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Politica

di Adriana Santacroce

Vedere l'apertura del Giornale attaccare De Bortoli che ha la gravissima colpa di aver scaricato Renzi mi ha aperto definitivamente gli occhi. É un mondo rovesciato quello in cui stiamo vivendo. Quello in cui il Premier del PD viene contestato dal direttore del Corriere della Sera, dai Vescovi, dal sindaco di Milano (di sinistra), da imprenditori di tutti i colori e dai sindacati. E viene difeso dal Giornale, da Berlusconi e da Marchionne. Ohibò! Che strano, mi ricordo che all'ex cavaliere veniva riservato lo stesso trattamento. "Attaccato dai poteri forti" diceva, ieri, uno e dice, oggi, l'altro. Certo, Renzi non é Berlusconi. Gli somiglia per il suo porsi come l'uomo solo al comando, per il decisionismo e la poca disponibilità a mediare. Ma Renzi parte da principi democratici mente Berlusconi nasce da un'impostazione liberale. La storia di fine 800 si divide tra questi due capisaldi. Fatto sta che entrambi, nella forma, danno fastidio a molti anche se, nei fatti, é ancora presto per fare un bilancio comune.

Oggi, però, quello che succede é davvero anomalo. Berlusconi che, oltre a esprimere approvazione per il Premier, lo incontra, apparentemente solo sulle riforme, in modo sistematico. Il suo giornale di rifermento che ormai sembra l'Unità. E, soprattutto, il suo partito che non riesce a produrre, in modo unitario, un'opposizione seria e ragionevole. Emerge, sempre più spesso, che in Forza Italia mancano le proposte e il leader. Quello vecchio non é candidabile, é anziano, é meno motivato, non ha più il solito mordente. E quindi? In un partito normale si farebbe da parte, ci sarebbe un congresso o delle primarie e ne arriverebbe un altro. Qui non succede. L'anarchia tra le figure interne dimostra la mancanza di una linea comune. Se Fitto spinge da una parte, Brunetta lo fa dall'altra. Non ci sono nuove figure e le poche emergenti, come Simone Furlan in Veneto, vengono ostracizzate dai colonnelli. La stagione delle donne che si mettono in luce, belle o intelligenti che siano, é morta e sepolta. Che fine sta facendo Forza Italia? Perché non si muove nulla, perché Berlusconi non aiuta il partito che ha creato a darsi una nuova identità? Perché non nasce una proposta di governo alternativo a quello attuale? Le unica istanze costruttive sono di chi spera in un soccorso azzurro a Palazzo Chigi in materia di lavoro. Una ri-edizione delle larghe intese che getterebbe nello sconforto la maggior parte degli elettori, di destra, sinistra o centro. Ma perché, dunque, questa assenza così rumorosa di idee e contenuti?

Guardando, ieri, l'apertura del Giornale online ho capito. A Berlusconi non interessa il suo partito né il polo dei "Moderati". Men che meno gli importa di far crescere e incoronare un suo successore. Alfano, Fini, Casini erano utili ma evanescenti. All'ex Cavaliere importa che le sue aziende vengano lasciate in pace, che su di lui scenda un compromesso di silenzio, che la sua figura non tramonti con la macchia della colpa, che l'anti berlusconismo giunga al termine e che passino, anche se edulcorati, un paio di suoi capisaldi. La flessibilità in uscita con l'eliminazione dell'art.18 e la fine della subalternità della politica alla magistratura, sono, di fatto, due vittorie per il Cavaliere. Che ottiene senza scontrarsi con la piazza. In cambio ecco l'oblio, l'opposizione per finta, la non-ricerca del successore, il crollo nei sondaggi. L'aiuto silenzioso, in definitiva, al Governo. A prescindere dalla maggioranza elettorale ne esiste un'altra, implicita ma ben più forte, che tiene le fila del Paese. Berlusconi ha bisogno di Renzi per uscire di scena parzialmente riabilitato e, sopratutto, non troppo penalizzato. Renzi ha bisogno di Berlusconi per avere una sponda su cui rivalersi di fronte ai capricci della sinistra del Pd e del NCD. Ecco, forse, la verità sul patto del Nazzareno. Io ti aiuto, sotto sotto, a governare e il mio partito non "disturba il manovratore" ma tu mi riabiliti e non tocchi le mie aziende. La lenta dissoluzione di un partito in cambio di un'alleanza con reciproci interessi.

A farne le spese, se la mia tesi é giusta, la stessa esistenza di Forza Italia e del polo di Centrodestra, sacrificati sull'altare del patto che salva Berlusconi e fa trionfare Renzi. Nessun leader, nessuna proposta, nessuna crescita elettorale, nessuna alternativa al Governo. Renzi, da solo. Altro che 41%. Attenzione, però, perché a farne le spese, in realtà, é la democrazia.

@adrisantacroce

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