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Politica

 

CHE COSA PENSI DELLA LINEA EDITORIALE DI AFFARITALIANI.IT? FORUM

 "Caro Direttore, l'editoriale di Pietro Mancini è un'offesa all'intelligenza dei lettori ed una macchia sulla tradizionale linea editoriale di A.I. Se adesso avete intenzione di assumere il ruolo di terza testata pro-Silvio.. ebbene fatelo. Io non vi seguirò più". Il lettore Fabrizio Iotti, dopo aver letto l'editoriale di Mancini 'Renzi ed Epifani non facciano i giudici', ha scritto ad Affaritaliani.it lamentando la perdita di indipendenza del giornale. Il direttore di Affari, Angelo Maria Perrino,non è sfuggito al confronto: "Noi non stiamo né a destra né a sinistra, cerchiamo di essere avanti". E ancora: "I commenti di Mancini? Stimolano la discussione". Un altro lettore,Maurizio Galassi, interviene nel dibattito: “Possibile che abbia diritto di cittadinanza nelle pagine dei giornali solo ciò che va a detrimento del Cav?”. La replica di Mancini non si è fatta attendere: "Si possono condividere oppure no gli editoriali. Non consento, tuttavia, a nessuno di "squalificarli" come offensivi e di parte. La persona che ha scritto ad Affari non concepisce che vi siano nel nostro Paese giornalisti liberi. Pur avendo amici come Vittorione Feltri, i miei commenti non si trovano sui quotidiani di Belpietro e Sallusti ma sul pluralista, completo e bellissimo sito che Perrino dirige”.


LEGGI IL DIBATTITO SU AFFARITALIANI.IT

 

LA LETTERA DI FABRIZIO LOTTI CHE LAMENTA LA MANCANZA DI INDIPENDENZA DI AFFARITALIANI.IT

Caro Direttore,
l'editoriale di Pietro Mancini è un'offesa all'intelligenza dei lettori
ed una macchia sulla tradizionale linea editoriale di A.I. chiaramente indipendente ed orgogliosamente come tale rivendicata.
Se adesso invece avete intenzione di, più o meno strisciantemente, prendere parte alla corrida dell'informazione italiana degli ultimi 20 anni o di assumere il ruolo di terza testata pro-Silvio.. ebbene fatelo, com'è nel vostro diritto.
 

Sappiate solo che i tanti lettori che vi hanno scelto e vi scelgono tutti giorni in ricerca disperata di informazioni attendibili e commenti equilibrati ed "europei", NON vi seguiranno.
Un saluto e buon lavoro.

Fabrizio Lotti

 

LA RISPOSTA DEL DIRETTORE DI AFFARITALIANI.IT

Caro amico Fabrizio,
bellissimo il suo intervento, grazie, mi ha riempito di orgoglio constatare che voi lettori avete percepito il nostro sforzo per l'indipendenza. E che oltre ad aver colto questo valore, lo fate vostro e ci mettete in guardia da possibili scantonamenti.

La rassicuro, noi non stiamo né a destra né a sinistra, cerchiamo di essere avanti. Non possiamo diventare il terzo giornale berlusconiano poiché non abbiamo alcun legame con il Cavaliere, né condividiamo alcun interesse.

I commenti  di Mancini? Ne manda tutti i giorni, ne pubblichiamo alcuni, quelli che centrano il tema del giorno e ci coprono un buco risolvendoci un problema.

Di solito, sebbene molto di parte, riassumono bene un punto di vista e stimolano la discussione e la reazione critica del lettore. Per questo sono utili, poiché, come ho detto più volte, ritengo che il dovere precipuo di un giornale sia quello di stimolare il confronto. Come è successo proprio nel suo caso e con la sua reazione critica.

Stia tranquillo dunque e intervenga con le sue opinioni ogni volta che si sente stimolato dalla lettura di Affari. Se è cattivo e urticante come Mancini, le daremo la stessa visibilità in home page, quale che sia il suo schieramento.

Proprio in nome dei valori del libero confronto.
Cari saluti

Angelo Maria Perrino

 

LA LETTERA DI UN ALTRO LETTORE

Egregio Direttore,
ho letto la risposta che ha fornito al lettore che criticava l'editoriale di Pietro Mancini e non posso che congratularmi. A testimonianza dell'indipendenza della testata che ottimamente dirige e che giustamente rivendica, voglio confessare un velato sospetto che tante volte ho nutrito leggendo commenti che ritenevo vagheggiassero un appiattimento della linea editoriale su tesi anti berlusconiane, care alla sinistra. Ora, se diversi lettori da sponde opposte contestano la faziosità di una testata, è di tutta evidenza come la stessa non possa essere tacciata di parzialità.

