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Sandro Munari, l’uomo Stratos: Lancia perde un’icona del rally

Sandro Munari, l’uomo Stratos: Lancia perde un’icona del rally

Scompare Sandro Munari: Lancia saluta il simbolo del rally mentre torna nel WRC2.

La scomparsa di Sandro Munari, avvenuta nel weekend a 85 anni (ne avrebbe compiuti 86 il 27 marzo), chiude una stagione irripetibile del motorsport europeo e riapre, per contrasto, una domanda molto attuale: che valore ha oggi la memoria sportiva di un marchio quando torna a investire in competizioni? 

Per Lancia, Munari non è stato soltanto un campione. È stato un asset di reputazione: un volto capace di trasformare un progetto tecnico in mito popolare, quando il rally era il palcoscenico globale dove si costruivano (e si difendevano) le identità dei costruttori. Oggi, mentre il brand ha ufficializzato il ritorno nel FIA World Rally Championship in classe WRC2 con la nuova Ypsilon Rally2 HF Integrale, quel patrimonio torna a pesare come un’eredità “viva”, non un semplice album di ricordi. 

Munari è stato l’uomo delle pagine che contano: nel 1972 vinse il Rallye Monte-Carlo con la Lancia Fulvia Coupé HF, poi firmò un tris consecutivo tra 1975 e 1977 con la Lancia Stratos, contribuendo a spostare l’asse del rally mondiale verso Torino e a scolpire Lancia come riferimento internazionale nelle competizioni su strada. 

Nel 1977 arrivò anche un altro sigillo che, all’epoca, valeva come una consacrazione: la Coppa FIA Piloti (FIA Cup for Rally Drivers), un traguardo che lo rese il primo italiano a imporsi in quella classifica e che consolidò ulteriormente il posizionamento sportivo del marchio. 

È qui che l’analisi “economica” dell’eredità Munari diventa concreta: i suoi successi hanno costruito equity di marca e fiducia tecnologica, due componenti che nel motorsport funzionano come acceleratori di valore anche fuori dalla pista. Lancia lo dice apertamente nella nota di cordoglio, ricordando come le sue vittorie abbiano contribuito a fare del marchio uno dei più vincenti della storia dei rally. E in un momento in cui la competizione è tornata a essere leva di posizionamento (dalla credibilità tecnica al marketing esperienziale), quell’aura diventa un capitale che “torna utile”. 

La CEO Roberta Zerbi lega esplicitamente il passato al presente: definisce Munari uno dei simboli più autorevoli della storia sportiva e lo colloca nell’anno del ritorno ufficiale nel mondiale con il programma WRC2. È un passaggio che conta perché evita la nostalgia fine a sé stessa: ricolloca il mito dentro una strategia. 

E c’è anche un aspetto meno celebrativo e più “da box”: Munari era riconosciuto per sensibilità tecnica e spirito di squadra — qualità che in rally, dove l’auto cambia in continuazione tra fondi, grip e temperature, valgono tanto quanto il piede. Anche per questo la sua figura resta un riferimento culturale per generazioni di piloti e appassionati, come ricordano tributi internazionali del mondo rally. 

Oggi, mentre Lancia prova a scrivere un nuovo capitolo agonistico, il “Drago” rimane un metro di paragone scomodo e bellissimo: perché la storia non si replica, ma può indicare una direzione. E se il 2026 del brand in WRC2 dovrà essere anche una prova di credibilità industriale e sportiva, la memoria di Munari — fatta di MontecarloStratosFulvia e visione — è il promemoria più efficace di cosa significhi vincere davvero: non solo una gara, ma un’epoca. 

Sandro Munari, l’uomo Stratos: Lancia perde un’icona del rally
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