Per Porsche il 2025 è un anno nerissimo: utili giù, margini crollati e Cina in frenata
Per Porsche il 2025 non è stato un semplice esercizio debole, ma un vero punto di rottura. I numeri ufficiali diffusi dal gruppo raccontano un anno di forte deterioramento: i ricavi sono scesi a 36,27 miliardi di euro, l’utile operativo si è fermato a 413 milioni e il margine operativo è precipitato all’1,1%, contro il 14,1% del 2024. Anche le consegne globali hanno rallentato, fermandosi a 279.449 vetture, in calo del 10,1%. Per un costruttore che ha costruito la propria reputazione su redditività elevata e disciplina industriale, è una frenata che cambia il tono del racconto attorno al marchio.
La lettura del momento è piuttosto chiara: il 2025 si sta rivelando per Porsche un anno segnato dal crollo del mercato cinese, dal peso dei dazi e da una strategia sull’elettrico che non ha prodotto i risultati attesi. In questo contesto, il nuovo management è chiamato a impostare un turnaround che passa da modelli ancora più premium e ad alta redditività. Il quadro che emerge è quello di una casa che non sta vivendo una semplice fase ciclica negativa, ma una crisi più profonda, che coinvolge prodotto, mercati di riferimento e posizionamento.
A rendere ancora più violento il colpo ai conti sono stati gli oneri straordinari, pari a circa 3,9 miliardi di euro. Secondo Porsche, il grosso deriva dal riallineamento della strategia prodotto e dal ridimensionamento dell’aziendaper circa 2,4 miliardi, a cui si aggiungono 700 milioni legati alle attività batterie e altri 700 milioni collegati ai dazi statunitensi. Questo significa che il risultato finale non fotografa soltanto una debolezza commerciale, ma anche il costo di una profonda correzione industriale e strategica.
Il nodo più evidente resta però la Cina, che fino a pochi anni fa era uno dei pilastri della redditività Porsche. Nel 2025 le consegne nel Paese sono scese a 41.938 unità, con un calo del 26%, che la casa attribuisce a condizioni molto difficili nel segmento luxury e a una concorrenza sempre più intensa, soprattutto sull’elettrico. Bloomberg osserva che le vendite Porsche in Cina sono ormai scese di oltre il 50% rispetto al picco del 2021, segnale di una perdita di slancio che appare sempre meno congiunturale e sempre più strutturale.
È su questo fronte che la stampa estera coglie la svolta più delicata. Reuters riferisce che il nuovo CEO Michael Leiters intende evitare la guerra dei prezzi sulle EV in Cina e riportare Porsche verso una logica di “value over volume”, puntando su modelli ad alto margine come la 911, su una gamma più semplice e su un maggiore peso della personalizzazione. Il Financial Times aggiunge che il gruppo sta anche valutando nuovi modelli premium per sostenere la ripresa, segno che il management non vuole inseguire i volumi ma provare a ricostruire la redditività dall’alto della gamma.
In altre parole, Porsche sta ammettendo che la traiettoria dell’elettrico, almeno nei tempi e nelle forme immaginate in passato, non ha funzionato come previsto. Già nel 2025 l’azienda aveva annunciato un riallineamento della strategia prodotto, spiegando che la crescita della domanda per le elettriche di fascia alta stava procedendo più lentamente del previsto e che alcune iniziative sarebbero state rinviate o ripensate. La stampa britannica legge questa scelta come una costosa retromarcia che ora impone ulteriori tagli, snellimento organizzativo e una revisione più ampia della struttura aziendale.
Il problema, tuttavia, non riguarda solo il passato ma anche il futuro prossimo. Per il 2026, Porsche prevede un recupero del margine operativo in una forchetta compresa tra 5,5% e 7,5%, quindi ben sopra il livello del 2025 ma ancora lontanissimo dagli standard storici del marchio. La stessa società avverte inoltre che permarranno condizioni molto difficili in Cina, che la politica tariffaria americana continuerà a pesare e che ulteriori effetti una tantum graveranno ancora sui risultati. Tradotto in linguaggio finanziario: il peggio contabile potrebbe essere alle spalle, ma la normalizzazione resta lunga e incerta.
Definire i dati 2025 di Porsche “disastrosi” è quindi giornalisticamente corretto, soprattutto se si guarda al crollo di utile e margini. Ma il quadro che emerge dalla stampa estera è più articolato di una semplice bocciatura: non si tratta soltanto di un marchio che vende meno, bensì di un costruttore premium che sta pagando insieme la frenata cinese, la pressione dei dazi, la revisione della strategia EV e il costo di un nuovo posizionamento industriale. Il 2025, più che un incidente di percorso, appare così come l’anno in cui Porsche ha dovuto riconoscere che il vecchio equilibrio non regge più.