Però vorrei porre l'accento su un aspetto del confronto tra libere idee che si dovrebbe serenamente instaurare in un una società matura e civile. Perché mai un' opinione di un editorialista, se non è smaccatamente anti Berlusconi, è "un' offesa all'intelligenza dei lettori e una macchia sulla tradizionale linea editoriale di A.I", come scrive il livoroso lettore? Possibile che abbiano diritto di cittadinanza nelle pagine dei giornali solo ciò che va a detrimento del Cav? E' giusto che chi si permette di manifestare perplessità sull'operato di certa magistratura (e chi Le scrive può garantire per conoscenza diretta che, grazie a Dio, non tutti i giudici sono come l'improvvido Presidente dell S.C. , dott. Esposito), viene bollato come servo berlusconiano? E' normale che acriticamente devono essere prese come Bibbia sentenze che sembrano non avere né capo, né coda (ma leggeremo poi le motivazioni della Cassazione che si spera non siano quelle raffazzonate dal dott. Esposito rese alla stampa e che rendono ancor più inesplicabile una sentenza di condanna emessa non sul principio del "non poteva non sapere", come spiegato dall' alto magistrato, ma perché "Tizio,Caio e Sempronio dicono che sapeva", senza però che nel processo Tizio,Caio e Sempronio siano mai comparsi)?

In una società pienamente formata, libera da pregiudizi ideologici, qualsiasi opinione avrebbe diritto di cittadinanza e sarebbe benvenuta a stimolo di quella discussione e confronto che Lei giustamente invoca e promuove. Che poi le sentenze, anche quelle più bislacche, vadano comunque applicate, è altro discorso, ma il diritto di critica è il sale della democrazia. Sale che qualcuno sembra voglia togliere…
 
Cordiali saluti.
 
Maurizio Galassi

LA REPLICA DI PIETRO MANCINI

 

Di Pietro Mancini

Caro Direttore,

nella sostanza, condivido la tua equilibrata e pacata risposta al lettore Iotti. E ringrazio te e i tuoi collaboratori per la disponibilità e il risalto, con cui impaginate i miei editoriali, apprezzati da molti lettori e non compensati (credo che non sia inutile precisarlo). Ovviamente, mi consentirai di non associarmi al passo in cui definisci "bellissima" quella lettera. Non lo faccio, in quanto non posso, dopo 40 anni di giornalismo, gli ultimi 10 al GR3- dove ancora molti ricordano le mie interviste, obiettive e bipartisan-riconoscere a quel lettore nè ad altri la facoltà di definire "offensivi" i miei pezzi. Si possono condividere oppure no gli editoriali. Ed è giusto spiegare, pacatamente, le ragioni del dissenso. Non consento, tuttavia, a nessuno di "squalificarli" come offensivi e di parte. La persona, che ti ha scritto, come altri, non concepiscono, evidentemente, che vi siano, nel nostro Paese, giornalisti liberi, senza padroni, che ragionano con la propria testa, senza preoccuparsi del proprio conto in banca e delle poltrone alla Rai, a La 7 o a Mediaset E scrivono, bene, in un italiano comprensibile, senza dettatura, con il proprio computer. E non sono intruppati in alcuno schieramento, nè fanno parte di alcun "cerchio magico".

Del resto, come ricorderai, alla vigilia delle elezioni politiche, Affaritaliani.it ha ospitato le mie aspre e motivate critiche alla composizione delle liste elettorale del Pdl, che mi hanno diviso persino da mio figlio, Giacomo, oltre che dai dirigenti nazionali. Come te, caro Perrino, non condivido alcun interesse con Berlusconi, a parte il comune gradimento per le belle signore e la passione sportiva per il Milan, che Silvio ha reso grande: questo merito, almeno, è legittimo riconoscerlo all'ex premier? E, last but not least, pur avendo amici, colleghi e maestri, come Vittorione Feltri, nei giornali vicini al Centrodestra, i commenti di Pietro Mancini i miei affezionati 25 lettori - tra cui non c'è Iotti: me ne farò una ragione - li trovano sul pluralista, completo e bellissimo sito, che tu dirigi, e non sui quotidiani, ben guidati da Belpietro e Sallusti. Grazie ancora, caro Perrino, e scusami se, talvolta, con corsivi "urticanti", come li hai definiti, ti ho provocato e ti provoco qualche aspra critica. Infine, un amichevole saluto e un sentito ringraziamento ai giovani e bravi collaboratori di Affaritaliani.it che, con il modesto ma talvolta incisivo e originale apporto dello scrivente, stimolano, quotidianamente,il confronto, su tante questioni, in un panorama, quello dei media, dove il pluralismo e il dibattito, anche aspro, sulle proposte e sulle idee sono, quasi sempre, delle belle parole, senza riscontri nella realtà. E questa carenza è un elemento molto negativo e preoccupante. Per tutti.



