Riordino del gioco, scatta l’allarme bipartisan: senza analisi d’impatto si rischiano tagli a entrate e posti di lavoro
Nel corso del convegno “Le nuove regole del gioco”, tenutosi nella Sala della Lupa di Montecitorio e promosso dal deputato Andrea De Bertoldi (Liberali Cristiano-Democratici, Lega), è emersa una forte preoccupazione condivisa trasversalmente dalle forze politiche. Un messaggio del presidente della Camera Lorenzo Fontana ha ribadito la centralità del tema.
Il primo rilievo riguarda l’assenza di un confronto strutturato con gli operatori. Francesco Gatti, presidente del tavolo tecnico operatori Sapar, sindacato che rappresenta circa 2.500 aziende e oltre 60.000 lavoratori, ha sottolineato che non vi sono state consultazioni preventive formalizzate né sulla delega fiscale del 2023, né sul riordino dell’online del 2024, né sul decreto relativo al gioco fisico attualmente in preparazione. Le audizioni parlamentari si sarebbero svolte su testi già definiti. La delega fiscale del 2023 prevedeva un riordino unitario di online, fisico e riequilibrio dei parametri dei prodotti, ma è stato data priorità al digitale, che già oggi supera il fisico per raccolta, mentre il riequilibrio complessivo non è stato avviato.
Geronimo Cardia, presidente di Acadi (Confcommercio), ha ribadito che solo un approccio organico consente di governare salute pubblica, gettito, legalità e occupazione. Intervenire su singoli segmenti, ad esempio applicando limiti orari o distanze di 100 metri solo ad alcuni dei 33 prodotti esistenti, rischia di risultare incoerente e inefficace. Le indiscrezioni sul decreto parlano di una gara impostata sul massimo rialzo e di un innalzamento della soglia di concentrazione dal 25% al 35–40%, senza un’analisi preventiva di impatto resa pubblica.
Dalle 13 concessioni originarie si è passati a 10, confluite in 8 gruppi societari; due di questi controllano già oltre la metà del mercato. Se la concentrazione viene calcolata sui gruppi e non sulle singole entità giuridiche, il livello attuale supererebbe già la soglia vigente. L’Antitrust ha considerato l’assetto attuale tollerabile ma al limite, in presenza di altri operatori. Portare la soglia al 40% e assegnare le concessioni con il criterio del massimo rialzo potrebbe restringere la competizione a due o tre grandi gruppi, determinando un oligopolio strutturale.
Secondo simulazioni illustrate da Marco Zega (Codere), quasi il 50% delle macchine attive non riuscirebbe a ripagare l’investimento nell’arco della nuova concessione, con un rientro del capitale non prima del sesto anno su nove. L’uscita di apparecchi dal mercato comporterebbe una perdita stimata superiore a 1,5 miliardi di euro di gettito e circa 24.000 esuberi nella filiera.
Un’ulteriore preoccupazione riguarda l’integrazione tra operatori già dominanti nell’online e il possibile controllo del gioco fisico. Su 100 euro giocati nel fisico, oltre 70 vanno allo Stato e circa 20 ai privati; nell’online il rapporto si inverte. Un mercato concentrato e integrato potrebbe incentivare lo spostamento della domanda verso il digitale, massimizzando i margini privati e comprimendo il gettito pubblico, dinamica che secondo i relatori si sarebbe già osservata negli ultimi anni. Sul piano sanitario, nel gioco online le vincite superano il 90% delle somme giocate, contro circa il 60% del fisico. L’elevata percentuale di payout può indurre a prolungare il gioco, aumentando il rischio di dipendenza. Inoltre, l’utilizzo dello smartphone riduce il controllo sociale, poiché il giocatore è spesso isolato.
Sul piano politico, le posizioni espresse attraverso una visione comune sono risultate trasversali. Il senatore Maurizio Gasparri ha richiamato l’importanza dell’ascolto degli operatori. Stefano Vaccari (PD) ha chiesto di riaprire il confronto; Francesco Emilio Borrelli (AVS) ha evidenziato il rischio per il tessuto produttivo; Antonio D’Alessio (Azione) ha sollecitato audizioni reali; Laura Cavandoli e Giulio Centemero (Lega) hanno richiamato rispettivamente il ruolo delle Commissioni e il tema della concorrenza e della disparità fiscale tra fisico e digitale; il senatore Riccardo Pedrizzi ha posto dubbi sui tempi della riforma, ricordando che il sistema concessorio italiano è considerato un modello in Europa.
Dal convegno è emersa una richiesta condivisa: prima di procedere, occorre un’analisi preventiva su gettito, salute, concorrenza e occupazione, insieme all’apertura di un tavolo tecnico e a un confronto formalizzato in Conferenza Unificata. L’On. Andrea De Bertoldi ha annunciato l’intenzione di scrivere al viceministro Leo e al direttore dell’Agenzia delle Dogane per chiedere ancora un confronto ufficiale con tutti gli operatori.

