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"C'era una mozione di sfiducia. E' stata bocciata. Io sono soddisfatto". Angelino Alfano lascia il Senato e chiude cosi' il dossier della sfiducia nei suoi confronti per il caso Shalabayeva. Ma accanto a lui, sui banchi del governo a Palazzo Madama, c'era anche Enrico Letta ed e' molto chiaro il messaggio che, al di la' della querelle di queste ore, e' arrivato dall'inquilino di Palazzo Chigi. Il premier si rivolge a senatori e italiani chiedendo "piena fiducia nella mia determinazione". "Non ho alcuna intenzione di deludervi e non vi deludero'", assicura.

"Rispetto alla conduzione del governo e alle battaglie politiche necessarie" per affrontare le emergenze del Paese "non vorrei - osserva Letta - che su di me si commettesse un errore di valutazione", ovvero che "la buona educazione venisse scambiata per debolezza". E cosi' e' vero che, nel merito della vicenda internazionale, la relazione del capo della Polizia, Pansa, "non fa sconti" nel ricostruire "fatti che nel 2013 non sono intollerabili" e che "non abbiamo intenzione di mollare la presa" perche' "ci sono ancora oscure motivazioni" ma a un certo punto Letta cambia registro e guarda alla sostanza politica della bufera che lo ha portato a Palazzo Madama accanto al vicepremier e suo ministro dell'Interno.

"Basta - scandisce il presidente del Consiglio - con lo stato di precarieta' permanente. E' qualcosa che non mi appartiene come il tic costante del complotto e del mito del nemico brutto, sporco e cattivo nascosto dietro gli avversari politici". "Quando non possono essere trovate soluzioni immediate scegliamo e rivendichiamo la costruzione paziente" per arrivare alla risoluzione delle questioni sul tappeto e se "chi vuole logorare il governo parla di rinvii, io parlo di serieta'".

Finisce tutto con la bocciatura della mozione di sfiducia, presentata da Movimento 5 Stelle e Sel, con 226 no, 55 si' e 13 astenuti. E con l'apprezzamento da parte di Silvio Berlusconi per le parole di Letta. Sul banco degli imputati, da parte Pdl, finiscono le parole di Luigi Zanda. Il capogruppo Pd al Senato chiede ad Alfano di valutare "se se nelle 24 ore della sua giornata ci sia abbastanza tempo per la segreteria del suo partito, il ministero dell'Interno e il ruolo di vice presidente del consiglio". Parole "da stalinista", dira' Fabrizio Cicchitto.

E resta, nel Pd, la fronda di chi non ha condiviso il no alla mozione di sfiducia. Sono tre i senatori che non hanno votato, riferisce Esposito: Puppato, Ricchiuti e Tocci. Tre invece gli assenti, sempre secondo il senatore del Pd, gia' annunciati: Sollo, Mineo e Pezzopane (che sarebbe malata). La questione sara' affrontata nella riunione del gruppo di mercoledi'. "Se non saranno assunti provvedimenti io usciro'", dice Esposito. Zanda sembra pero' escludere conseguenze per i dissidenti.


IL DISCORSO DI LETTA IN SENATO

Enrico Letta chiede un nuovo atto di fiducia al governo e ribadisce l'estraneità del ministro dell'Interno Angelino Alfano nel "caso Kazakistan". "Chiedo un nuovo atto di fiducia al governo che ho l'onore di presiedere" ha detto in Senato il premier, spiegando che "il voto che vi chiedo oggi non è solo sul no alla mozione di sfiducia vero Alfano". La vicenda dell'espulsione di Alma Shalabayeva e della figlia Alua, ha creato, "come ha detto ieri il presidente Napolitano imbarazzo e discredito" ha sottolineato il presidente del Consiglio, parlando a conclusione del dibattito sulla mozione di sfiducia individuale contro il ministro dell'Interno. "Da tale imbarazzo e discredito, il campo va sgomberato. Per questo - ha affermato il premier - abbiamo scelto la total disclosure, la trasparenza totale. Dall'indagine interna è scaturito inequivocabilmente quanto detto il 12 luglio: l'esistenza e l'andamento delle procedure di espulsione non erano state comunicate al ministro dell'Interno".

Dalla vicenda di Alma e della figlia Alua espulse in Kazakistan sono emersi "fatti che non sono tollerabili in relazione a una donna e una bambina" ma anche "l'estraneità del ministro dell'Interno". "C'è chi ha invocato - ha notato Letta - la responsabilità oggettiva del ministro, su questo rimando interamente alle parole del capo dello Stato".

"Vogliamo continuare a lavorare, e questo voto consentirà al governo di procedere a dare soluzioni strutturali al superamento dell'Imu sulla prima casa, di chiudere la partita delle coperture indispensabili per evitare l'aumento dell'Iva", di dare risposte al bisogno di lavoro e alla questione "ineludibile" egli esodati, "all'accelerazione indispensabile dei pagamenti della pubblica amministrazione, alle norme contro corruzione e criminalità organizzata", fino ad alla legge di stabilità davarare in autunno in cui "finalmente potremo giocare all'attacco" ha proseguoto Letta. Un lavoro, ha affermato il premier, che consentirà di "intercettare tutti i possibili segnali di ripresa".

Il governo sta facendo le cose sulle quali ha ottenuto la fiducia delle Camere, e non si può parlare di "rinvii" per le questioni ancora non risolte: "Chi vuole logorare il governo li chiama rinvii, io li chiamo serietà, ha aggiunto Letta in Senato. "Quando soluzioni immediate non sono immediatamente percorribile, scegliamo e rivendichimo la costruzione paziente".

E sul caso Shalabayeva ha chiarito: "Non intendiamo mollare la presa sui fatti", puntando il dito su quello che ha definito "l'inaudito comportamento dell'ambasciatore del Kazakistan. Su come si sia potuto scambiare per terrorista Ablyazov, che pure ha problemi seri con la giustizia britannica, ma che è difficile definire come tale. Su come sia stato possibile agire senza la cautela che un caso del genere richiedeva, prendendosi il tempo necessario per approfondire l'esatta condizione della donna e della bambina e senza porsi alcuna domanda sull'inusuale disponibilità di un volo privato per il loro rimpatrio". "Il governo - ha promesso Letta - ha intenzione di continuare ad agire per fare chiarezza.
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