
A cura di Fabio Falcone
Avvocato, Musicista, Scrittore.
Specializzato in Copyright, CC, nuove tecnologie e comunicazione.
Cantante della band “La Differenza”.
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Google è stata condannata a pagare 200mila dollari per un caso di diffamazione online: la sentenza è stata emessa dalla Corte suprema di Melbourne che, nel confermare il reato di diffamazione, ha riconosciuto Google come un editore, in riferimento ai risultati mostrati dal suo motore di ricerca. Fino a oggi Google è sempre stata assolta per i casi di diffamazione e anche in questo procedimento la sua difesa è stata la stessa: il materiale che appare dalle ricerche è dato da risultati automatici, che si basano sugli algoritmi del motore. Dopo questa sentenza però c’è una novità a livello giuridico, che riguarda in generale tutti i motori di ricerca, che probabilmente dovranno rivedere le loro linee di comportamento quando sarà presentata una richiesta di rimozione, dato che possono essere considerati i responsabili editoriali del materiale che risulta dalle ricerche.
Allargando il discorso a YouTube, di cui Google è proprietaria, e in considerazione dell’enorme patrimonio musicale presente sul noto portale, i musicisti e le case discografiche di tutto il mondo, sono ancora in attesa di una corretta regolamentazione dei propri diritti su Youtube, che Google, in qualità di “editore”, dovrebbe garantire. L’avvento di Spotify, Deezer e di altri portali di Streaming musicale legale, che corrispondono ai titolari dei diritti le proprie spettanze, evidenzia di certo una strada importante, di cui Google non potrà non tener conto. Nell’attesa è già nato “Music Tube”, un servizio di Youtube simile a Spotify, che però anche in questo caso non conclude accordi direttamente con artisti e case discografiche. Come sempre, il futuro è ancora da scrivere ma molto più vicino di quello che possiamo immaginare.
