Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Auto e Motori » Volkswagen, la crisi costa 16 miliardi e 50.000 posti

Volkswagen, la crisi costa 16 miliardi e 50.000 posti

Volkswagen, la crisi costa 16 miliardi e 50.000 posti

Volkswagen mette in conto fino a 16 miliardi per ristrutturare il gruppo, ridurre gli organici e affrontare la crisi dell’auto tedesca.

Volkswagen è pronta a sostenere fino a 16 miliardi di euro di costi di ristrutturazione per ridimensionare personale e capacità produttiva, prima di poter raccogliere i benefici di un piano che punta a generare quasi 31 miliardi di risparmi entro il 2030. Il dato fotografa la dimensione finanziaria della crisi: tagliare costa, soprattutto in Germania, dove uscita dei lavoratori e riconversione degli stabilimenti devono confrontarsi con un sistema di tutele sociali particolarmente articolato.Dei 16 miliardi potenziali, fino a 10 miliardi riguarderebbero direttamente il personale, attraverso prepensionamenti, buonuscite e piani sociali. Altri 6 miliardi potrebbero aggiungersi se cessasse la produzione automobilistica negli stabilimenti considerati più esposti: Emden, Zwickau, Hannover e Neckarsulm. Le stime interne citate da Handelsblatt attribuiscono circa un miliardo ciascuno a Emden e Zwickau e circa due miliardi ciascuno ad Hannover e Neckarsulm. Le chiusure, tuttavia, non sono state deliberate.

Altri 50.000 posti da eliminare

Il Future Plan 2030, approvato dal consiglio di sorveglianza di Volkswagen il 3 settembre, prevede un adeguamento dell’organico del gruppo di circa 50.000 posizioni, comprese quelle manageriali. Volkswagen motiva il nuovo intervento con l’aumento della concorrenza globale, il cambiamento della domanda e la trasformazione tecnologica dell’automobile.Il nuovo piano arriva mentre sono già in corso precedenti programmi di riduzione dell’occupazione. Il gruppo aveva indicato tagli per 50.000 posti tra Volkswagen, Audi, Porsche e Cariad, di cui 35.000 nella sola Volkswagen AG. Per oltre 28.000 uscite da Volkswagen erano già stati sottoscritti accordi con orizzonte 2030.Il problema finanziario è evidente: Volkswagen deve anticipare miliardi per ottenere una riduzione strutturale dei costi negli anni successivi. Il gruppo sta inoltre semplificando la propria struttura, vuole ridurre fino al 50% la gamma di modelli e fino al 75% la complessità dell’offerta, oltre a rivedere partecipazioni e attività non considerate strategiche.

Il vecchio modello tedesco non rende più come prima

Dietro la ristrutturazione di Volkswagen c’è però una trasformazione che riguarda tutta l’industria tedesca. Il modello costruito su grandi volumi produttivi, esportazioni, motori termici ad alto valore aggiunto e forti profitti in Cina è diventato più difficile da sostenere.Nel 2025 in Germania sono state prodotte 4,15 milioni di automobili, l’11% in meno rispetto al 2019. Anche il mercato interno, con quasi 2,9 milioni di immatricolazioni, risultava ancora 21% sotto il livello del 2019. Significa che le fabbriche e le strutture progettate per volumi superiori devono oggi distribuire costi fissi molto elevati su una produzione inferiore.La seconda frattura è arrivata dalla Cina. Nel 2025 i costruttori tedeschi avevano una quota del 16,2% sul mercato cinese, 2,7 punti in meno in un anno. Nel segmento delle vetture elettrificate la loro quota era inferiore al 2%, mentre oltre metà delle nuove auto vendute nel Paese era ormai elettrificata.Nello stesso anno la produzione dei gruppi tedeschi in Cina è diminuita del 9%, mentre l’intero mercato cinese ha raggiunto il record di 29,9 milioni di vetture prodotte. Le esportazioni di auto dalla Germania verso la Cina sono crollate del 45%, a 98.000 unità.Il risultato è una doppia pressione: meno volumi nei mercati tradizionali e maggiore concorrenza nei segmenti tecnologici che stanno crescendo più rapidamente. 16 miliardi di Volkswagen sono quindi molto più di una voce straordinaria di bilancio. Rappresentano il costo necessario per adattare un apparato industriale costruito in un’altra fase dell’economia dell’auto a un mercato con meno volumi, più concorrenza cinese e una quota crescente del valore spostata verso batterie, elettronica e software.