Jeep vince il Car Design Award 2026 nella categoria Brand Design Language. La griglia a 7 feritoie e i passaruota trapezoidali premiati dalla giuria internazionale.
Una griglia a sette feritoie disegnata negli anni Quaranta del secolo scorso. Passaruota trapezoidali pensati per ospitare ruote più grandi su un mezzo militare. Eppure è proprio questo linguaggio nato per necessità bellica, non per estetica ad aver conquistato nel 2026 il Car Design Award nella categoria Brand Design Language, il riconoscimento che la giuria internazionale di giornalisti automotive assegna al team che meglio interpreta innovazione ed eccellenza formale. Il paradosso è evidente: nell’epoca in cui ogni costruttore rincorre un linguaggio visivo “del futuro” superfici scarne, fari a striscia continua, abitacoli che sembrano tablet Jeep vince premiando l’esatto opposto. Non l’invenzione di un nuovo codice, ma la capacità di tenere fede a uno vecchio di ottantacinque anni senza farlo sembrare un reperto.
Il Car Design Award, istituito nel 1984, è ampiamente considerato l’Oscar del design automobilistico mondiale. Non è un premio di gradimento popolare né una classifica di vendite: è un giudizio tecnico di una giuria che valuta la coerenza, l’innovazione formale e la capacità di un linguaggio di marca di rispondere alle sfide della mobilità contemporanea. Che Jeep lo vinca proprio mentre l’intera industria automobilistica affronta la transizione più radicale della sua storia elettrificazione, guida assistita, digitalizzazione dell’abitacolo dice qualcosa di preciso su quale tipo di innovazione la giuria abbia voluto premiare.
Cosa significa vincere senza cambiare
La motivazione del premio è esplicita su questo punto: il design Jeep “non tradisce mai le proprie origini” mentre reinterpreta “elementi semantici inconfondibili” la griglia a sette feritoie, i passaruota trapezoidali trasformandoli in “simboli universali di avventura e libertà”. È un’osservazione che ribalta il pregiudizio comune secondo cui l’innovazione nel design richieda necessariamente discontinuità visiva. Jeep dimostra che si può innovare anche mantenendo lo stesso alfabeto visivo, a condizione di saperlo declinare con intelligenza nelle nuove configurazioni tecniche dalla trazione elettrica all’ibrido plug-in.
Daniele Calonaci, Head of Jeep Design Enlarged Europe, ha descritto questa tensione con una metafora atletica: “La nostra storia è la rincorsa che ci permette di spiccare il salto verso il futuro”. È una formulazione che vale la pena di scomporre. La rincorsa gli ottantacinque anni di eredità non è un peso da portare, ma l’accumulo di energia necessario per il salto. Senza quella rincorsa, l’eredità diventerebbe un vincolo; con essa, diventa la fonte stessa della spinta verso l’innovazione.
“Design to function”: l’estetica come conseguenza, non come obiettivo
Il principio guida dichiarato da Jeep “Design to function” sintetizza una filosofia progettuale che si distingue da gran parte dell’industria contemporanea, dove spesso accade il contrario: una superficie viene disegnata per il suo effetto visivo, e solo dopo si trova una giustificazione funzionale per giustificarla in fase di omologazione e produzione.
Nel caso Jeep, il principio dichiarato è che ogni linea debba prima rispondere a una funzione, e che l’estetica sia la conseguenza non l’obiettivo di quella scelta funzionale. È un approccio che ha radici dirette nella genesi del marchio: la prima Jeep nacque come veicolo militare, dove ogni centimetro di carrozzeria doveva risolvere un problema operativo concreto. Quella logica progettuale, applicata oggi a SUV stradali venduti a clienti civili, produce un linguaggio visivo che appare “autentico” perché effettivamente lo è: i passaruota allargati non sono un effetto stilistico, sono lo spazio necessario per pneumatici di grandi dimensioni; la griglia a feritoie non è un’invenzione decorativa, è l’evoluzione di una soluzione di raffreddamento del motore che risale ai modelli militari degli anni Quaranta.
