro sui robot

Hyundai, sciopero totale: fabbriche ferme dopo 10 anni lo scontro sui robot

Lo sciopero Hyundai colpisce la produzione coreana e apre lo scontro su salari, occupazione, robotica e futuro delle fabbriche.

Hyundai Motor affronta il primo sciopero completo nelle fabbriche coreane da dieci anni, con una vertenza che va ormai oltre salari e bonus e investe direttamente produzione, occupazione, robotica e trasformazione tecnologica. Il conflitto riguarda circa 40.000 lavoratori e arriva in una fase delicata per il costruttore, impegnato contemporaneamente nell’elettrificazione della gamma, nell’automazione degli stabilimenti e nel contenimento dei costi industriali.

La mobilitazione nasce dal voto del sindacato Hyundai, che a giugno aveva ottenuto il sostegno dell’86,65% dei 39.668 iscritti, con una partecipazione del 94,15%. Dopo mesi di negoziati senza accordo, gli scioperi parziali si sono progressivamente intensificati fino al fermo completo del 21 agosto 2026, il primo di un’intera giornata dal 2016. Gli stabilimenti di Ulsan, Asan e Jeonju sono coinvolti nell’interruzione, con conseguenze dirette sui volumi prodotti.

L’impatto industriale è già consistente. Prima dello sciopero totale, le fermate accumulate dall’inizio della vertenza avevano determinato ritardi nella produzione per circa 55.200 automobili, con mancati ricavi stimati in oltre 2.300 miliardi di won, circa 1,6 miliardi di dollari. A luglio Hyundai aveva inoltre registrato una flessione del 5,1% delle vendite globali, attribuendo parte del calo proprio alle interruzioni produttive provocate dagli scioperi.

Per un gruppo che lavora su grandi volumi e su una supply chain organizzata secondo programmi produttivi molto serrati, il problema non si limita alle vetture che non escono dalle linee. Un fermo prolungato può propagarsi ai fornitori di componenti, aziende logistiche, società di trasporto e rete commerciale, costringendo l’intera filiera a modificare consegne e programmi. La pressione aumenta soprattutto quando le interruzioni interessano stabilimenti centrali nell’architettura produttiva coreana di Hyundai.

Le richieste economiche restano rilevanti. Il sindacato ha chiesto un aumento della retribuzione base mensile di 149.600 won, un premio collegato alle performance equivalente al 30% dell’utile netto dell’anno precedente, l’incremento dei bonus dal 750% all’800% e l’estensione dell’età pensionabile fino a 65 anni. La posizione dell’azienda è più prudente anche alla luce dell’andamento dei risultati: l’utile operativo dell’esercizio precedente era diminuito del 19,5%, a 11.460 miliardi di won.

Ma l’elemento destinato ad avere conseguenze più profonde per l’industria automobilistica riguarda la sicurezza dell’occupazione di fronte ad AI, automazione e robotica avanzata. Il sindacato vuole maggiori garanzie sull’utilizzo delle nuove tecnologie e sul loro impatto sugli organici. È un tema particolarmente sensibile per Hyundai Motor Group, proprietario di Boston Dynamics e impegnato a portare progressivamente i robot umanoidi nelle attività industriali. Il gruppo prevede di iniziare a utilizzare robot nelle fabbriche statunitensi dal 2028, aprendo una nuova fase nell’automazione della produzione automobilistica.

La vertenza coreana diventa quindi un caso emblematico di una trasformazione che interesserà molti costruttori. La robotizzazione promette di aumentare produttività, sicurezza e continuità delle linee, ma contemporaneamente modifica il fabbisogno di manodopera e le competenze richieste. Il confronto non riguarda più soltanto il numero degli addetti: investe la redistribuzione del valore generato dall’aumento della produttività, la formazione professionale e il ruolo futuro dei lavoratori nelle fabbriche sempre più digitalizzate.

Per Hyundai la questione è particolarmente complessa perché qualsiasi aumento strutturale del costo del lavoro deve essere conciliato con la necessità di finanziare batterie, software, piattaforme elettriche, veicoli definiti dal software e automazione. Allo stesso tempo, un conflitto prolungato rischia di ridurre i benefici degli investimenti industriali attraverso minori volumi, ritardi nelle consegne e maggiore pressione sulla redditività.

Anche i fornitori sono esposti. La filiera automotive coreana comprende numerose aziende che dipendono direttamente dai programmi produttivi di Hyundai e Kia. La stampa coreana ha inoltre riportato le critiche sindacali sulle pressioni per ottenere ulteriori riduzioni dei costi dai componentisti, segnale di come la battaglia sulla competitività si stia trasferendo lungo l’intera catena del valore.

La partita riguarda infine il mercato. Tempi di consegna più lunghi possono indebolire la disponibilità dei modelli nella rete proprio mentre Hyundai affronta una concorrenza crescente, soprattutto da parte dei costruttori cinesi, capaci di combinare prezzi aggressivi, rapidità di sviluppo ed elettrificazione. In questo scenario, mantenere regolare la produzione diventa una componente della competitività tanto quanto tecnologia e prezzo.

Lo sciopero Hyundai assume quindi una dimensione che supera la tradizionale trattativa salariale. Il nodo è stabilire come distribuire costi e benefici della fabbrica automatizzata del futuro, mentre il costruttore deve contemporaneamente proteggere margini, volumi e investimenti. Un equilibrio che potrebbe diventare uno dei principali temi delle relazioni industriali dell’automotive nei prossimi anni.

Scheda

Azienda: Hyundai Motor Company
Lavoratori sindacalizzati: circa 39.700
Favorevoli allo sciopero: 86,65%
Richiesta salariale: +149.600 won al mese
Premio richiesto: 30% dell’utile netto dell’anno precedente
Bonus: richiesta di aumento dal 750% all’800%
Età pensionabile richiesta: fino a 65 anni
Tema strategico: tutela dell’occupazione davanti a AI e robotica
Produzione coinvolta: Ulsan, Asan e Jeonju
Produzione persa stimata: circa 55.200 veicoli
Mancati ricavi stimati: oltre 2.300 miliardi di won