 

L'EDITORIALE DI PIETRO MANCINI

Con un lungo articolo, Ezio Mauro e, con una fluviale intervista al "Corriere della Sera", Guglielmo Epifani hanno bocciato ogni ipotesi di "salvacondotto" a  Berlusconi. E anche Renzi si è detto favorevole a un Pd subalterno alle toghe.

Innanzitutto, un'obiezione di forma. Non spetta nè al direttore del giornale, fondato dal grande nemico prima di Craxi e poi di Berlusconi, Scalfari, e neppure al leaderino pro-tempore del Pd il compito di emanare provvedimenti come la grazia, altre forme di clemenza e neppure commutare le pene. L'articolo 87 attribuisce questi poteri al Capo dello Stato.

In secondo luogo, non tutti, nello schieramento di centrosinistra, hanno posizioni così chiuse a qualsiasi spiraglio di soluzione del cosiddetto "caso Berlusconi".

Don Franco Debenedetti, che è stato senatore eletto dai progressisti ed è il fratello di Don Carlo, proprietario di "Repubblica", ha detto che, tra i progetti proposti dall'ex premier al Paese, vi erano cose giuste, in cui tanti hanno creduto. E conviene ai cittadini continuare a crederci, in primis l'obiettivo di profonde riforme della giustizia e della magistratura.

E, inoltre, anche in passato, la sinistra ha assunto posizioni tutt'altro che rigide come quelle dei "soldati" antiberlusconiani Mauro ed Epifani. Ma attente ai diritti e al garantismo.

Per anni, fu operante un fronte progressista, comprendente anche settori della CGIL di Epifani e del giornale-partito di Scalfari, che si impegnò a favore della concessione della grazia ad Adriano Sofri, condannato non per frode fiscale, ma come mandante dello spietato delitto Calabresi. Oggi l'ex "cattivo maestrone" è uno dei più sussiegosi editorialisti del quotidiano di nonno "Barbapapà".

Marco Pannella, da parte sua, fece eleggere deputato Toni Negri, condannato per "insurrezione armata contro i poteri dello Stato". Ma il furbo prof. una volta parlamentare riparò in Francia.

Nel 1978, il Presidente, dc, Leone "era con la penna in mano" per firmare la grazia a una  brigatista rossa ammalata, Paola Besuschio, come iniziativa dello Stato per ottenere la liberazione di Aldo Moro, catturato dai terroristi e poi ucciso.  

Massimo D'Alema, premier nel 1998, diede ospitalità al capo dei terroristi curdi, Ocalan, in patria condannato a morte.

E un autorevole statista di sinistra, Mitterrand, quando era Capo dello Stato, fu l'ispiratore della "dottrina Mitterrand", che equivaleva al "disco verde" all'accoglienza, in Francia, di spietati assassini, in primis Cesare Battisti, e di ex dirigenti della estrema sinistra, tra cui Scalzone.

La strada maestra da seguire è quella della riforma dell'amministrazione della giustizia, a partire da nuove e più severe regole per l'azione disciplinare nei confronti dei magistrati che sbagliano, come don Antonio Esposito, l'arbitro, tutt'altro che sereno e imparziale, del recente processo, in Cassazione, a Berlusconi.

Quanto al gelido Epifani, obbediente a tutte le sentenze - anche a quella, discussa, che ha condannato Del Turco, a cui deve la sua ascesa nella CGIL e per il quale non ha speso neppure una seppur generica frase di solidarietà personale- la migliore risposta la ha data uno dei legali del Cav.il prof. Coppi : "Dove sta scritta questa balla delle sentenze da rispettare ? La sentenza definitiva, spesso, non è la sentenza giusta. Le sentenze possono essere criticate, come qualsiasi prodotto dell'ingegno umano. E, molto spesso, sono subite da persone, stangate ingiustamente".

Scusiate, Renzi, Mauro, Epifani, do you remember Carnevale, Tortora, Mancini, Mannino, Musotto e tante altre vittime di lunghi e angosciosi  calvari giudiziari prima che dei giudici, più sereni e preparati di Esposito, li prosciogliessero, troppo tardi per riprendere a far politica e, in alcuni casi, per restare in buona salute e vivi ?

Pietro Mancini

 

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