La nuova GT elettrica Polestar unisce 884 CV, 678 km e filiera a basse emissioni.
Nel mondo dell’auto elettrica, quasi tutti parlano di autonomia, prestazioni e tempi di ricarica. Polestar, invece, prova a spostare il focus dove ancora in pochi vogliono guardare davvero: dentro la filiera produttiva, nei materiali, nell’energia utilizzata per costruire un’auto, nella sua reale impronta di carbonio. Ed è proprio qui che la nuova Polestar 5 prova a distinguersi.
La GT elettrica a quattro porte non arriva solo con numeri da supercar travestita da granturismo, ma anche con una dichiarazione d’intenti molto chiara. Il marchio svedese ha infatti esteso la pubblicazione delle Valutazioni del Ciclo di Vita (LCA) a tutta la gamma, includendo anche il nuovo modello. Una scelta che punta a rendere più trasparente l’impatto climatico dell’auto fin dalla nascita, cioè dall’estrazione delle materie prime fino alla consegna al cliente.
Per Polestar 5, l’impronta di carbonio cradle-to-gate dichiarata è pari a 23,8 tCO2e. Non è soltanto un dato tecnico: è un messaggio industriale. Significa dire apertamente quanto pesa davvero la produzione di un’auto elettrica e dove bisogna intervenire per ridurre le emissioni in modo concreto. In un settore che troppo spesso si limita a raccontare lo zero emissioni allo scarico, Polestar prova a portare il discorso molto più a monte.
La leva principale, in questo caso, è rappresentata dai materiali. L’alluminio, da sempre uno degli elementi più energivori e più critici sul piano ambientale nella produzione automobilistica, è stato ripensato in modo radicale. Sulla Polestar 5, il 13% dell’alluminio utilizzato è riciclato e l’83% proviene da fonderie alimentate da elettricità rinnovabile. Una strategia che, secondo il costruttore, permette di evitare oltre 14 tCO2e per vettura rispetto a una catena di approvvigionamento tradizionale.
È un intervento che racconta bene la filosofia del progetto: la sostenibilità non viene cercata come elemento di facciata, ma dentro le scelte strutturali che compongono il veicolo. E lo stesso approccio si ritrova anche nella produzione, dove gli stabilimenti coinvolti nell’assemblaggio della Polestar 5, così come quelli dei moduli delle celle e di altri materiali chiave della batteria, utilizzano elettricità rinnovabile. In questo modo si abbassa il peso ambientale non solo del veicolo finito, ma anche dei suoi componenti più strategici.
Poi c’è il tema dell’abitacolo, spesso meno raccontato ma sempre più importante nella costruzione di una vera identità sostenibile. Qui Polestar 5 punta su materiali innovativi e soluzioni circolari. I compositi in fibra naturale sviluppati con Bcomp utilizzano ampliTex™, un materiale a base di lino che si propone come alternativa bio-based alla fibra di carbonio. Il vantaggio è doppio: meno dipendenza da materiali di origine fossile e una riduzione del peso che può arrivare fino al 40% rispetto ai compositi plastici tradizionali.
All’interno trovano spazio anche materiali riciclati come i tappetini in Econyl ottenuti da reti da pesca dismesse e tessuti in PET riciclato. Persino il vano bagagli anteriore è stato progettato secondo una logica circolare, con una struttura monomateriale in PET che semplifica il riciclo a fine vita. Per chi preferisce una finitura più classica, è disponibile anche la pelle Nappa Bridge of Weir, priva di cromo e ottenuta come sottoprodotto naturale dell’industria alimentare.
Ma la parte forse più interessante della nuova Polestar 5 è che questo racconto ambientale non viene costruito a discapito delle prestazioni. Anzi. Il marchio svedese insiste proprio su questo punto: essere più sostenibili non significa rinunciare all’ambizione tecnica. E infatti i numeri della GT elettrica sono tutt’altro che marginali.
La vettura arriva fino a 650 kW, pari a 884 CV, con una coppia massima di 1.015 Nm. Dati che la proiettano in una fascia di altissime prestazioni, coerente con il posizionamento premium del modello. A questi si aggiunge un’autonomia fino a 678 km WLTP, mentre l’architettura elettrica a 800 Volt consente una ricarica in corrente continua fino a 350 kW. Tradotto in uso reale: dal 10 all’80% bastano 22 minuti, un tempo che rende la vettura più adatta anche a un utilizzo di lungo raggio.
Ed è proprio qui che Polestar 5 prova a costruire la propria differenza. Non soltanto con la potenza, non soltanto con il design, non soltanto con la ricarica veloce. Ma con un’idea più ampia di automobile elettrica premium, in cui la prestazione si intreccia con la trasparenza climatica e con una filiera che prova a ridurre davvero il proprio impatto.
In fondo, il punto non è solo quanto va forte una GT elettrica da 884 CV. Il punto è anche come viene costruita, con quali materiali, con quanta energia e con quale responsabilità industriale. In questo senso, Polestar non sta semplicemente lanciando un nuovo modello: sta cercando di cambiare il modo in cui l’industria racconta e misura la sostenibilità.
Se questa impostazione riuscirà a fare scuola, lo dirà il mercato. Ma una cosa è chiara: con Polestar 5, il concetto di auto premium elettrica prova a diventare qualcosa di più completo. Più potente, certo. Ma anche più consapevole.
In Breve
Polestar 5
Tipologia: GT elettrica a quattro porte
Potenza massima: 650 kW / 884 CV
Coppia massima: 1.015 Nm
Autonomia: fino a 678 km WLTP
Architettura elettrica: 800 Volt
Ricarica DC: fino a 350 kW
Tempo di ricarica 10-80%: 22 minuti
Impronta climatica
Impronta di carbonio cradle-to-gate: 23,8 tCO2e
LCA pubblicata: sì
Gamma Polestar con LCA completa: sì
Materiali e produzione
Alluminio riciclato: 13%
Alluminio da fonderie con elettricità rinnovabile: 83%
Emissioni evitate grazie al nuovo sourcing dell’alluminio: oltre 14 tCO2e per vettura
Composito bio-based: ampliTex™ a base di lino
Riduzione materiali fossili: 50% in meno
Riduzione peso rispetto ai compositi plastici tradizionali: fino al 40%
Materiali riciclati interni: Econyl, PET riciclato
Pelle opzionale: Nappa Bridge of Weir senza cromo