I quattro pilastri della “ricetta” Jeep
Lo schizzo presentato da Calonaci e dal suo team per illustrare il premio scompone l’identità Jeep in quattro componenti quello che il designer stesso definisce gli “ingredienti” della ricetta del marchio.
Il primo è la Capability: le prestazioni fuoristrada, che restano centrali in ogni nuovo modello Jeep indipendentemente dal posizionamento di mercato. Sbalzi ridotti per ottimizzare gli angoli di attacco e di uscita off-road, altezza da terra elevata per superare rocce e guadi, passaruota trapezoidali dimensionati per accogliere pneumatici di grande diametro, gancio di traino per il recupero in situazioni difficili. Sono specifiche tecniche con conseguenze dirette sul disegno della carrozzeria: un SUV pensato realmente per il fuoristrada ha proporzioni diverse più alto, con sbalzi più corti da un crossover urbano che del fuoristrada conserva solo l’estetica.
Il secondo pilastro è la Protezione. Ogni SUV Jeep integra una superficie di rivestimento avvolgente a 360 gradi per la parte inferiore della carrozzeria, paraurti realizzati in mold-in color tecnica che integra il colore nel materiale plastico stesso, anziché applicarlo come strato di vernice superficiale, garantendo resistenza ai graffi senza necessità di ritocco e componenti in alluminio nei punti più esposti agli urti. Anche il posizionamento dei sensori radar segue questa logica protettiva: collocati in modo da non essere danneggiati in spazi ristretti o a contatto con ostacoli, un dettaglio tecnico invisibile al cliente ma rilevante per i costi di manutenzione nel tempo. Fari, catadiottri e fendinebbia sono incassati nella carrozzeria per resistere ai piccoli urti tipici della guida fuoristrada e urbana.
Il terzo pilastro, la Versatilità, è probabilmente quello più rilevante nell’attuale fase di transizione tecnologica del settore. Jeep dichiara un approccio modulare capace di accogliere BEV, PHEV, Hybrid e ICE sulla stessa architettura di design una scelta che, a differenza di molti costruttori che sviluppano piattaforme dedicate esclusivamente all’elettrico, permette di mantenere coerenza visiva tra le diverse motorizzazioni offerte. In un mercato dove la domanda di elettrificazione cresce a velocità diverse da Paese a Paese, questa flessibilità di motorizzazione sulla stessa base stilistica riduce il rischio commerciale: chi compra una Jeep oggi sa che la riconoscibilità del modello non dipenderà dalla tecnologia di propulsione scelta.
Il quarto pilastro è lo Spazio di carico, conseguenza diretta della tradizionale forma boxy squadrata che caratterizza i SUV Jeep. Questa scelta geometrica, meno aerodinamica rispetto alle forme più filanti di molti SUV concorrenti, privilegia il volume utile interno: la Nuova Compass, citata come esempio nel comunicato, raggiunge 1.560 litri di capacità di carico con i sedili posteriori abbattuti un dato che colloca il modello ai vertici della propria categoria per praticità, a fronte di un compromesso aerodinamico che incide sui consumi a velocità autostradali.
Il significato industriale del premio
Per il settore automotive, il riconoscimento a Jeep ha un valore che va oltre la singola categoria di premio. In un momento storico dove la pressione regolatoria e tecnologica spinge i costruttori verso una progressiva omogeneizzazione delle forme superfici aerodinamicamente ottimizzate, proporzioni dettate dai pacchi batteria, abitacoli digitalizzati che si assomigliano sempre di più tra brand diversi un riconoscimento alla coerenza di un linguaggio storico è anche un segnale di mercato: la differenziazione attraverso l’identità resta un asset competitivo, forse ancora più prezioso oggi che in passato, proprio perché diventa più raro.
I clienti che scelgono una Jeep secondo la stessa logica che la giuria ha premiato non comprano solo un mezzo di trasporto: comprano l’appartenenza a un immaginario di esplorazione e libertà costruito in ottantacinque anni di storia. Quell’immaginario non si trasferisce automaticamente sulle nuove motorizzazioni elettrificate è un lavoro di design e di coerenza che va rinnovato a ogni generazione di prodotto. Il Car Design Award 2026 certifica che, per ora, Jeep ci sta riuscendo.











