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Accordo Usa-Iran, il direttore Marco Scotti a Coffee Break: “Mi preoccupa il dopo tra nucleare e Hormuz”

Il dibattito in studio e i dubbi sulla pace

Accordo Usa-Iran, il direttore Marco Scotti a Coffee Break: “Mi preoccupa il dopo tra nucleare e Hormuz”
Marco Scotti, direttore di Affaritaliani

Venerdì sul lago di Lucerna verrà firmato il memorandum tra Usa e Iran per la tregua nella guerra. Ma non si parla di pace, tutto infatti è rimandato a un ulteriore documento ufficiale che andrà siglato entro 60 giorni e che includerà la questione chiave del nucleare. Se ne discute in studio a Coffee Break su La7. Il direttore di Affaritaliani Marco Scotti è fiducioso sulle imminenti firme ma lo è molto meno rispetto a quello che sarà il vero accordo da trovare entro due mesi. “Intanto – sostiene Scotti – già il fatto che si parli di memorandum e non di accordo è emblematico. Credo comunque che questa possa essere la volta buona, almeno per le firme di venerdì. Mi preoccupa invece la parte successiva, quella relativa al nucleare e a Hormuz. Su questi due punti chiave credo che ci sia ancora da lavorare per un vero accordo. Trump e Teheran sembrano avere ideee diverse sulle soluzioni da adottare”.

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Molti dubbi li mostra anche Angelo Bonelli, leader di Alleanza Verdi e Sinistra: “Questa guerra non solo è stata inutile ma è stata anche criminale. Questo G7 dimostra di non essere in linea con il diritto internazionale, bisogna riconsegnare all’Onu il ruolo di mediatore“. Più ottimista invece Raffaele Nevi, portavoce di Forza Italia: “Mi pare che stiamo andando nella giusta direzione. Intanto i prezzi di petrolio e gas si sono abbassati. C’è un altro dato che va sottolineato, l’export dell’Italia ha superato quello del Giappone. Cose positive che potranno ancora migliorare quando scenderanno i costi di produzione che sono un fardello sulle imprese italiane“. Marco Scotti solleva anche un altro problema: “Bisogna cercare delle alternative al petrolio. Ogni volta che si è parlato di percorsi alternativi, penso al Tap, c’è stata una levata di scudi. Per fronteggiare questi problemi andrebbero studiate anche soluzioni diverse legate all’approvvigionamento, se no ogni volta che c’è una crisi ci troviamo a parlare delle stesse cose”.