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Con Lucio Battisti fu amore, arte e soprattutto “vil denaro”: la confessione che ridimensiona Mogol

Giulio Rapetti in arte Mogol ha recentemente raccontato ai media che la rottura con Lucio Battisti nacque da una disputa sulla divisione dei guadagni e cerca oggi la riconciliazione con la vedova del cantante. Ma la confessione riapre anche il confronto sul ruolo del paroliere e sulla necessità di rivalutare gli album bianchi di Battisti, fra le opere più innovative della musica italiana.

Con Lucio Battisti fu amore, arte e soprattutto “vil denaro”: la confessione che ridimensiona Mogol

Il paroliere rivela che la separazione nacque da una questione economica e cerca la pace con la vedova dell’artista Grazia Letizia Veronese. Una confessione che riapre anche il dibattito sul peso artistico della coppia più celebrata della musica italiana.

La rottura per la divisione dei guadagni

Altro che incomprensioni creative, divergenze esistenziali o improvvisi desideri di cambiare strada. A mettere fine al sodalizio fra Lucio Battisti e Mogol fu soprattutto un contenzioso legato ai soldi. A raccontarlo è lo stesso Giulio Rapetti, ormai vicino ai novant’anni e forse in cerca con una definitiva riappacificazione con se stesso e col passato, spiegando di avere chiesto una distribuzione più equilibrata dei profitti ottenuti dalla loro collaborazione. Battisti non accettò e quella macchina perfetta della canzone italiana finì per incepparsi.

Oggi Mogol prova a chiudere anche le battaglie successive. Tende la mano a Grazia Letizia Veronese, vedova dell’artista, dopo anni di scontri, polemiche e tribunali. Il suo è un appello alla riconciliazione «nel nome di Lucio», che dice di sognare ancora: Battisti seduto su uno sgabello, con la chitarra, pronto ad accoglierlo nell’aldilà.

Il mito di Mogol ha oscurato il secondo Battisti

Il racconto è suggestivo, ma offre anche l’occasione per ridimensionare una narrazione diventata quasi intoccabile. Mogol è certamente stato un autore popolare, intuitivo e capace di intercettare il linguaggio sentimentale di un’intera generazione. Ma il suo valore è stato forse ingigantito fino a trasformarlo nel vero artefice del fenomeno Battisti.

Una lettura comoda, che ha finito per mettere in ombra ciò che Lucio realizzò dopo la separazione. Gli album bianchi scritti con Pasquale Panella, spesso liquidati come astrusi o incomprensibili, rappresentano invece una delle esperienze più radicali, libere e moderne della musica italiana. Dischi nei quali Battisti abbandonò la sicurezza della forma-canzone tradizionale per inseguire suoni elettronici, costruzioni ritmiche irregolari e testi privi di sentimentalismo consolatorio.

Forse la vera riconciliazione con Battisti dovrebbe partire proprio da qui: smettere di ricordarlo soltanto come la voce delle parole di Mogol e riconoscere finalmente l’artista inquieto che, dopo Mogol, ebbe il coraggio di diventare altro.