Iterativo, come un flusso liquido che ritorna su se stesso e che mescola la rigida scienza delle partiture digitali con un cuore pieno di passione. C’è la lezione concreta dei compositori come Philip Glass e Steve Reich, ma anche il sudore socialmente consapevole di James Brown nelle lunghe composizioni con le quali Ricado Villalobos ipnotizzerà il pubblico di roBot, questa sera, negli spazi inediti, per la manifestazione, di Bologna Fiere. Arrivato alla settima edizione, uno dei più ampi festival italiani di cultura elettronica gioca proprio sulle doppie identità. Così, se un lato le attività di giorno si tengono nei saloni storici del Palazzo di Re Enzo, in piazza Maggiore, la notte l’azione si sposta nelle strutture moderne, il cui skyline domina la prima periferia bolognese, della fiera, negli stessi padiglioni che in gennaio ospitano ArteFiera.
Con un cast di grande qualità internazionale, che propone un buona miscela di nuovi talenti e di superstar della pista da ballo, offrendo anche una visione ‘geografica’ della club culture, come quella di una forza creativa che non riconosce più alcun valore ai confini. Così questa sera è particolarmente atteso il live dell’artista russa Copeland, oltre che degli olandesi Legowel t e Martyn, del californiano Mathew Johnson e dell’inglese Craig Richards. Prima che sul placo salga Villalobos, origini cilene, cresciuto in Germania. Risultato, una techno con l’anima, che sembra una contraddizione, ma che invece, come dimostra ogni suo set, è una via possibile. Sarà quindi una lunga notte di ‘oceani di suoni’ per citare al plurale il bel libro di David Toop, nei quali smarrire le coordinate dello spazio. Per poi ritornare sulla terra. Finale il 4, con, tra gli altri, gli italiani Populous e Jolly Mare, l’americano Moodyman e il concerto dei Moderat, band tedesca nata dall’incontro tra il dj Apparat e i Modeselektor. Appendice il 5 al MAMbo, Museo di Arte Moderna di Bologna, con un programma per bambini.
Pierfrancesco Pacoda

